Col gusto di montagna, l’urbano ci guadagna

Foto M.B. Style

Cos’è, esattamente, l’urbanizzazione? Ovvio, spontaneo, naturale, che chiunque risponda già tra sé e sé a una domanda del genere immaginandosi valanghe di edifici e altre strutture artificiali stabili, funzionali alla vita e attività umane sul territorio, che seppelliscono spazi prima occupati da flora, fauna, corsi d’acqua, varie forme e scale di biodiversità. Insomma, urbanizzazione sarebbe costruzione della città, e non importa qui se si tratta della metropoli dei grattacieli, della periferia industriale-operaia, dello sprawl suburbano a bassa o addirittura bassissima densità, o dello slum terzomondiale di tuguri a perdita d’occhio. Ma c’è un altro aspetto, al tempo stesso positivo e negativo (o potenzialmente tale) dell’urbanizzazione, di cui spesso si parla al giorno d’oggi discettando delle prospettive di sviluppo planetario, e che però di fatto era iniziato parecchi anni fa: l’urbanizzazione degli stili di vita, delle aspettative, dei redditi, anche in assenza di quella fisica classica. Del resto, là dove il fenomeno del suburbio esterno o esurbio a bassissima densità ha preso più piede, e dove l’attività agricola continua ad occupare buona parte dello spazio insieme agli habitat naturali (anche se non prevale certo nella formazione del reddito), questo tipo di urbanizzazione virtuale ha già manifestato alcuni suoi caratteri peculiari.

Quartieri virtualmente periferici in pendenza, e non solo

Il caso più evidente, che al solito a partire dalle aree territoriali più ricche ci può indicare un sintomo e un metodo estendibile, è quello delle zone montane a ridosso delle metropoli locomotiva di sviluppo novecentesco, prima nel segno industriale e poi chissà. Queste aree montane, in passato, sono state via via spazi di risorse da sfruttare, esattamente come tutte le altre: materie prime da estrarre, dai minerali, al legname, all’acqua in forma di energia elettrica. E anche natura allo stato puro da sfruttare in quanto tale, vuoi per i servizi all’ecosistema, vuoi per (infine) funzioni urbane, proprie e in variante. Le funzioni urbane proprie sono quelle che vedono le fasce montane diventare prima bacino di manodopera metropolitana, e poi luogo di decentramento produttivo, con relativa crescita fisica e degrado. Le funzioni urbane nuove e/o virtuali, sono quelle legate allo sfruttamento turistico e agli stili di vita indotti dall’urbanizzazione: case, infrastrutture, servizi, e anche nuove forme di fruizione del territorio, dagli sport turistici all’escursionismo, all’idea mutata degli stessi abitanti del proprio rapporto coi bacini locali. Di cui la trasformazione da contadini a operatori alberghieri o dell’edilizio-immobiliare è soltanto la punta di iceberg.

In definitiva: il giardinetto della megalopoli, curiamolo!

Concludendo, oggi più che mai le zone montane svolgono un ruolo essenziale negli equilibri sia territoriali vasti che delle aree propriamente urbane. Sono fonte di acqua pura, di energia, di prodotti agricoli, e in generale di infiniti servizi per milioni di persone, che ne fruiscono sia direttamente che indirettamente «a valle» dei processi, senza neppure rendersene conto. Il che, detto in altri termini, significa che sono una specie di parco standard indispensabile alla vita dei sistemi urbani, classificabile come terzo strato della rete che vede prima la forma elementare del verde di città, poi le greenbelt di interposizione, e al culmine il vero interfaccia, rappresentato appunto dalle zone di margine montane dei bacini idrografici. In questa prospettiva, dovrebbe apparire evidente quanto sia importante, nell’interesse diretto della città e dei cittadini, far sì che tali servizi non vengano sepolti sotto una banale crosta di rinunciabile degrado: una volta chiarito il ruolo, gli oneri ed onori delle popolazioni interessate e dei loro rappresentanti politici delegati, non dovrebbe essere difficile fissare qualche genere di modello di sviluppo non marginale. Primo fra tutti quello del mantenimento della qualità ambientale, di cui i «rifiuti» e la loro gestione rappresentano in senso lato l’elemento centrale. Ce lo spiega dettagliatamente questo interessante rapporto appena pubblicato dall’agenzia ambientale dell’ONU, in una prospettiva al tempo stesso planetaria e urbana, molto coerente.

Riferimenti:
AA.VV. Waste Management Outlook for Mountain Regions – Sources and Solutions, United Nations Environment Program, dicembre 2016

Commenti

commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *