Dispersione urbana e educazione dei bambini

Foto F. Bottini

Nella crisi delle abitazioni australiana il dibattito ancora una volta si sbilancia sulle questioni della disponibilità di terreni da edificare. Costruttori e amministrazioni lamentano questa scarsità di superfici, e suggeriscono come soluzione varianti urbanistiche da agricolo a urbanizzato delle fasce suburbane. Pochi mesi fa il governo del Sud Australia rendeva nota la più ampia conversione del genere. 23.700 case da costruire fuori da Adelaide. Il Premier Peter Malinauskas è arrivato ad affermare che in fondo la dispersione urbana «non è una brutta parola». Questo automatico favore alla realizzazione di sobborghi esterni, pur ancora vivissimo in Australia, è il riflesso di una cultura davvero obsoleta. Mentre appaiono sempre più evidenti i segnali della necessità di fermare la tendenza. Spacciare questo tipo di trasformazioni di aree ex agricole per una occasione di trovar casa accessibile a giovani famiglie con figli contrasta coi dati di fatto tangibili di questi quartieri.

La vita reale nel suburbio esterno

Le trasformazioni greenfield spesso attirano le giovani famiglie con l’idea di una casa economica e la promessa di scuole, servizi, negozi, trasporti pubblici. Ma i quartieri raramente mantengono le promesse. Quello che succede è invece che non si sono messi nel conto della economicità della casa suburbana i costi per spostarsi. L efamiglie di luoghi come Truganina o Tarneit a ovest di Melbourne sono un ottimo esempio della lotta quotidiana. Dieci anni dopo essersi insediati, non si vedono ancora le promesse scuole o i promessi trasporti pubblici. E anche nei suburbi esterni di Sydney, Brisbane o Adelaide, le famiglie con bambini dovono forzosamente usare l’auto per raggiungere ogni servizio. In Sud Australia, le ricerche della associazione Thrive by Five indicano i problemi di mobilità come uno dei principali ostacoli all’apprendimento infantile. Quei suburbi dovrebbero rappresentare per qualunque pubblica amministrazione un chiaro esempio di cosa si deve evitare promuovendo la dispersione urbana che invece si continua a realizzare.

Sprawl e dipendenza dall’auto sono una sola cosa

Il carattere principale della dispersione urbana è la dipendenza dall’automobile. Che determina tutti gli impatti negativi economici e sociali dello sprawl. Proseguire con questa politica significa accettare e far accettare tutti i carichi sociali che essa impone alle future generazioni. L’esistenza in queste fasce suburbane delle famiglie che non possiedono un’auto si riflette sui figli e sui complessi sistemi di spostamenti. Ad esempio l’insieme dei viaggi verso la scuola le attività extracurricolari e casa è ben noto a tutti. E gli effetti si riversano enormemente sui più piccoli. E per prima cosa calcoliamo come la prima causa di morte a livello globale per i bambini e gli adolescenti sono gli incidenti stradali: una questione molto sottovalutata.

La sicurezza dei bambini in quartieri dominati dall’auto si mescola alla questione caratteristica del suburbio dell’auto come «strumento indispensabile». E ne conosciamo bene i risultati: il circolo vizioso della dipendenza dal veicolo privato che porta a guidare sempre di più. Sprawl richiede più arterie veloci, crescono le distanze tra i nuclei di servizi e attività e cresce il tempo trascorso in auto. Cresce anche il rischio di incidenti con morti e feriti. Un quartiere auto-dipendente priva i bambini di tante occasioni essenziali per la loro salute e benessere. Fanno meno movimento fisico, giochi spontanei, meno interazioni e costruzioni di reti di rapporti sociali. Inoltre i rumori e l’inquinamento del traffico li espongono al degrado ambientale e ai rischi per la salute.

Una casa con giardino non basta ai bambini

Come dovrebbe essere un quartiere adatto ai bambini? Uno che consenta di spostarsi comodamente e sicuramente – camminando, in bicicletta o su altri dispositivi a rotelle – oltre che col mezzo pubblico, per le attività quotidiane. Spazi sempre a misura di bambino nelel strade, nel verde, nei luoghi pubblici e nelle reti di mobilità. Ma invece nel suburbio pare possano giocare soltanto nei minuscoli rettangoli dei giardini privati. Una situazione che contrasta con qualunque principio riconosciuto child-friendly. Non è certo quel cortile che risolve l’assenza totale di scuole asili negozi servizi sanitari e strutture per il tempo libero.

Come è possibile sviluppare migliori strategie verso spazi adeguati alle famiglie e ai loro bisogni? Qualcosa si vede nelle cosiddette zone da quindici o venti minuti pensate a ridurre l’uso dell’auto privata. Ma che evidentemente sono il contrario di scelte di dispersione urbana e costruzione di autostrade. Invece di espansioni per quartieri a maggiore densità e servizi per famiglie con bambini. Certamente sono state seguite alcune politiche di densificazione verso obiettivi simili, e i risultati paiono ottimi per tutti. Con una adeguata progettazione è anche possibile ottenere tutti i vantaggi della densità senza per forza sviluppare troppo in altezza gli edifici e alloggiare molte più famiglia.

I danni alle famiglie dell’urbanistica auto-centrica

L’urbanistica auto-centrica inizia verso la metà del ‘900, e da quei tempi lo sviluppo suburbano non ha più realizzato quartieri adatti ai bambini. E con queste scelte sempre pro-sprawl anche le prospettive della nuova grande espansione di Adelaide su zone ex agricole paiono desolanti per i bambini, nonostante le promesse di dotare tutto di adeguati servizi e infrastrutture. Si sfrutta il desiderio delle famiglie con bambini di migliorare le proprie condizioni solo per produrre sprawl, il che è falso e ideologico. Un approccio che ignora la storia di questi quartieri dei loro abitanti ed evita di misurarsi con le proprie responsabilità urbanistiche.

Se si vuole essere seri nel rispondere alle necessità delle famiglie con bambini, si potrebbe cominciare dal capire quali sono i veri bisogni, il diritto di raggiungere le mete quotidiane senza per forza usare l’auto ad esempio. Per costruire quartieri dove questo è possibile, occorrono precise e radicali scelte urbane. Sprawl e dipendenza dall’automobile sono l’uno inscindibilmente legato all’altro. La politica deve scegliere di non privilegiare più il veicolo privato. Altrimenti si negano ai più piccoli diritti essenziali a studiare, apprendere, giocare, socializzare in spazi e luoghi sicuri che riconoscono.

da: The Conversation, 14 agosto 2023; titolo originale: Urban sprawl contributes to housing crisis, exacerbates childhood adversities – Traduzione di Fabrizio Bottini

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