Expo 2015: perplessità e aspettative (2008)

Così nel 2008, subito dopo l’assegnazione a Milano dell’Expo, provavo a riassumere su Eddyburg (i links sono ad articoli riportati su quel sito) una serie di opinioni in forma lineare

Titoli: costruzioni e immobili volano dopo Expo a Milano”, così una nota della Reuters a modo suo sottolinea quello che per molti purtroppo rappresenta il vero e unico traguardo dell’affaire gigantesco di trasformazione del territorio metropolitano e regionale. Nonostante a livello europeo il settore costruzioni sia in leggera perdita, aumentano invece in modo vistoso tutte le imprese coinvolte nelle grandi opere padane, più o meno convergenti sul nodo milanese, a partire dall’autostrada Pedemontana (Impregilo, Astaldi) e altre. La Reuters riassume anche alcune cifre dell’Expo, che “ si è impegnata a ospitare 7.000 eventi in sei mesi di esposizione, che si svolgerà nei pressi dell’area fieristica di Rho, a nordovest di Milano, su una superficie di 200 ettari. Il budget dell’evento è di 4,12 miliardi di euro (3,228 miliardi per infrastrutture, 892 milioni per l’organizzazione)

logo_expo_Luca Pagni, su la Repubblica, propone conseguentemente un “Ecco chi guadagnerà con l’Expo”, confermando in apertura che il mondo dell’economia e della finanza sta già festeggiando e che la cosa non ha affatto bisogno di aspettare opere, movimenti terra, colate di cemento, flussi di visitatori che spendono nei negozi e negli alberghi. Confermando la precedente nota Reuters “Basta scorrere il listino di Borsa e vedere come già ieri siano schizzate verso l’alto le quotazioni delle società che gli investitori di Piazza Affari ritengono possano essere coinvolte favorevolmente dall’evento”. Ivi comprese le società di alcuni operatori (es. Zunino con le cittadelle griffate di Renzo Piano e Norman Foster) che sino alle scorse settimane erano date in grossa crisi finanziaria, con minaccia di abbandono dei progetti a mezza strada.

Ed emerge naturalmente, come ci si poteva aspettare, la logica che spinge alle procedure eccezionali, e in generale alla forzatura delle regole correnti: particolarmente micidiale, va sottolineato, in una situazione come quella milanese, con un piano regolatore cittadino ancora alle prime battute e con una caratterizzazione che pare assai orientata al patchwork di interessi particolari, e la tradizionale debolezza del coordinamento urbanistico metropolitano. Riassume bene questo aspetto il titolo scelto per l’articolo di Giuseppina Piano sulle pagine locali de la Repubblica: “Expo, è già corsa contro il tempo”, dove a partire da una dichiarazione del sottosegretario alla Presidenza del consiglio appare chiaro il bisogno comunque di fare in fretta. Questa corsa contro il tempo però sembra proporre un coerente, veloce “scaricamento” di buona parte delle istituzioni che hanno sostenuto la candidatura milanese: dalla prima riunione del consiglio comunale vengono esclusi D’Alema (che come ministro degli Esteri è stato fra i protagonisti) il presidente della Regione Formigoni (che pure appartiene al medesimo schieramento) e Penati (con buona pace di chi vedeva proprio nella dimensione minima metropolitana la scala di governo dell’evento). Mentre già, d’altra parte, emergono gravi ritardi accumulati per un’opera essenziale e complementare all’insediamento dell’Expo: “i quasi due milioni di metri quadrati a Rho-Pero che dovranno essere rivoltati come un guanto. La parte più lunga e a rischio sforamento è quella dei collegamenti: svincoli, parcheggi, strade. La storia insegna: la Fiera a Rho è stata inaugurata tre anni fa, i cantieri per i collegamenti non sono ancora finiti”.

Elisabetta Soglio, sul Corriere della Sera, sottolinea “Seduta in Comune «chiusa» a D’Alema”,e ancora al tema dello scaricamento istituzionale dopo l’assegnazione, è dedicato il titolo di Rodolfo Sala, “Adesso Letizia è più forte (e cala il gelo con Berlusconi)” sull’edizione milanese de la Repubblica. Velocissimo e drastico, appare il riposizionamento del sindaco già il giorno successivo: sia nell’avocare a sé e al comune la gran parte dei poteri decisionali, sia rispetto allo schieramento di parte, lontanissimo dalle larghe intese che si vantavano sino alla vigilia del voto parigino. Il progetto appare però probabilmente più complesso: “ridurre la giunta (quella attuale o la prossima solo un tantino ritoccata) a una condizione di marginalità, e puntare tutto sul nuovo comitato che gestirà la partita Expo. Tutto girerà intorno a questo, di qui al 2015, ed è lì che il sindaco potrebbe sperimentare un nuovo modello di governo”. Se possibile, a rafforzare l’impressione di una drastica svolta verso corsie preferenziali, che sfuggono in parte anche ai controlli democratici.

Si aspetta un nuovo atteggiamento da parte dell’opposizione ambientalista, per quanto ancora critica, Paolo Hutter, ricordando che con tutte le cautele e attenzioni “L’impatto non è mai zero”. Il nuovo approccio della rivendicazione, per avere qualche mordente, secondo Hutter, dovrà essere di rilancio propositivo su tutti i fronti, a partire da quelli più direttamente legati alle idee vincenti che hanno determinato l’assegnazione: ambiente, salute, energia, qualità dell’insediamento e dei servizi. E poi “ci vuole una verifica obiettiva e pluralistica. Troppo spesso, in questi Grandi Eventi, i dati vengono forniti solo dagli organizzatori, o comunque da agenzie nominate dai governi locali. … ci vorrebbe un gruppo di lavoro al quale partecipi anche almeno un tecnico exposcettico

Anche se si capisce immediatamente che per eventuali scettici e critici non si preparano tempi facili. Osserva sull’edizione locale del Corriere della Sera Claudio Schirinzi, come rapidamente si stia delineando l’emergere di un “Nuovo Potere”, verso cui convergono decisamente vari soggetti, ma che si coagula nella figura di Letizia Moratti, “Come utilizzerà, la Moratti, il suo nuovo potere? … La preparazione dell’Expo richiede un consenso ampio … tanto più perché nessuno può prevedere oggi chi sarà al governo della città, della Regione e del Paese nel 2015. Meglio arrivarci, dunque, con soluzioni condivise”. Ma resta misterioso l’orientamento di questa formula multi-partisan, e i modi in cui si è sviluppata sinora la vicenda sembrano andare in direzioni opposto rispetto all’auspicio di Paolo Hutter o degli altri ambientalisti con un approccio propositivo all’Expo.
Come il fondatore di Slow Food Carlo Petrini, anche componente del comitato scientifico dell’esposizione, che intervistato da Giorgio Salvetti sul manifesto conferma ottimismo: “ L’Expo può essere una sfida”. Da qui secondo Petrini l’importanza di partecipare direttamente sia alla preparazione che all’attuazione dell’iniziativa, anche se in modo critico. E in particolare rispetto al tema del rischio che tutto si traduca in una enorme speculazione edilizia: “ Le grandi esposizioni sono sempre state un’occasione per le città per rigenerarsi, anche qui bisogna che vengano rispettati i piani ecocompatibili. E’ una questione di intelligenza, ma è una battaglia che va combattuta per poter esser vinta”.

Sulle pagine locali milanesi del manifesto, l’europarlamentare Vittorio Agnoletto, col polemico titolo “Affamare il pianeta” esprime una posizione fortemente dubbiosa: è davvero pensabile che un’area metropolitana e regionale che ha sinora saputo fare assai poco per la sua aria, l’acqua, il traffico, la tutela del territorio, possa diventare un simbolo internazionale di attenzione a questi temi nella prospettiva di una sana alimentazione e stile di vita? Senza un costante controllo da parte delle forze sociali, locali e non, l’evento potrebbe semplicemente tradursi nel fatto “che Milano diventi per quindici anni un enorme cantiere, con l’ulteriore paralisi del traffico urbano ed extraurbano, con nuove autostrade, tangenziali e la terza pista a Malpensa al posto di una rete di trasporti pubblici efficiente e non inquinante, con piste ciclabili, che è quello di cui avremmo bisogno”.

Sulle stesse pagine del manifesto, una sfumatura leggermente più propositiva è quella proposta da un gruppo di rappresentanti della Sinistra Democratica, che chiedono: “Ora un progetto”. A implicitamente intendere come quanto esposto sinora dai promotori in effetti fosse solo una serie di auspici e dichiarazioni di intenti. Un progetto, si afferma che sia soprattutto convergenza ampia di forze e interessi a ridisegnare il sistema metropolitano, dal punto di vista socioeconomico e infrastrutturale, ambientale e della partecipazione. Elementi chiave di questo progetto, una Legge speciale, e “un Osservatorio di grande autorevolezza, con personalità del mondo della cultura, dell’Università, della scienza, del lavoro, delle associazioni ambientaliste e degli interessi diffusi, che verifichi e accompagni le tappe progressive della realizzazione dell’Expo”.

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