Giardini tascabili – Harlem 1965: i primi pocket-park

Questo contributo si propone di fornire del materiale conoscitivo su una tipologia dello spazio pubblico urbano assolutamente inedita nella storia della città; una nuova tipologia “nata” a New York alla metà degli anni ’60 e scarsamente indagata nella letteratura urbanistica del nostro paese: i “pocket park”.

Dalla loro riscoperta/reinvenzione, grazie agli interventi realizzati a Lione, a partire dal 1997, con la consulenza urbanistica di Jean Pierre Charbonneau, urbanista e consulente di molte amministrazioni pubbliche non solo in Europa, i “giardini tascabili” (chiamati vest-pocket park, pocket park o, più raramente, pocket garden dai pionieri di questa esperienza e jardin de poche nella riedizione lionese) hanno ritrovato una nuova giovinezza.

Oltre a Lione e, seppure in modo più episodico, in altre città francesi ed europee, questo particolare tipo di parco è stato recentemente “adottato” dalla amministrazione comunale di Copenhagen, che ha previsto, nel quadro dei grandi interventi di trasformazione urbana programmati in vista della prossima manifestazione “Copenhagen 2015 – Eco-metropole”, la realizzazione di 14 “lommepark”, in differenti quartieri della città.

Non si tratta certo, a Lione come a Copenhagen, dell’aspetto fondamentale delle trasformazioni urbane e dei grandi interventi sul verde e sullo spazio pubblico, delineati, nel suo ruolo di consulente in entrambe le città, da Jean Pierre Charbonneau; e tuttavia, al progetto dei “jardin de poche” di Lione o a quello dei “lommepark” di Copenhagen, è possibile riconoscere la dignità di “progetto urbano”, nonostante le modeste dimensioni dei singoli interventi, per la sua potenziale “diffusibilità”, per le ampie possibilità di una sua corretta declinazione, all’interno di differenti situazioni e contesti urbani.
I giardini tascabili, infatti, si sono dimostrati uno strumento particolarmente duttile per intervenire nello spazio urbano, anche (o forse “soprattutto”) nelle zone urbane più densamente edificate.

Prima di passare, tuttavia, a proporvi la ricostruzione delle origini e dei caratteri di questa nuova tipologia, con la traduzione del capitolo relativo ai primi tre interventi realizzati nel cuore di Harlem (tratto dal fondamentale lavoro curato da Whitney North Seymour, Jr., Small Urban Spaces: The Philosophy, Design, Sociology and Politics of Vest-Pocket Parks and Other Small Urban Spaces, New York University Press, New York, 1969) mi sembra importante soffermarmi sul loro nome originario, vest-pocket park (letteralmente parchi da tasca di giubbotto), poiché in esso è contenuta una delle sue più importanti caratteristiche tipologiche.

Col termine “vest-pocket” attribuito a questo tipo di “parchi” si intendono, infatti, descrivere quegli spazi pubblici che possono essere “infilati” in un lotto urbano chiuso su tre lati, come la tasca di un giubbotto.
Il termine di “giardino tascabile”, con il quale mi sembra corretto tradurre “vest-pocket park”, più ancora che indicare, quindi, le modeste dimensioni di questi interventi (i primi tre realizzati ad Harlem, come vedremo, misuravano meno di 200 metri quadrati) sta ad indicare uno spazio di verde pubblico che viene “infilato a posteriori” all’interno di un blocco urbano, le cui dimensioni sono quelle di un lotto edificabile, generalmente delimitato su due o tre lati dai muri ciechi o dai cortili degli edifici confinanti, e direttamente affacciato sul “nastro” del marciapiede.

Questi piccoli giardini hanno come caratteristica fondamentale, alle loro origini (ma, come vedremo, anche in alcuni interventi di Lione e nel primo intervento realizzato a Copenhagen), di non essere stati previsti, “pianificati”, nel quadro di un preventivo disegno urbano, ma di essere stati realizzati “a posteriori” – sulla base dell’iniziativa di alcuni attivisti sociali e di filantropi, come a New York, o come risultato di una scelta e di una ricognizione/programmazione dell’amministrazione pubblica, come a Lione e Copenhagen – “infilandosi” all’interno di isolati già esistenti, di un contesto urbano già dato.

Se certamente, quindi, sono sempre esistiti giardini e spazi pubblici di piccole dimensioni, non vi è dubbio che i pocket park, i “giardini tascabili”, costituiscano, al momento della loro comparsa una nuova tipologia dello spazio pubblico urbano.
Nati a New York nel 1964, e ampiamente descritti nel libro precedentemente citato e pubblicato nel 1969, curato dal primo presidente della New York Park Association, Inc., Whitney North Seymour, Jr., potremmo dire che i “giardini tascabili”, dopo il loro “sbarco” in Europa, nel 1997, a Lione, stiano conquistando una nuova giovinezza.

A Lione, accanto ai grandi interventi sugli spazi pubblici, che hanno interessato in particolare, come è noto, il centro della città e le sponde del Rodano, il programma lanciato in quell’anno dalla amministrazione lionnese per la realizzazione di 25 “jardin de poche”, si presentava con la dignità di un “progetto urbano” di grande respiro, nonostante le modeste dimensioni dei singoli interventi previsti o già avviati.

Da allora l’esperienza dei giardini tascabili, riprendendo o trasformando (talvolta anche in modo significativo) i caratteri originari della loro tipologia, ha dimostrato una grande duttilità come strumento di intervento sullo spazio pubblico urbano. Dalle prime esperienze di Lione, tra il 1997 e il 2001, con la realizzazione dei primi 7 “jardin de poche”, l’idea dei giardini tascabili si è diffusa, seppure in modo più episodico, in altre città francesi ed europee e, come accennavamo, sta per diventare uno degli elementi caratterizzanti della strategia del verde e degli spazi pubblici della città di Copenhagen, nella prospettiva di “Copenhagen 2015 – Eco-metropole”. Per quella data la città di Copenhagen ha previsto, infatti, nel quadro di un intervento complessivo sul sistema del verde e degli spazi pubblici, la realizzazione di 14 “lommepark”, il primo dei quali, Odinsgade, è già stato realizzato nel quartiere di Nørrebro.

Nonostante la disinvoltura con la quale questo termine è talvolta utilizzato, mi preme sottolineare ancora come la caratteristica peculiare di questi giardini tascabili, recuperando il significato originario del termine, sia quella di potersi “infilare”, indipendentemente da una preventiva pianificazione, all’interno di un isolato urbano esistente, andando ad occupare lotti vacanti inedificati, lotti di edifici demoliti o, in altri casi, spazi abbandonati, di risulta, privi di un utilizzo definito: gli spazi residuali, non progettati, di molti interventi di trasformazione della città ai quali veniva, in questo modo, a posteriori, attribuito significato e valore di spazio pubblico urbano.

I primi tre giardini tascabili realizzati a New York tra il 1964 e il 1965, due dei quali sono ancora esistenti (ad essi ne sono stati aggiunti altri tre, tra il 1994 e il 1996), sono stati “infilati” nel blocco della 128th Street di Harlem e risultavano tra loro collegati dal nastro del marciapiede che circonda l’isolato.

La scelta di intervenire ad Harlem non fu casuale. Gli anni ’60 sono stati, fin dal loro inizio, particolarmente difficili per le città americane, in un clima surriscaldato dalle lotte degli afroamericani per la conquista dei propri diritti. Le rivolte, talvolta isolate, talvolta di massa, della popolazione nera erano frequenti: contro la prepotenza dei bianchi, ed in particolare contro le forze di polizia, abituate ad accanirsi su di loro.
In particolare a New York la lunga “era Moses” aveva determinato situazioni esplosive in alcuni quartieri della città. Seppur privo di cariche elettive, Moses svolse, nel bene e nel male, tra il 1930 e il 1965, il ruolo di incontrastato plenipotenziario nella costruzione della moderna New York, sostenendo e facendosi diretto promotore, attraverso agenzie create a questo scopo, del gigantesco sviluppo del sistema ponti e di autostrade (highway, parkway, expressway) che attraversano il territorio della City e dello Stato di New York.

William Seymour, nell’introduzione al libro, scrive, a proposito di Moses, come egli fosse il “primo avversario della filosofia dei piccoli parchi” e considerasse in generale i parchi urbani “principalmente come delle appendici delle highway o come abbellimento dei progetti residenziali.”
Diventato Commissioner of Parks di New York negli anni ’30, sotto l’Amministrazione di Fiorello La Guardia, “nei primi anni” – scrive Seymour – “ … diede molti contributi significativi, compreso il consolidamento del dipartimento, una amministrazione più efficente, una riduzione delle pressioni politiche, e un uso imprenditoriale dei WPA Fund per la riqualificazione dei parchi. Tuttavia, quando Moses assunse il ruolo aggiuntivo di costruttore di highway il suo atteggiamento verso i parchi divenne essenzialmente negativo. I parchi continuarono ad essere realizzati durante la sua amministrazione, ma diventarono standardizzati e monotoni. Le aree gioco erano aggregate a molte parkway e expressway sia all’interno che all’esterno della città, ma nessuno si prese il disturbo di verificare se esse erano state localizzate dove la gente potesse usarle e goderne. Oggi, quando uno guida sulla West Side Highway, non è inusuale vedere gente che cerca di destreggiarsi attraverso il traffico per raggiungere le attrezzature per il gioco lungo le sponde del fiume”.

Harlem, in particolare, dopo gli sconvolgimenti urbani che avevano comportato gli interventi di Moses, era diventato uno dei quartieri più degradati della città.
La realizzazione delle sue grandi autostrade urbane, aveva determinato l’abbandono, la decadenza, e, talvolta, la distruzione di alcuni quartieri storici della “inner city”, favorendo lo spostamento della middle class (sia nera che bianca) dal centro della città verso i nuovi quartieri residenziali estensivi: un esodo di massa di centinaia di migliaia di residenti di New York City verso le aree suburbane. E queste highway, che tagliavano, fisicamente, aree densamente edificate, oltre a distruggere le radici di molti quartieri tradizionali, ne avevano in larga misura favorito il progressivo degrado.

In questa realtà operavano numerose associazioni religiose e filantropiche che si dedicavano alla carità, fornendo cura, assistenza e cibo, e prodigandosi per un riscatto civile dei quartieri.
E fu proprio, come vedremo, una delle rappresentanti di questo mondo associativo e religioso, la Rev. Linnette Williamson, della Christ Community Church di Harlem, che, assieme alla Park Association, riuscì a dare vita nel 1964, nel blocco urbano in cui risiedeva la sua chiesa, quello della 128th West Street, ai primi pocket park mai realizzati.

Il capitolo del libro che viene presentato di seguito, il Capitolo 11, “Vest-Pocket Parks in Harlem”, di Julian Peterson, racconta l’esperienza dei tre piccoli parchi realizzati nel blocco della 128th West Street ad Harlem, “i primi parchi di questo tipo” – sottolinea l’autore – “che siano mai stati realizzati”: uno per i bambini più piccoli (il “tot park”, oggi non più esistente), uno per i teen-ager e uno per gli adulti. Tutti e tre i parchi avevano la dimensione di un tipico lotto edificabile: sei metri di fronte sul marciapiede per una profondità di circa trenta metri.

Si tratta di una vera e propria cronaca, a volte estremamente puntigliosa, dell’impresa compiuta sotto la guida del comitato di volontari presieduto da Mr. Seymour e con l’impegno appassionato della Rev. Linette Williamson, della Christ Community Church di Harlem; la chiesa possedeva già, all’interno dell’isolato, un lotto ad essa adiacente, quello che sarà destinato ai teen-ager. L’autore non trascura di elencare tutte le difficoltà burocratiche dell’impresa e tutte le difficoltà pratiche della realizzazione e, soprattutto, della manutenzione di ciascuno di questi “lot-size park”, ma mette soprattutto in evidenza l’importanza dell’impegno di singoli cittadini, con un nome e un cognome, che, coinvolti in questa impresa, avevano dedicato il loro tempo e i loro saperi alla sua riuscita: così, accanto all’architetto Robert Zion (che pochi anni dopo avrebbe progettato Paley Park, nel centro di Manhattan) c’è Tony Lawrence con la sua band, c’è lo studente Jack Ink che si offre per supervisionare i disegni murali realizzati dai ragazzi del quartiere, ci sono i membri della chiesa che mettono alberi, arbusti e fiori in vecchi barili di legno, e non abbiamo difficoltà a immaginare altre forme di partecipazione della comunità locale.

Professionalità e capacità di coinvolgimento della comunità locale: se esiste un progetto e una organizzazione che lo adotta non è difficile – suggerisce l’autore – trovare persone disposte ad offrire il proprio tempo e il proprio lavoro non solo per realizzare ma anche per far vivere questi “piccoli spazi pubblici urbani”.
Credo (o, forse, così mi piace pensare) che questo suggerimento possa valere anche per l’oggi: forse sarebbe necessario un maggior impegno, non solo economico ma anche culturale e sociale, da parte delle amministrazioni pubbliche, un maggior investimento su quelle che potremmo definire “le energie rinnovabili dei cittadini”, imparando a conoscerle e a coinvolgerle direttamente.

Nel trarre un bilancio di questa esperienza, l’autore, oltre alla necessità di adeguate disponibilità economiche iniziali, sottolinea in particolare:
– l’importanza della presenza di quei saperi professionali che sanno “maneggiare” lo spazio aperto ed utilizzare correttamente i materiali che lo costruiscono (presenza “ancora più importante” – osserva – “quando parte del lavoro verrà fatto da volontari o costruttori non professionali”) per fare in modo che “il lavoro sia fatto in modo ragionevole e corretto”;
– l’importanza della presenza di uno “sponsor di comunità” in grado non solo di controllare l’uso ma anche di organizzare le iniziative che possono far vivere questi spazi pubblici (giochi, feste, manifestazioni, intrattenimenti musicali, ecc.);
– l’importanza della pulizia e di una manutenzione costante delle aree, così come quella (evidente nel puntiglioso rendiconto economico dei singoli parchi) di una immediata riparazione e sostituzione delle attrezzature deteriorate o distrutte, per le quali è necessario prevedere e avere a disposizione somme adeguate.

Ma, più in generale, nella lettura di questo scritto, non è difficile ritrovare molte domande che sono ancora attuali (la presenza o meno di recinzioni, il tipo di attrezzature per il gioco da preferire, ecc.), per le quali, forse, non vi può essere una risposta univoca: le possibili risposte credo vadano ricercate con la sperimentazione e il monitoraggio, consapevoli che anche queste piccole “infrastrutture della socialità”, i giardini tascabili, possono contribuire ad una crescita culturale e favorire quella solidarietà tra i cittadini che, oltre ad apparire sempre più necessaria nell’epoca in cui viviamo, costituisce il miglior presidio degli stessi spazi pubblici.

Julian R. Peterson, Vest-Pocket Parks in Harlem Da: Small urban spaces : the philosophy, design, sociology, and politics of vest-pocket parks and other small urban open spaces, a cura di Whitney North Seymour, Jr., New York University Press, 1969 – Traduzione di Giampiero Spinelli

Un giorno nell’autunno del 1964, la Park Association di New York City Inc., decise di costruire dei vest-pocket park in tre lotti liberi di proprietà della città nel cuore di Harlem – i primi parchi di questo tipo che siano mai stati realizzati. L’obiettivo fondamentale della Park Association era di convincere una riluttante burocrazia che i piccoli parchi sarebbero stati un elemento prezioso della scena urbana. Le probabilità di riuscita erano estremamente modeste.

IL CLIMA OSTILE

Per qualche tempo la città e i suoi vari dipartimenti si sono opposti all’idea dei piccoli parchi. Si può quasi pensare che ci fosse uno sforzo ufficiale coordinato per trasformare tutti i pezzi di terreno inedificati disponibili in spazi recintati pieni di rifiuti, perché la città possiede la maggior parte dei lotti vacanti esistenti, che rimangono vuoti perché i piccoli lotti non sono adatti per costruire nuove case o cortili, tenuto conto della normativa edilizia della città e del livello delle tasse. Perciò, non appena un lotto diventa di proprietà della città, viene recintato con pannelli di metallo corrugato con la specifica intenzione di tenerne fuori i bambini. Ciò non significa che la città si interessi veramente se i bambini entrano effettivamente in questi lotti, ma, se oltrepassano una recinzione, diventano dei trasgressori e la città non è più legalmente responsabile della loro sicurezza. Invece di giocare nei lotti inedificati, i bambini sono costretti a giocare nelle traffico delle strade di New York.

Una recinzione di acciaio corrugato non aggiunge qualcosa di attraente alla città vista dal lato della strada. Il lotto è ancora peggiore da guardare dall’interno della recinzione. Un lotto recintato è un invito a disfarsi di vecchie parti di automobili, mobili, e rifiuti. In alcuni lotti la spazzatura raggiunge quasi la cima delle recinzioni, ed è diventa un rifugio per i topi.
Questa ossessione della responsabilità da parte della città impedisce anche che privati cittadini possano affittare dei lotti vacanti da usare come parchi. Prima che un lotto possa essere affittato la città richiede una polizza di assicurazione di $ 300.000. Sfortunatamente, una polizza di questo genere non può essere stipulata con regolari compagnie di assicurazione per molte aree di New York City, in particolare per quelle aree dove le opportunità di ricreazione sono maggiormente scarse.

Per di più l’opposizione della città ai piccoli parchi era maggiormente pronunciata proprio nel Department of Parks. I funzionari pensavano che nessun parco dovesse essere più piccolo di 3 acri, perché quelli più piccoli erano considerati troppo difficili da progettare, costruire, manutenere, e sorvegliare. Quando l’idea dei vest-pocket park venne proposta al Park Commissioner Newbold Morris, egli dichiarò categoricamente la sua opposizione. Egli pensava di dover investire tutti i fondi addizionali di cui poteva disporre nei grandi parchi, perché, in quel momento, non erano oggetto di una adeguata manutenzione.

L’INIZIO DEL PROGETTO

Whitney North Seymour, Jr., allora presidente della Park Association di New York City, si convinse che un progetto pilota ben riuscito avrebbe offerto la miglior dimostrazione della praticabilità dei piccoli parchi. Nonostante l’ostilità ufficiale, non gli fu difficile trovare volontari, denaro e uno sponsor.
Il primo passo fu quello di trovare una fonte di finanziamento, e il successo arrivò al primo tentativo. Jacob M. Kaplan, un uomo energico con un grandissimo interesse nel progresso civico e nei cittadini, ispezionò le aree dove i parchi sarebbero stati realizzati, esaminò la proposta, e si impegnò entusiasticamente ad offrire il proprio sostegno. Venne formato un piccolo comitato con lo stesso Mr. Seymour, uno dei membri più attivi durante il primo periodo. L’obiettivo era di ricercare le possibili localizzazioni e un sostegno locale. Studi precedenti avevano rilevato un grande numero di lotti vacanti in tutte le parti della città, ma una attenzione prioritaria doveva essere rivolta all’area centrale di Harlem, che aveva una evidente necessità di maggiori opportunità ricreative. I parchi dovevano essere una iniziativa privata, ma la partecipazione della comunità veniva considerata essenziale, quindi venne data una particolare importanza alla ricerca di una chiesa, di un circolo sociale o una associazione di isolato per sostenere il progetto.

IL SOSTEGNO DELLA COMUNITÀ

Oltre al denaro, l’unico elemento determinante era quello di trovare un sostegno all’interno della comunità, e la Park Association individuò in una chiesa locale il miglior candidato. La Christ Community Church di Harlem offrì tre apporti fondamentali: la localizzazione, l’organizzazione e ancora più importante, un grandissimo interesse, nonostante la maggior parte dei membri della sua piccola organizzazione si fosse trasferita in quartieri migliori, e la chiesa avesse perso parte delle sue relazioni con gli abitanti del quartiere.
La chiesa si trova nella 128th Street tra la Fifth e la Lenox Avenue, un blocco densamente abitato di caseggiati con almeno cinquanta bambini per ogni edificio, che straripavano nei loro giochi sulle scalinate, sui marciapiedi e nelle strade. Per dare una risposta a questa evidente esigenza, la chiesa aveva già acquistato un lotto dalla città, ma nello stesso isolato c’erano altri due lotti inedificati, entrambi recintati e pieni di rifiuti.

La chiesa era una organizzazione riconosciuta che poteva essere proprietaria di terreni, stipulare contratti, e offrire un controllo costante dell’operazione. Era un’entità sociale con un piccolo staff, ma completamente priva di risorse economiche. Le sue disponibilità consistevano nei piani inferiori di un vecchio edificio di arenaria.
Probabilmente il più importante contributo che la chiesa offriva era il grande interesse dei suoi due leader, il Reverendo Linette C. Williamson e Tony Lawrence, il leader di un gruppo musicale locale che cercava di trovare tempo per lavorare con i teen-ager della comunità.

IL TERRENO

Le prime indagini rivelarono rapidamente che il modo meno costoso di acquisire i lotti era di comperarli dalla città. Si era sperato che il terreno potesse essere affittato. La città avrebbe voluto fare così per una somma simbolica di $1 all’anno per ciascun lotto, ma la condizione che la chiesa ottenesse una assicurazione con una copertura delle responsabilità di 300.000 $ si dimostrò impossibile da rispettare. Polizze di questo genere erano semplicemente impossibili da stipulare. La città si convinse perciò a mettere all’asta i lotti con la condizione che essi venissero utilizzati unicamente per finalità religiose o ricreative. Per i due lotti restanti venne fissato uno “sconvolgente” prezzo di 1.500 $, e poiché nessun’altra chiesa partecipò all’asta pubblica, il terreno venne facilmente acquistato con i fondi messi a disposizione dalla sovvenzione Kaplan. Assieme al lotto esistente, questo dava alla chiesa tre lotti inedificati tra loro separati ma all’interno dello stesso isolato, ognuno dei quali misurava approssimativamente 20 per 100 piedi, le dimensioni di un tipico lotto edificabile di New York City.

I TRE PARCHI

Con il terreno, il denaro e una organizzazione di quartiere, diventò possibile sperimentare tre differenti tipi di parchi: un’area gioco per bambini piccoli al di sotto dei 10 anni; un lotto per teen-ager per le esigenze sociali e sportive dei ragazzi più grandi; e un parco destinato alla sosta per gli adulti del quartiere. Si decise di progettare ognuno di essi come un parco che avrebbe dovuto costare 5.000 $, un prezzo compatibile con le possibilità di molti gruppi privati e certamente compatibile con qualsiasi futuro budget del Parks Department.

IL PARCO PER I BAMBINI PIÙ PICCOLI

Il parco per i bambini più piccoli era stato previsto come il più semplice nel suo disegno ed il più facile da costruire. In pratica fu quello che presentò i maggiori problemi. Il disegno era semplice. Lo spazio rettangolare era suddiviso in tre parti approssimativamente uguali: l’area posteriore era coperta con una superficie di corteccia d’albero, e, al centro, venne costruita una grande capanna di legno; l’area centrale era sostanzialmente un ampio recinto di sabbia con una vecchia barca a remi di legno posta al centro; l’area frontale, verso il marciapiede, era pavimentata in cemento e attrezzata con tavoli per picnic.

LE RECINZIONI

Un parco dovrebbe essere cintato? Questo fu il primo problema, perché la realizzazione della recinzione, che sarebbe costata 1.400 $, costituiva la principale voce di spesa nel budget. Si decise, comunque, che era necessario separare l’area dai cortili confinanti con la sua parte posteriore. La chiesa era fermamente convinta che il fronte dell’area dovesse essere recintato in modo che alla sera il parco potesse essere chiuso, e così fu. Tuttavia, successive esperienze dimostrarono che la presenza di una recinzione era più dannosa della sua mancanza, perché non poteva impedire di entrare a chi intendeva scavalcarla. L’esperienza in seguito dimostrò anche come questo parco divenne oggetto di danneggiamenti molti maggiori di quanto non sia successo nel parco per gli adulti alla fine dell’isolato, che era completamente aperto.

LE ATTREZZATURE PER IL GIOCO

Il secondo problema sorse a proposito delle caratteristiche che avrebbero dovuto avere le attrezzature per il gioco. Avrebbero dovuto essere di cemento e acciaio e destinate a durare per sempre o avrebbero dovuto essere di legno o plastica ed essere fatte espressamente per poter essere sostituite frequentemente? Furono sperimentati entrambi gli approcci. Una casa di legno (una piccola casetta posta su quattro pali di legno) venne installata nella parte posteriore dell’area, divenne utilizzatissima ma durò solo un’estate prima di dover essere sostituita. Ancora meno costosa, e probabilmente più apprezzata, fu la vecchia barca a remi di legno che sembrava galleggiare nell’area per il gioco con la sabbia. Anche questa durò solo un’estate. L’estate seguente una “nave”, progettata in modo intelligente in tubi di acciaio, venne installata nell’area per il gioco con la sabbia come un giocattolo sul quale arrampicarsi. Il costo iniziale era di circa 325 $, ma era stato progettato per durare per anni.

Se si considera che i bambini sembravano preferire la barca di legno, più facilmente sostituibile, e la casa sull’albero, ciò fa pensare che forse molti parchi dovrebbero essere progettati con giochi semplici fatti di legno, tronchi, vecchie barche, che possono essere sostituiti frequentemente e in modo non particolarmente costoso.

LA COSTRUZIONE

Stipulare un contratto per la costruzione dell’area per i bambini piccoli costituì il più grande di tutti i problemi. Era necessario ricorrere ad un’impresa di costruzioni operante sul mercato perché il progetto prevedeva muri di contenimento e la formazione di spazi pavimentati. Sfortunatamente, il progetto era troppo piccolo per interessare i principali e più noti imprenditori, e non c’era modo di valutare le capacità delle imprese locali. Nessuno del comitato di volontari o della chiesa aveva realmente il necessario background per negoziare il contratto. Fortunatamente un dirigente di una ditta esperta nella stipulazione di contratti si offrì volontario per negoziare il contratto.

Benché l’area gioco per bambini presentasse i maggiori problemi, essa offriva anche le migliori possibilità per sperimentare differenti tipi di attrezzature per il gioco. A lungo andare, questa offrì la migliore evidenza che anche un parco di grande semplicità poteva essere molto soddisfacente per i bambini. Una buona area gioco per bambini ha bisogno in realtà di essere poco più di uno spazio pianeggiante e pulito con poche semplici attrezzature per il gioco.

IL PARCO PER I TEEN-AGER

Il parco per i ragazzi più grandi ebbe maggiore successo per quanto riguarda il coinvolgimento della comunità, perché fu progettato da uno studente di architettura della Columbia University, fu costruito da un membro della chiesa, e venne decorato dai ragazzi del quartiere. Il parco era stato progettato con un’area coperta nella parte posteriore che ospitava una piattaforma che poteva essere trasformata in uno spazio per tavoli da ping-pong oppure essere sistemata con un certo numero di piccoli tavoli e di sedie dando l’idea di un caffè affacciato sulla strada. L’area frontale era progettata per essere utilizzata come campo di basket durante il giorno e, alla sera, come estensione dello spazio associativo realizzato nella parte posteriore. Il principale effetto visivo del parco era costituito dai dipinti dai colori brillanti eseguiti sui muri degli edifici confinanti che delimitavano il piccolo lotto su due lati.

LA COSTRUZIONE

La costruzione di questo parco non presentò particolari problemi perché era già recintato e pavimentato in asfalto. Lo spazio coperto della tettoia e gli impianti elettrici furono realizzati da professionisti e il resto della struttura da uno dei membri della chiesa stessa. I disegni murali furono la parte più complicata del lavoro. Jack Ink, uno studente del Pratt Institute, si offrì per supervisionare la pittura dei muri. Assistito da alcuni studenti d’arte del quartiere, eseguì dei disegni vistosi con colori brillanti. Alberi, arbusti, e fiori vennero piantati in vecchi barili di legno da membri della chiesa.

Il parco per i teen-ager fu un successo immediato, perché diventò il punto di riferimento di una serie di feste di quartiere, complete di bande musicali e intrattenimenti offerti da amici e colleghi di Tony Lawrence. In ogni caso, il successo stesso di questo parco rese più seri i problemi di manutenzione. Gli esuberanti teen-ager avevano distrutto in poco tempo la copertura a baldacchino, i tavoli, e la rete della pallacanestro, che furono tutti sostituiti.
Queste esperienza dimostrò soprattutto l’esigenza di attività organizzate e di una sorveglianza costante in un parco destinato ai ragazzi più grandi.

IL PARCO PER GLI ADULTI

Il terzo parco era quello che costituiva il vero orgoglio del Comitato. Progettato e realizzato da professionisti, aveva uno stile sofisticato. Benché fosse completamente aperto 24 ore su 24, questo parco non ha subito seri atti di vandalismo. Il parco venne progettato come un atto d’amore dall’architetto paesaggista Robert Zion, il cui studio progettò successivamente Paley Park nel centro di Manhattan. In un certo senso, il parco per gli adulti tra la128th Street e la Fifth Avenue era un Paley Park dei quartieri più esterni.

Il parco consiste sostanzialmente di alberi posti in filare a distanza ravvicinata, che si presentano come una luminosa macchia di verde a quelli che la osservano dall’esterno e come un soffitto verdeggiante a quelli seduti nelle panche all’interno del parco. L’effetto principale è quello di un fresco bosco verde, una versione a piccola scala di molti parchi Parigini.
La costruzione e la fornitura e la posa delle piante venne fatta dai Vivai Lewis e Valentine che concordarono di fare il lavoro rimanendo entro il budget a disposizione del Comitato e come loro contributo all’obiettivo generale di incoraggiare la realizzazione di piccoli parchi urbani.
La manutenzione non è stata difficile. Dei venti alberi originali tutti, tranne uno che morì di siccità la prima estate, sono sopravvissuti 3 estati senza alcun danno. Il parco è ancora bello e costituisce una prova conclusiva che un piccolo parco per sostare, disegnato con gusto e costruito bene, può essere realizzato anche in quartieri a basso reddito, culturalmente poveri.

QUALCHE COMMENTO SULLA MANUTENZIONE

La manutenzione è l’elemento più critico in un programma per la realizzazione di vest-pocket park. La pulizia giornaliera è essenziale e i danni devono essere riparati immediatamente. Nella 128th Street era la chiesa, che pagava per questo scopo una persona a part-time, a provvedere alla manutenzione dei parchi. Ciò rappresentava una spesa extra fissa di 250 $ al mese. Questa somma era un problema serio per una chiesa povera in una comunità povera. Fortunatamente, il J. M. Kaplan Fund si rese disponibile a farsi carico del pagamento di questa somma per due anni, oltre a mettere a disposizione un fondo per le riparazioni.

Le riparazioni e le sostituzioni non sono state un problema per il parco destinato agli adulti, ma rappresentarono una spesa maggiore per il parco per i ragazzi più grandi e per il parco per i bambini piccoli. Già alla fine del primo anno, i ragazzi che usavano il parco per i teen-ager avevano distrutto la loro tettoia, i tavoli da ping-pong, la rete da pallacanestro, gli alberi, gli arbusti e parte della recinzione e dell’impianto elettrico. I bambini avevano distrutto la loro casa di legno, la barca, e un albero piantato nell’area giochi. In sostanza, l’esuberanza dei giovani aveva distrutto quasi tutto quello che non era fatto di cemento o di acciaio. Questa esperienza è certamente una delle ragioni a favore della pressione per un uso diffuso di attrezzature di cemento prive di fantasia nella maggior parte dei parchi. In ogni caso, scegliendo attrezzi di costo modesto, come vecchie barche a remi, botti di legno, casette per i giochi e cose simili, i vest-pocket park possono essere in grado di sollecitare l’immaginazione e di essere allo stesso tempo poco costosi.

QUANTO SUCCESSO EBBE L’ESPERIMENTO

Il progetto dei pocket park fu un successo da due differenti punti di vista. Innanzitutto, aiutò a convincere una burocrazia riluttante a sperimentare i piccoli parchi. Dimostrò inoltre che i parchi privati possono essere praticabili se c’è un’organizzazione che intende investire tempo e denaro per la loro manutenzione. La City di New York cominciò a cambiare il suo punto di vista ufficiale poco dopo che iniziò la costruzione dei primi tre pocket park. Il progetto godette di una buona pubblicità iniziale, e questo fu seguito da un certo numero di visite di funzionari cittadini, statali e Federali. Il Sindaco Wagner, il Senatore Kennedy, il Senatore Javits e il Ministro degli Interni Udall furono tra quelli che vennero a visitare i primi pocket park, e successivamente apparvero alla televisione lodando l’idea dei pocket park. Il Ministro Udall disse che molta gente avrebbe potuto godere di questi piccoli parchi di quartiere più di quanto potesse godere dei nostri immensi Parchi Nazionali. Questo diede il necessario impulso alla città. Ben presto il Comitato cominciò a ricevere l’assistenza attiva dei Departments of Police and Sanitation. Successivamente, altre organizzazioni private cominciarono a costruire piccoli parchi, e con il cambio di amministrazione, la città stessa annunciò dei piani per la realizzazione da parte del Park Department di un certo numero di pocket park diffusi in tutta la città.

Benché da questo unico esperimento non si possa trarre alcuna conclusione definitiva in merito alla desiderabilità di parchi sponsorizzati da privati, i risultati del progetto della Park Association indicano alcuni punti di riferimento fondamentali:

1 – Lo sponsor privato deve essere una organizzazione che sia in grado di provvedere ad un costante e attento controllo dei parchi durante le fasi di progettazione e realizzazione ed avere abbastanza vitalità per poter affrontare le occasionali emergenze destinate a presentarsi. Di pari importanza, è la presenza di uno sponsor a livello di comunità per controllare e organizzare le iniziative dei parchi e per provvedere alla pulizia ed alla manutenzione durante la loro vita.
2 – Un architetto o un’altra persona competente deve essere disponibile per stipulare il contratto per la costruzione e garantire che il lavoro sia fatto in modo ragionevole e corretto. La qualificazione di queste persone è ancora più importante quando parte del lavoro verrà fatto da volontari o costruttori non professionali.
3 – La pulizia e la manutenzione sono, sul lungo periodo, le principali voci di spesa. Se le disponibilità economiche sono limitate, è meglio ridurre le spese per la costruzione iniziale e per le attrezzature e lasciare una quantità sufficiente di fondi disponibili per la futura manutenzione.

In conclusione, i risultati di questa esperienza dimostrano che il progetto di un parco può essere molto semplice e che giochi di legno rimpiazzabili possono essere meglio delle permanenti attrezzature di cemento ed acciaio che si trovano generalmente negli attuali parchi. I bambini preferiscono la terra al cemento e mostrano grande interesse per i giochi che sollecitano l’immaginazione e che sono sempre diversi.
La maggior parte delle città deve affrontare problemi simili a quelli di New York, specialmente nei quartieri degradati, a basso reddito – caratterizzati da una povertà di opportunità ricreative e da un surplus di lotti liberi pieni di macerie e spazzatura. Creare dei pocket park in questi quartieri è semplicemente la cosa più ovvia che si possa fare.

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