La comunità locale come base per la progettazione di quartieri (1925)

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Immagine da «The Neighborhhod Unit»

L’occasione per questa ricerca è stato l’incarico da parte del Comitato del Piano Regionale di New York, di individuare una formula in grado riassumere una auspicabile distribuzione dei campi da gioco nelle varie zone. La dotazione di adeguati spazi da gioco per i ragazzi significa però molto più che non garantire un’ottima accessibilità. Si devono anche tutelare i più giovani dai pericoli del traffico mentre vi si recano, e occorre garantire un certo grado di omogeneità sociale e razziale fra chi frequenta quegli spazi, perché siano davvero funzionali allo scopo. Il nostro problema, così, diventava in realtà di stabilire quale tipo di organizzazione delle strade, degli spazi aperti e pubblici sarebbe stato il più adatto a promuovere una normale vita di quartiere.

Che ruolo specifico svolge, o dovrebbe svolgere per il cittadino, il quartiere, distinto da quello della città nel suo insieme? I nostri studi e ricerche ci portano a queste conclusioni: i caratteri peculiari di un quartiere urbano, ciò la cui assenza lo rende meno adeguato a rispondere alle esigenze della vita familiare, sono: le qualità estetiche, tutto ciò che riguarda edifici, verde, alberature, le strade che circondano le case, quanto può dare piacere, e se manca o è carente più disgustare; una accessibilità facile e sicura alle scuole elementari; una accessibilità sicura ad aree adeguate per il gioco; disponibilità di alcuni tipi di piccoli esercizi e negozi. Cosa si deve cambiare, nel tipo di organizzazione stradale e spazi aperti, per rispondere a queste esigenze della comunità locale? Per capirlo, riflettiamo sui caratteri materiali e spaziali delle quattro funzioni individuate. Infine ci sono gli aspetti prettamente residenziali, che saranno considerati per ultimi data la dipendenza dagli altri.

Scuole

Secondo i calcoli di Strayer e Engelhardt, serve una scuola elementare pubblica ogni 1.000-1.200 bambini in età scolare, il che corrisponde in una normale distribuzione demografica a circa 5.000-6.000 abitanti. La massima distanza di spostamento di un alunno non dovrebbe superare i 7-800 metri. Nelle zone di case unifamiliari, dove ciascun lotto ha una superficie di circa 500 metri quadrati (10×50) e col 30% del totale destinato a strade, a una popolazione di 5.000 persone corrispondono approssimativamente 65 ettari. Immaginando il quartiere come un quadrato, quell’area avrà un lato di poco più di 800 metri. Una scuola collocata al centro fa sì che nessun alunno debba spostarsi più del necessario. Se immaginiamo una forma triangolare i calcoli si fanno ancora col medesimo raggio. Così abbiamo calcolato un distretto scolastico modello da 65 ettari nel caso di abitazioni unifamiliari, e ovviamente in proporzione può diminuire l’area all’incremento delle densità.

Fin qui, le distanze. Poi dobbiamo considerare il fatto che nessun alunno debba essere obbligato ad attraversare strade di comunicazione urbana per raggiungere la sua scuola. A New York le vittime bambini di incidenti automobilistici si contano ormai al ritmo di una al giorno. La risposta è quasi ovviamente un’area tutelata dal traffico di attraversamento. La migliore soluzione parrebbe quella di sfruttare le stesse strade principali come margini dei quartiere: facciamole fin che si vuole dritte e ampie, ma facciamole passare in modo da delimitare, anziché tagliare, un vicinato. Arriviamo così al concetto di cellula entro un sistema viario, definita dalla griglia stradale e contenente una scuola al proprio interno. Naturalmente si può realizzare solo dopo la griglia stradale.

Campi da gioco

Le ricerche sull’uso del tempo libero mostrano come i più piccini di solito non si spostino di oltre 3-400 metri per andare a giocare. Se uno spazio è più distante, non lo frequentano. Gli spazi aperti di un complesso scolastico al centro di un quartiere di 65 ettari rappresentano un campo a portata di mano a poche centinaia di metri per tutte le famiglie. Ma ce ne devono essere degli altri nel quartiere, e con due aree del genere si accontentano tutti gli abitanti.I bambini che si spostano verso il campo da gioco devono poterlo fare con la medesima sicurezza di quando stanno andando a scuola, quindi vale ancora il concetto del quartiere delimitato dalle strade di scorrimento anche per gli spazi di ricreazione.

Negozi

Gli urbanisti calcolano in una distanza massima di ottocento metri, quella che si dovrebbe percorrere per trovare un negozio di quartiere. Meglio ancora se questa distanza è di due isolati (circa la metà se si calcola l’isolato tipo di New York n.d.t.). Però gli abitanti non gradiscono neppure che gli esercizi siano tanto vicini alle loro case da modificare l’ambiente puramente residenziale. Da tempo immemorabile questi nuclei di attività sorgono all’incrocio delle vie principali. Il nostro quartiere, così come lo abbiamo immaginato sinora, ha quelle vie ai propri margini, e dunque la collocazione logica dei negozi sarà proprio su questi confini, agli angoli, magari mescolandosi alle attività dei quartieri adiacenti.

Caratteri residenziali

Naturalmente gran parte della qualità abitativa sta nelle mani dell’architetto, di chi progetta il verde, del costruttore, di chi decide le forme della lottizzazione. Ma può aiutare anche l’urbanistica municipale. Pensiamo al nostro quartiere delimitato. Supponiamo che abbia un particolare sistema stradale convergente verso il nucleo centrale a verde, con la scuola pubblica su un lato, due chiese e un teatro a riempire gli altri, il tutto ben organizzato e artistico: non sarebbe il modo migliore per rispondere alle esigenze di tutti gli abitanti?

Un quartiere delimitato da strade di grande comunicazione e con delle vie proprie interne distinte, già da sé è uno strumento per costruire comunità e identità. E definisce alcuni caratteri residenziali che l’architetto e il lottizzatore sapranno sfruttare al meglio per realizzare case e ambienti affascinanti. Caratteri che poi gli abitanti potranno conservare e migliorare anche dopo che se ne saranno andati gli specialisti, associandosi fra loro a questo scopo, cosa che l’amministrazione municipale non può fare da sola. E l’esperienza indica come alcuni tipi di spazi favoriscano o meno questo genere di associazioni locali. La superficie su cui abitano i potenziali associati non deve essere troppo ampia, ed essere chiaramente delimitata. Prima che emergano i contorni e i leader del gruppo, prima di organizzare un incontro, occorre capire chi invitare, perché senza un’area definita non si comprendono nemmeno gli interessi. È così che quelle vie di grande comunicazione poste a fungere da margini del quartiere svolgono un ruolo di stimolo, rendendo possibile la formazione dei gruppi.

Le nostre ricerche arrivano a definire uno schema particolare di quartiere. Pensiamo a un modello elastico utile come base per la progettazione delle aree residenziali di espansione urbana. Dal punto di vista delle forme e della popolazione questa neighborhood unit è il migliore possibile distretto. C’è l’edificio della scuola insieme ad altri enti al centro, e i negozi sugli angoli esterni. È delimitato rigidamente dalle strade di grande traffico, o da zone non residenziali, e al proprio interno contiene una rete stradale particolare, che favorisce la circolazione degli abitanti, evitando gli attraversamenti di chi non è interessato al quartiere. Ci sono poi spazi verdi e aperti minori di vicinato, che coprono idealmente il 10% della superficie totale. Riteniamo che un tipo di organizzazione che segua questi principi possa rispondere ai bisogni di una comunità locale.

Se osserviamo le attuali tendenze del mercato immobiliare, non possiamo non notare come anche le iniziative commerciali cerchino di rispondere alla domanda di spazi residenziali armoniosi a gradevoli, con quartieri per tanti versi simili a quelli che abbiamo delineato. Ma è una tendenza che deve essere sostenuta dalla pianificazione urbanistica municipale, e da norme che favoriscano il formarsi di nuclei unitari. Dal punto di vista sociale, questi spazi potrebbero promuovere il rinascere della comunità locale, pur in forme diverse da quelle del villaggio tradizionale perché qui mancano le attività produttive. Il quartiere di oggi ha una omogeneità di tipo culturale ed economica, dato che nasce da una scelta consapevole del tipo di abitazioni, sulla base di criteri familiari e di reddito.

Da: Ernest W. Burgess (a cura di), The Urban Community, Testi scelti dagli Atti dell’American Sociological Society, The University of Chicago Press, 1925 – Titolo originale: The local community as a unit in the planning of urban residential areas – Traduzione di Fabrizio Bottini
Dalla medesima raccolta, qui nella sezione Antologia, vedi anche Walter P. Willcox, Una definizione di città e campagna in base alle densità
Per gli altri testi di Clarence Perry da varie fonti, il riferimento è all’omonimo tag (qui sotto la striscia del Commenti)

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