La Casa Ideale per l’Angelo del Focolare (1869)

christian_home_coverDice il Signore: «Ecco la donna saggia, che edifica la sua casa». Dove essere «saggia» vuol dire «scegliere i mezzi migliori per raggiungere i migliori fini». Si sa che il fine migliore che deve ricercare una donna è allevare i figli di Dio per la loro casa eterna, guidandoli nell’intelligenza, nella virtù, e autentica felicità. E dunque, quando una donna cerca una casa in cui esercitare questa missione, vorrà poter disporre di un’abitazione concepita in modo da rispondere al meglio in salute, attività ed economia, virtù cardinali di gioia e tranquillità domestica. Aiutarla in questo, è lo scopo delle figure e spiegazioni che seguono, a illustrare un modello di vita conforme al grande disegno a cui è chiamata la famiglia, più di quanto normalmente accada nella maggior parte delle famiglie che formano le abitudini della nostra società. Lo scopo è di mostrare metodi per risparmiare fatica, tempo, spese, così da assicurare salute, parsimonia, e serenità domestica anche a persone di pochi mezzi, ma in quantità che solo di rado riesce anche a chi è ricco.

All’inizio del capitolo di quella che potremmo correttamente definire una casa cristiana; vale a dire, una casa concepita per lo scopo preciso di consentire a ciascun membro di una famiglia di contribuire col lavoro delle sue mani al bene comune, in modo al tempo stesso sano, economico, gradevole. Naturalmente, gran parte delle indicazioni raccolte nelle pagine seguenti si applica alle abitudini e desideri di chi abita in campagna o in zone suburbane, che comunque lasciano spazi per una salubre attività al servizio della famiglia anche all’aperto, anche se i principi generali di organizzazione e gestione della casa sono di applicazione universale: validi negli affaccendati ristretti ambienti della città, così come nella più libera e pura quiete della campagna. Per quanto le circostanze lo consentono, si ritiene che l’attività familiare debba svolgersi per tutti in qualche misura all’aperto. Coltivare fiori a ornamento della tavola e della casa, di frutta e verdure per la tavola, di seta e cotone per gli abiti, badare a un cavallo, una vacca da latte, tutto può essere organizzato così che ciascun membro della famiglia possa, in qualche momento della giornata, fare moto all’aria pura, sotto i magnetici salubri raggi del sole. Ogni capofamiglia dovrebbe cercare un luogo con clima e suolo più adeguati per queste attività. A questo proposito, le ferrovie che consentono al marito di lavorare in città tenendo la famiglia in campagna, sono di grande vantaggio. Lo stesso vale per l’introduzione del libero lavoro nel Sud, dove nel clima mite e aria limpida degli altopiani le attività all’aperto possono proseguire in quasi tutte le stagioni, e donne e bambini lavorare sia all’esterno che al coperto.

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Fig. 1

Nelle tavole che seguono sono esposti alcuni metodi per risparmiare tempo, fatica e spese, sistemando al meglio ogni cosa. Così, anche case piccole ed economiche possono dotarsi di comodità e raffinatezze identiche alle abitazioni più grandi e costose. Il villino che apre questo capitolo [l’immagine di copertina nell’impaginazione, n.d.t.] corrisponde a un tipo di progetto che si può adattare sia a un clima caldo che freddo con pochissimi cambiamenti. E aggiungendo un altro piano funziona anche per una famiglia più grande. La Figura 1 mostra il pianterreno. Le dimensioni interne sono di 13×7,5 metri, esclusi i ripostigli e i due affacci anteriore e posteriore. L’altezza interna dal pavimento al soffitto è di 3 metri. Ai due affacci su ciascun lato del fronte si accede attraverso porte scorrevoli, che usando adeguati pannelli possono trasformare quello spazio anche in una serra per l’inverno. In un clima mite, quell’affaccio si può replicare anche sul retro. Nella nostra descrizione e sistemazione, l’obiettivo centrale è di mostrare come si possano risparmiare tempo e soldi e fatica, non solo nella costruzione ma anche nell’arredamento e organizzazione. Così si procede a mostrare tutto il pianterreno e come si compone, poi il piano superiore coi suoi arredi, e infine la cantina e tutte le sue attrezzature. I ripostigli non sono strettamente necessari all’economia domestica, ma possono rivelarsi assai utili, e quindi saranno esposti con più particolari in altri capitoli.

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Fig. 2

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Fig. 3

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Fig. 4

All’ingresso, subito dietro la porta, una rientranza (Fig. 2) dotata di ganci per appendere giacche e cappotti, un contenitore per soprascarpe su un lato,un portaombrelli sull’altro. Il comporto superiore di questa rientranza può contenere soprammobili, busti ornamentali, fiori. Le scale salendo fanno due curve e i gradini sono molto larghi, lasciando così un ampio spazio nella parte bassa, dove è sistemato un tavolo con un vaso di fiori (Fig. 3). Su un lato di questo spazio un ripostiglio armadio, con ingresso ad arco a contrappuntare quello delle scale per il piano superiore.Si vede anche una mensola sulle scale, dove si possono mettere fiori o statuette, visibili dall’ingresso, oltre ai quadri così come proposti dall’illustrazione. La stanza più grande sulla sinistra può svolgere varie funzioni grazie a un pannello mobile. Spostando questo divisorio pieghevole da un punto all’altro della stanza, si rendono sempre disponibili due ambienti, delle dimensioni desiderate salvo i limiti dello spazio totale. Su un lato del pannello si può organizzare il salotto o soggiorno; l’altro lo proponiamo come camera da letto. Nella Fig. 4 si mostra un lato di questo divisorio pieghevole, ricoperto di spessa stoffa, imbottita e inchiodata. Il tutto ricoperto di carta da parati che nella parte superiore richiama nel disegno una cornice a stucco. Sui pannelli si possono appendere dei quadri, oppure li si può verniciare o imbiancare. Per evitare che la superficie sia troppo assorbente, meglio trattarla con due mani di colla di pesce.

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Fig. 5

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Fig. 6

Nella Fig. 5 si mostra l’altro lato, o interno, del divisorio mobile, quello girato verso la zona che usiamo come camera da letto. Si vedono su un fianco, sopra e sotto, cassette a scomparsa, molto più comode ed economiche delle comuni cassettiere, oltre che preferite da chi le utilizza. Le maniglie sono ritagliate, come evidenziato alla Fig. 6. Si deve lasciare uno spazio di un centimetro abbondante tra il vano e il cassetto, su ciascun lato, così da poterlo estrarre e rimettere a posto facilmente. La parte centrale del divisorio è il guardaroba. Il pannello deve quasi toccare il soffitto, per evitare il rischio che si possa ribaltare. Coprirà tutta la larghezza del locale, salvo sessanta centimetri su ciascun lato. Si deve poi fissare con delle viti anche una fascia sporgente quasi in cima al pannello, di circa una decina di centimetri, a cui applicare poi le porte divisorie, ricoperta di tela e carta da parati come il resto. Queste porte all’interno sono attrezzate di ganci appendiabiti per cui c’è posto nel vano. Complessivamente il divisorio è profondo 45 centimetri in alto, 60 centimetri alla base, il che lo rende molto stabile. Si sposta su rulli di legno, lunghi trenta centimetri e con un diametro di 10 cm. I perni dei rulli sono il punto in cui si esercita il massimo dell’attrito, e devono essere trattati con sapone, ma poi anche un bambino può spostare facilmente il tutto.

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Fig. 7

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Fig. 8

Si deve mettere una tenda a coprire tutta la parte interna del divisorio, appesa a robusti anelli metallici. Sarà divisa in tre parti, con pesi di piombo o chiodature a tenerla tesa. L’intelaiatura deve essere assemblata all’interno con delle viti, perché non passa intera da una porta. All’estremità della stanza dietro il divisorio stanno due letti a scomparsa uno sotto l’altro, come mostra la Fig. 7. Quello superiore ha quattro piedi, ciascuno alto 90 centimetri e di 8 cm di lato, su rotelle da 5 cm. Il telaio sta a 36 centimetri dal pavimento, lungo 2 metri e 15 cm, largo 70 centimetri, spesso 8 cm. Sia sulla testiera che in basso va avvitata una tavola ritagliata a tacche come nella Fig. 8, 5×7,5cm.

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Fig 9

Le tacche sono da 2,5 centimetri, sia in larghezza che in profondità, a una distanza identica, per accogliere doghe in frassino, quercia, abete, da due centimetri di lato, da disporre sulla lunghezza. Queste doghe così minuscole e vicine l’una all’altra, sul lato lungo, funzionano elastiche molto meglio delle molle metalliche. Se si deformano si possono girare. Non vanno fissate alle estremità, salvo inserirle nelle tacche. Tra i piedi, di altezza identica, vanno fissate le due assi di testiera e ai piedi. Il lettino piccolo è come quello che gli sta sopra, salvo le dimensioni: piedi alti 23 centimetri, calcolando anche le rotelle, lunghezza 190 centimetri, larghezza 70 centimetri. Il telaio deve restare il più possibile vicino al pavimento, sulle sue rotelle. I materassi più comodi e sani sono fatti con un contenitore dotato di bottoni come nella Fig. 9 da riempire di paglia d’avena, più soffice di quella di segale o frumento. La si può sistemare come mostrato nella figura, e rinnovare spesso.

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Fig. 10

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Fig. 11

La Fig. 10 mostra il letto superiore rifatto, con quello inferiore infilato sotto. Il copriletto deve riprendere la copertura del divisorio, e lo stesso vale per i cuscini che durante il giorno stanno in un copri federa del medesimo materiale. Nella Fig. 11 un’ottomana, costruita come una scatola, con una copertura montata su cardini. Al coperchio è fissato un cuscino con delle cinghie a ciascun angolo, che passano attraverso alcuni fori e sono allacciate all’interno. Il cuscino deve essere ritagliato quadrato, con dei bordi, imbottito di crine e cucito come fosse un materasso. Le maniglie laterali sono cordoni fissati con nodi all’interno. Il contenitore a scatola deve essere più largo alla base di 5 centimetri rispetto alla cima, coperchio e cuscino identici per dare proporzione. L’ottomana è fissata su ruote, molto comoda per metterci delle cose, e serve anche come divano.

Riguardo alle spese, per il divisorio col legname mediamente a 4 dollari a carico, il falegname che costa 3 dollari a giornata di lavoro, arriviamo complessivamente a 30 dollari, e 6 dollari per i due letti. I materiali per tappezzeria e guarnizioni possono essere molto economici e tuttavia gradevoli. Una donna sulla base di queste indicazioni, con l’aiuto di un figlio o del marito per la pialla e la sega, può organizzarsi parecchio spazio, da due cassettoni, due grossi bauli, un ampio guardaroba, uno stenditoio, spendendo meno di 20 dollari, il puro costo del materiale. Divisorio e letti si possono organizzare anche per ottenere una stanza da letto grande e ariosa, che la mattinasi trasforma in soggiorno su un lato, e area pranzo sull’altro, durante la giornata spazio per ricevere persone sul davanti, e sull’altro lato stanza per cucire o riposare. Tutta la superficie che di solito si dedica inutilmente a cucina, ingressi, anticamere, sottoscala, angoli vari e ripostigli, così viene sfruttata per aumentare lo spazio della grande stanza, da sfruttare in modi tanto vari per il giorno e la notte.

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Fig. 12

La Fig. 12 è la pianta della cucina e della stanza con la stufa. Camino e stufa sono pensati per la ventilazione dell’intera casa, nel modo esposto in un altro apposito capitolo. Fra i due ambienti, delle porte a vetri scorrevoli servono a tener fuori l’eccesso di caldo e gli odori della cucina. Dalla parte della stufa ci devono essere degli scaffali, che dalla parte della scala per la cantina saranno larghi 30 centimetri, ciascuno a 45 cm dall’altro; sull’altro lato gli scaffali possono essere più piccoli e vicini, rispettivamente 20 e 23 centimetri. Vicino alla stufa, contenitori con coperchio per gli utensili. Sugli scaffali, nei contenitori e stipetti, si tengono tutte le cose per cucinare, pentole e posate, gli strumenti per i lavori di casa, ma resta ancora parecchio spazio disponibile. La cambusa del cuoco su una nave contiene qualunque cosa serva a cucinare per duecento persone, in un ambiente che non è più grande di questa nostra stanza della stufa, e organizzato in modo tale che sia possibile facendo uno o due passi raggiungere tutto. Al contrario, in gran parte delle grandi case tutte le tovaglie, gli utensili di cucine e posate, lavandino, sala da pranzo, sono così lontani che si passa metà del tempo camminando avanti e indietro per portare e recuperare tutto ciò che si usa.

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Fig. 13

Nella Fig. 13 la pianta dello spazio lavandino e cucina. Due finestre garantiscono una migliore circolazione d’aria quando fa caldo, aprendone una in alto e una in basso, e c’è anche una migliore illuminazione per lavorare, se abbiamo dei problemi agli occhi. Lo sgabuzzino contiene il barilotto della farina, ci si accede tramite una porta, e si solleva il coperchio. Accanto, lo spazio per la cucina, con un asse da lavoro, su un lato per carne e verdure, sull’altro per impastare il pane. Il lavandino ha due diverse prese, dal pozzo e dall’acqua piovana, uno per caricare il serbatoio che poi si usa nel bagno e nel gabinetto. Sull’altro lato del lavandino lo scolapiatti, con un ripiano per tenere le stoviglie a sgocciolare, e dei canaletti che fanno scorrere l’acqua sino al lavandino. Incardinato, può stare sia sul piano cucina che direttamente sopra il lavandino. Sotto a questo, mensole e cassetti montati su scanalature, così che si possano spostare aumentando o diminuendo lo spazio a disposizione. Questi contenitori si possono usare per vari tipi di materiali, tovaglioli, strofinacci, ciotole col burro o strutto ecc. Qui trovano posto anche due bidoncini della spazzatura e il contenitore del grasso da sapone. Sotto anche farine, cereali non trattati, e sotto ancora zucchero bianco e bruno, tutte le cose che serve avere a portata di mano. Di fianco la latta della melassa col coperchio e il tappo in sughero. Un metodo che funziona molto meglio delle solite caraffe, sia per la melassa che per olio e aceto, molto più facile da usare e tenere pulito. Altre cose e attrezzi utili per la cucina si possono sistemare sugli scaffali, su un lato o l’altro. […]

Calcolando i costi del legno, e del carpentiere specializzato nelle costruzioni a tre dollari al giorno, una casa così si può realizzare con 1000 dollari. Nel caso i cui si voglia risparmiare molto, la possono abitare due piccole famiglie, condividendo la cucina, ma ancora avere spazio a sufficienza. Una stanza grande e quella posta sopra si possono lasciare per quando la famiglia crescerà e avrà bisogno di più posto. Un robusto cavallo e un calesse, una vacca, l’orto, il vigneto, il frutteto, su alcuni ettari, assicurano tutto quanto si può trovare nei più grandi possedimenti, senza l’impiccio della servitù poco qualificata. Se genitori e figli si uniscono nel lavoro quotidiano della casa, dell’orto, nella cura del frutteto, la parsimonia assicurerà salute e serenità tanta quanta non ne hanno neppure i più ricchi.

Immaginiamo una piccola comunità di cristiani educati, abbondantemente dotati di ricchezze, che vivano così come vivono oggi i ricchi, e che emigri verso qualche altopiano del Sud, là dove rocce, colline, valli e monti sono pittoresche quanto il New-England, dove il termometro raramente supera i 30° d’estate, e altrettanto raramente scende sotto zero d’inverno, e il lavoro all’aria aperta prosegue tutto l’anno, dove il suolo è fertile e facile da lavorare, dove abbondano frutti e fiori tropicali, dove anche i bambini attorno a casa possono coltivare cotone o produrre seta, dove il prodotto di vigneti e frutteti trova facile sbocco grazie alle ferrovie. Immaginiamoci quella colonia, con una chiesa al centro, la scuola, la biblioteca, spazio per tutte le attività sportive e lavanderia comune (servizio che solleva gran parte delle famiglie da una delle principali fatiche domestiche); immaginiamo che in ogni famiglia i bambini siano cresciuti insegnando loro il lavoro manuale come dovere sano e nobile. Immaginiamoci tutto questo, che è perfettamente praticabile: non si accrescerebbe così la gioia della vita, accumulando meriti per la vita eterna, sfruttando meglio le ricchezze risparmiate e diffondendo conoscenze e cultura tra i poveri, gli ignoranti, gli emarginati, là dove oggi languono mancando di esempi e influenze cristiane?

Da: Catharine E. Beecher, Harriet Beecher Stowe, The American’s Woman Home, J. B. Ford & Co., New York 1869 – Estratti e traduzione a cura di Fabrizio Bottini

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