Il nucleare possiamo tollerarlo (per un po’)?

Foto F. Bottini

L’amico e collaboratore Brian Eno, dopo aver letto un mio articolo sul progressivo allontanamento dalle fonti di energia fossili, replica alle diffidenze sulla effettiva sicurezza del nucleare. Non nego la fondatezza delle sue argomentazioni, anch’io avevo letto che in sostanza l’energia nucleare sarebbe al momento l’unica uscita praticabile dalle fonti fossili. Sole e vento vanno benissimo naturalmente (e sono diventati economicamente competitivi) ma purtroppo non funzionano sempre e dappertutto, le batterie e altre forme di accumulazione dell’energia sono ancora un problema irrisolto. David Byrne

Sono passato da uno storico antinuclearismo a una posizione favorevole al nucleare, almeno come passaggio tecnologico intermedio verso energie rinnovabili e affidabili forme di accumulazione. Tutti abbiamo probabilmente sentito parlare di George Monbiot. È uno dei più noti ambientalisti in assoluto, e ha le idee molto chiare. Scrive sul Guardian e non mi perdo nessuno dei suoi articoli. È stato gagliardamente No-Nuke per molti anni, in realtà fino al disastro di Fukushima. Allora ha cambiato opinione. La motiva in questo modo: Fukushima è una classica storia horror da incidente nucleare, con un reattore arcaico realizzato in una posizione geograficamente errata, a cui mancava manutenzione adeguata e su cui erano stati compiuti diversi errori. Insomma si sono sommate tutta una serie di catastrofi possibili, ma cosa è successo in realtà? Nessun morto dal meltdown nucleare (i morti li ha fatti l’alluvione) e si sono capite tantissime cose. Se questo è il peggio che può accadere ragiona Monbiot, allora divento pro-nucleare.

Ha ricevuto tantissimi commenti minacciosi per questo coraggioso cambio di opinione, ma credo che abbia ragione. Storicamente non si registrano quasi vittime da produzione di energia nucleare, specie se paragonata ai danni assolutamente incalcolabili da produzione e uso di quelle fossili. È opinione del sottoscritto, e di Monbiot, che l’unico modo alternativo a quello delle fonti fossili per rispondere alle nostre necessità energetiche, al momento attuale, sia realisticamente il nucleare. Ciò non significa affatto naturalmente che si debba smettere di sviluppare le fonti rinnovabili, anzi al contrario, è lo sfruttamento del nucleare a darci un po’ più di respiro nel progresso in quel senso. Lo prevedeva e argomentava molto bene Stewart Brand nel suo ottimo Whole Earth Discipline. C’è anche un film intitolato Pandora’s Promise, di un altro ex antinuclearista, che sostiene efficacemente la medesima posizione, con interviste ad altri che hanno cambiato idea in materia. Val la pena guardarlo.

Certamente il nucleare presenta ancora parecchi problemi, ma il pericolo delle radiazioni non sembra essere tra i principali. È mia opinione che il problema principale sia invece un altro: il combustibile nucleare non è una fonte rinnovabile. Ma ci sono progetti in corso per sviluppare tecniche di riciclaggio e ottenere altra energia, il che tocca anche l’altra questione, delle scorie di materiali «ancora caldi».

Vorrei raccontare una breve storia. Sono cresciuto a pochi chilometri dal primo e principale impianto nucleare britannico. Un amico d’infanzia ne è diventato il capo della sicurezza. Gli ho chiesto poco tempo fa se si siano mai verificati degli incidenti. Mi ha risposto che si, una volta è scattato l’allarme e tutti si sono mobilitati per capire cos’era accaduto. È emerso che uno dei responsabili del turno di notte si era portato sul lavoro un vecchio orologio da riparare (è il suo hobby per passare il tempo) dotato di schermo luminoso con vernice al radio. Il sistema di allarme ha rilevato quella radiazione e si è attivato con le sirene e tutto il resto! Unico caso in vent’anni di attività. Lo trovo molto rassicurante.

da: Reasons to be Cheerful, titolo originale: The necessity of nuclear – Traduzione di Fabrizio Bottini (il quale rimane sostanzialmente antinucleare per ragioni «territoriali» sempre sottovalutate)

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