CHEYENNE, Wyoming — Vent’anni fa, Stan e Tammy Higgins si erano trasferiti in una casa poco fuori la cittadina ferroviaria stile Vecchio West, su un terreno di poco più di un ettaro, prateria battuta dal vento. Dalla finestra sul retro guardavano bestiame al pascolo, antilopi, coyote a caccia. Un paesaggio idilliaco oggi cancellato: autocarri da cantiere, ruspe, centinaia di operai edili stanno lavorando giorno e notte da quasi due anni per realizzare un centro dati Meta Platforms. Verso est Microsoft ha progetti per triplicare il proprio insediamento già di notevoli dimensioni. A sud, stanno cominciando i lavori di Project Jade, che un giorno potrebbe diventare uno dei principali data center degli U.S.A. E adesso c’è il «man camp», il villaggio teoricamente provvisorio per i lavoratori. Nello Stato meno popolato del paese, le compagnie devono importare veri eserciti di manodopera, e naturalmente alloggiarli da qualche parte. Così le amministrazioni locali stanno considerando l’idea di un costruttore per «un complesso residenziale temporaneo per la manodopera» destinato a 5.600 dipendenti di vario livello. Che sarebbe più grande di 84 circoscrizioni urbane dello Wyoming secondo i dati statali.
Iron Guard Housing, che ha presentato il progetto, parla di «case immacolate, ben posizionate e comode». È una «esperienza abitativa» spiega il titolare Chad Ross: massima sicurezza, servizio ristorazione e lavanderia, palestra e campi da gioco. I dipendenti abiteranno in un certo comfort, doccia, televisione, letto e poltrona reclinabile «per distendere le gambe e rilassarsi». Il piccolo nuovi villaggio operaio — schiere di alloggi modulari e spazio comune da campeggio – sarà a pochi minuti da Bison Crossing, dove abitano gli Higggins. «Sono sempre stato un grande sostenitore dei diritti della proprietà privata» spiega Stan Higgins, 72 anni, ex tecnico al servizio della Guardia Nazionale del Wyoming. Ma tutto il rumore dei cantieri, il rombo dei camion che passano e l’arrivo di tutte quelle persone sono più che esasperanti, c’è da impazzire. «E non se ne vede la fine. È sconvolgente».
L’Intelligenza Artificiale negli USA spinge per realizzare una enorme quantità di data center e relative opposizioni. Il caso di Cheyenne mostra cosa accade quando AI arriva in territori dove mancano lavoro e case. L’idea dei vari esponenti dello sviluppo locale si scontra col desiderio degli abitanti di mantenere la propria tranquilla qualità della vita. Cheyenne, centro di 66.000 abitanti, è soprannominata «La Magica Città delle Pianure», ed è stata costruita sulla ferrovia, l’allevamento, gas e petrolio. Ma con tutto quello spazio disponibile, le tasse contenute e l’abbondanza di energia, la capitale del Wyoming è rapidamente diventata la meta ideale per chi vuole i data center. Ce ne sono in funzione dieci, due con progetti di espansione, spiega Betsey Hale, amministratore delegato di Cheyenne Leads, l’ente di sviluppo economico locale. Altri cinque complessi di data center sono in corso di realizzazione, e nove i nuovi progetti.
«Stiamo sicuramente soffrendo una malattia della crescita» racconta Jeff Morrow, direttore operativo della International Brotherhood of Electrical Workers Local 415, i cui membri partecipano con vantaggio alle costruzioni. «Sta cambiando totalmente le dinamiche di Cheyenne». Il sindaco Patrick Collins vede questo boom come elemento critico per evitare la fuga dei giovani dal Wyoming. Ricorda quando in visita ai cantieri Meta ha incontrato cinque giovani lavoratori impiegati nelle costruzioni appena diplomati al suo stesso istituto superiore. Tutti emigrati in cerca di lavoro ma tornati grazie a Meta e al posto fisso. I giovani non solo i soli in arrivo. Negli ultimi mesi passaparola e titoli del sito Cowboy State Daily parlavano di lettere ricevute dagli abitanti sul man camp.
«Persone lontane dalle proprie famiglie (se ne hanno una di famiglia) senza alcun legame con la comunità» avverte un membro della pagina Facebook Cheyenne Community Connections 2.0, con centinaia di contatti. «Cercano di trasformare il nostro bellissimo Stato in una specie di Colorado o California» scrive un altro. «Se non proteggiamo il nostro Wyoming, non avremo più alcun posto dove andare! Sarà la fine!». Altri ci vedono una occasione per arricchirsi: «Pensate a quanti soldi arrivano insieme a quei lavoratori, che consumeranno qui!!!». Gli abitanti si sono riversati alla sala pubblica nell’edificio storico a mattoni rossi del tribunale di Cheyenne, per un incontro a metà maggio alla riunione della Laramie County Planning Commission. Justin Arnold, responsabile dell’ufficio tecnico, riconosce il problema: «Quel villaggio per i dipendenti è diventato una occasione di scontro». Prova a metterla in termini chiari anche se appaiono un po’ brutali: progetti e lavoratori sarebbero arrivati comunque. Quel villaggio residenziale è una sorta di scelta di mitigazione, a impedire che tutte quelle migliaia di persone ben retribuite finissero per sconvolgere un mercato locale dell’affitto già teso.
«Temo invece per i redditi bassi che rischiano di essere espulsi dal mercato dell’affitto – continua Arnold. Gli abitanti fanno la fila per intervenire tre minuti all’assemblea, molti ricordano la pessima reputazione di quel tipo di villaggi operai nel passato del Wyoming fatto di espansioni e crisi. «Sono cresciuto nella Uinta County» una zona di miniere di carbone, dice il deputato statale oggi eletto per i Repubblicani nella Laramie County, Clarence Styvar. «Ricordo quelle risse a colpi di pala in mezzo alla strada, gli omicidi … dobbiamo stare molto attenti». Secondo Arnold concentrare le case dei dipendenti dà maggiore sicurezza a tutti. Lo sceriffo, nominando dei vice o no «tiene d’occhio meglio seimila persone anziché sparpagliarle per tutto il territorio».
Nonostante l’opposizione, la commissione urbanistica ha deliberato all’unanimità favorevolmente al progetto in quella localizzazione. Ma quando la giunta esecutiva della Laramie County si è riunita due settimane più tardi, all’ultimo minuto la delibera è stata ritirata. Casey Palma, incaricato dalla ditta costruttrice di seguire il progetto nelle fasi di approvazione, spiega che si stanno esaminando alcune alternative di diverse località, ma non è ancora chiaro quale opzione prevarrà. Un pomeriggio a casa Higgins, Tammy innaffia i fiori all’ingresso mentre Stan gira poco lontano sul piccolo trattore, sistemando l’impianto di irrigazione per gli alberi da frutto piantati su quel terreno arido. Passa una fila continua di autocarri, e a volte il rumore rende impossibile la conversazione. «Per adesso stiamo qui» spiega Tammy, 64 anni, contabile statale in pensione. «Vedremo come va avere Meta come vicino»
da:Wall Street Journal, 10 giugno 2026; Titolo originale: Data Centers Meet ‘Man Camp’ Backlash In Pastoral Wyoming – Traduzione di Fabrizio Bottini



