La dispersione pandemico-avanguardista nelle campagne

Foto F. Bottini

La densità di popolazione si calcola in quante persone abitano una determinata superficie di territorio. L’affollamento – che oggi possiamo definire anche assembramento – si riferisce a spazi chiusi e si calcola in abitanti stanza. Studi scientifici individuano nell’affollamento, e non nella densità, il principale fattore di contagio di questa pandemia Covid, contraddicendo e quasi sbugiardando visto che la loro è una affermazione sistematicamente fondata, chi poco dopo l’inizio dell’emergenza sanitaria lo scorso inverno si sbilanciava in ipotesi di decentramento o addirittura «Ministero della Dispersione». Buttando alle ortiche come se non fossero mai esistiti decenni di discussioni sulla indecorosa fine della suburbanizzazione novecentesca nel segno dell’automobile della casetta unifamiliare e dei centri commerciali, i suoi impatti socio-ambientali micidiali, la sua insostenibilità di versione caricaturale e commerciale di certe utopie industrialiste, dalla città giardino di Howard alla Broadacre di Wright. Come se non fossero mai esistite, neppure le teorizzazioni sullo sviluppo socioeconomico locale fatto di integrazione casa-lavoro, parità di genere, nuovi consumi immateriali e creative class. Niente, puff, sparito in una nuvoletta di chiacchiere da difesa della ruralità di epoca fascista con l’amato duce alla trebbiatura a torso nudo.

Esplode talmente improvvisa questa moda della dispersione antiurbana, poco dopo il conclamato inizio della pandemia, da far pensare si trattasse di qualcosa di pianificato da tempo e che aspettava solo il momento di lanciarsi sulla testa del mercato. Anche nel metodo tutto ricalca l’antica campagna di Broadacre con una bella mostra a New York stile Salon d’Automne nel momento in cui il quadro generale pare più maturo e ricettivo. E il terrore della pandemia spinge già all’irrazionale collettivo tra negazionisti complottari e contraddittorie cretinate antiscientifiche assortite: che c’è di meglio dell’intenzione artistica fondata su una vaga sensazione che pare proprio autentica? Vicinanza è contagio, lontananza è salvezza, lo spazio aperto come mascherina naturale, riprendiamoci (pagandolo il giusto s’intende) il territorio dimenticato che sta lì bello verde e grasso aspetta soltanto di essere colto e mangiato. Previa trasformazione architettonica sognante e valorizzazione immobiliare of course: quell’insegnamento novecentesco lì non si getta affatto alle ortiche.

Che si tratti del borgo ancestrale collinare della Prozia Pina su cui avvitare metri cubi griffati, di un tragicomico post sovietico Ministero della Dispersione presidiato da intellettuale black clad antiforfora, o di ariose inafferrabili riflessioni sulla campagna delirante post-urbana, poco cambia. Leggiamo a proposito dell’evento newyorchese al Guggenheim del prevedibile Rem Koolhaas, avanguardia del singolare ma non troppo movimento: «Campagne, il futuro. L’esistenza urbana contemporanea deve basarsi sulla riorganizzazione sfruttamento innovazione delle campagne su scala mai concepita. Accumulazione e trattamento dei dati, ingegneria genetica, intelligenza artificiale, automazione robotica, innovaizoni economiche, mobilità del lavoro, acquisizione privata di superfici per scopi ecologici, tutto si sta sviluppando e sperimentando molto più nelle campagne che nelle città. Partecipiamo a questa trasformazione». In fondo non ci sono troppi giri di parole: vieni anche tu nella Nuova Frontiera la porta è spalancata! La narrazione già vista e rivista, dai Tre Uomini in Barca di Jerome, attraverso la fine della città versione self-fulfilling prophecy di Henry Ford, fino alle telepromozioni della villetta triplo box e tavernetta solare immersa nel verde e nella paranoia dell’intruso pelle scura. E non ci sarebbe in fondo niente di male in sé, se non si sfruttasse il ricatto della pandemia con titillazioni parascienfifiche, quel giochetto per bambini scemi su densità/assembramento. Purtroppo di scemi ricettivi ce ne sono parecchi, anche dalle parti delle decisioni strategiche di sviluppo.

Riferimenti:
– Nolan Gray, Sprawl made Los Angeles’ pandemic problem worse, not better, Press-Telegram California, 21 gennaio 2021
– Guggenheim Museum, Countryside, The Future 2020

Commenti

commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.