Il ciclismo urbano è donna?

Il ciclismo negli Stati Uniti non vuole più dire solo caschi e tutine fosforescenti. Questa attività ha visto un’impennata negli ultimi vent’anni, sulla spinta di chi usa la bicicletta per gli spostamenti quotidiani nelle città. All’avanguardia di questa nuova tendenza urbana: le donne.
Il ciclismo in città non è mai stato tanto alla portata e sicuro di quanto non sia oggi. Sostenuto da alcuni interventi pubblici e dalla diffusione e notorietà delle classiche biciclette da diporto tornate di moda, c’è un numero record di signore scese per le strade sulle due ruote. Di conseguenza, c’è una nuova attenzione delle amministrazioni cittadine e in generale della cultura urbana.
Amministrazioni e associazioni di tutto il paese spingono per ambienti stradali più amichevoli, spazi pubblici accoglienti per pedoni e ciclisti. E lo straordinario incremento degli utenti mostra che il modello funziona. Per esempio, dal 2000 al 2007, gli spostamenti in bici a Chicago sono cresciuti del 203%; dal 2005 al 2008, c’è stato un incremento del 104% a Filadelfia; e dopo il 2006 del 53% a San Francisco.

Di particolare efficacia e impegno i sindaci. Grazie a Michael Bloomberg e alla sua responsabile per i Trasporti Janette Sadik-Khan, a New York si sono completate numerose infrastrutture dedicate, il raddoppio delle piste ciclabili, oltre 6.000 nuove rastrelliere, in pochissimi anni. Il sindaco di San Francisco Gavin Newsom qualche settimana fa dipingeva piste ciclabili all’inaugurazione del programma integrato urbano. Quello di Chicago Richard Daley quest’anno ha proposto il piano di bike sharing B-cycle, e come lui altri primi cittadini in altre città.
Altro motivo è che le strade sono oggi più sicure. A New York, per esempio, il ciclismo è aumentato del 66% dal 2007° al 2009, m agli incidenti sono diminuiti del 50%. C’è anche la sicurezza della quantità, chi va in bicicletta è più visibile, più considerato dagli automobilisti.

Il grande motivo però è che ci sono le donne, in sella, e che si fanno notare di più. Le quantità sono difficili da calcolare, ma la cosa interessante è l’aspetto culturale e di comportamento. Le nota chiunque per strada: indossano capi alla moda, colori vivaci. Le pagine di moda dei giornali, come il New York Times, hanno una vera ossessione per la tendenza, e anche i blog di settore come The Sartorialist.
Le signore pedalano con vestiti, scarpe col tacco, cappellini, e tutto il resto dei capi e accessori sia formali che
casual. Aumenta anche la loro visibilità sociale e politica. Donne aprono negozi di biciclette in tutto il paese, gestiscono o lavorano in locali tematizzati, progettano e producono capi alla moda per ciclisti. Sono anche alla testa delle principali associazioni.

Questa inversione di ruoli di genere suona strana negli Usa, dove il ciclista classico è un maschio sportivo avvolto in una tutina fosforescente, e monta una rude mountain bike. Ma osservo questa tendenza tutti i giorni da PUBLIC, l’iniziativa che ho cominciato da questa primavera. La maggioranza dei nostri clienti sono donne. Il che sconvolge le medie del settore, con l’80% dei ciclisti maschi. La cosa si spiega in parte con le nostre biciclette; le progettiamo con una particolare attenzione alle donne, con telai e pedali che consentono di indossare una gonna, e qualunque tipo di scarpe, ma ci sono anche cose più interessanti.
Quella più degna di nota è la salute. L’aumento delle donne cicliste è parallelo a quello dello yoga negli Usa. Sia lo yoga che il ciclismo sono attività che riducono lo stress, che fanno star meglio. Entrambe si possono inserire nella vita quotidiana, facilmente ed economicamente. Inoltre, le donne sono assai più interessate alla moda che alla velocità.

Esistono dei precedenti. É da decenni che il ciclismo urbano in Europa vede al centro le donne. Sono più numerose perché si sentono sicure. Sono sicure perché lì le città hanno investito nelle infrastrutture dedicate: tutto ciò che va dalle piste ciclabili ai depositi coperti. E anche negli Usa possono valere le stesse regole. Nei casi in cui le nostre città realizzano piste ciclabili, aumenta moltissimo l’utenza delle donne rispetto a quella dei maschi.
Ma sia in Europa che negli Usa, una cosa è sicura: in bici, tutti si sentono e stanno meglio.

da: The Daily Beast, 5 settembre 2010 – Titolo originale: A New Era in Urban Bicycling – Traduzione di Fabrizio Bottini

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