Nella vita, quel che conta è lo stile

kobnSi accusa sempre «il sistema» di qualunque nefandezza, e forse è pure vero: per fare le sciocchezze grandi, ci vuole una spinta grande, una stupidità grande. Però la domanda successiva è quella che spesso ci sentiamo rivolgere da qualcuno quando facciamo qualcosa che non approva lui, e in fondo non approviamo nemmeno noi: «ma te l’ha ordinato il dottore?». Cioè, in altre parole, qualcuno o qualcosa ci obbliga, a farlo, quel gesto, quel consumo, quella scelta specifica? Di solito no, almeno non in quei termini, e se proviamo a sommare la catena di alternative e scelte, non possiamo non pensare che il famoso o famigerato «sistema» finisca per comporsi con una serie di sliding-doors che vanno in linea di massima in una certa direzione, ma potrebbero anche imboccarne un’altra, in tutto o in parte. Premessa filosofica per scendere nella valle di lacrime dei cosiddetti stili di vita insostenibili, ovvero i cui impatti complessivi fanno «sistema» e finiscono per stritolare ogni cosa, indipendentemente dalle intenzioni dei singoli. I nostri consumi inducono sovraproduzione, sovrasfruttamento di risorse (naturali e umane), e spesso si traducono in una insoddisfazione anziché soddisfare bisogni. Peggio di così. E pensare che in fondo il primo passo, oltre a rendersene conto, ovvio, sarebbe in sé facilissimo, provare a cambiarli sulla propria pelle, imboccando una delle tante sliding-doors alternative.

Consapevolezza: mica c’è bisogno di Matrix

La prima consapevolezza, apparentemente ovvia ma di fatto non lo è: la stessa società dei consumi e dell’informazione, fa di tutto per proporci ogni genere di alternative, proprio perché prova a far leva su qualunque nostro bisogno. Così se diamo un’occhiata non preventivamente sospettosa (ma egualmente attenta) scopriamo una miriade di offerte, per esempio sul versante degli impatti ambientali decrescenti, anche se poi occorre una riflessione seria sulla serietà del percorso da imboccare. Parlando di «sistema», ovvero di grandi, enormi aggregazioni di stili di vita e relativi consumi, scopriamo che ad esempio il modo di vivere e abitare pesa a scala continentale europea per il 70-80% dei consumi correlati, ovvero alimenti, mobilità, casa in senso lato. E dentro l’alimentazione ci sono, ancora un esempio, carne latte e derivati col 24% (quota enorme) da soli di tutti gli impatti di consumo, o l’energia domestica che carica ben il 40% del totale. E si capisce quindi che da molti punti di vista davvero «il sistema siamo noi», e domandarsi cosa si può fare seriamente e concretamente, indica una sola delle principali sliding-doors: i consumi privati in senso lato. Mica ce l’ha ordinato il dottore di vivere così.

Il cambiamento viene da solo, basta cambiare

Certo, se è vero che la somma dei gesti individuali costituisce cambiamento collettivo e generalizzato (può costituirlo quando il movimento è convergente), va anche sottolineato quanto il tipo di consapevolezza, del problema e dell’azione, influisca sul genere di cambiamento. Un buon punto di partenza viene qui, ancora, dal concetto di consapevolezza, che è quasi naturalmente ampio. Ovvero, se tutti ci accorgiamo degli effetti di un gesto, un consumo, una propensione, direttamente su noi stessi e ciò che ci sta immediatamente intorno, l’idea di «consapevolezza» di solito è più allargata. Quando ad esempio parliamo di temi delicati come l’ambiente, la società, l’eguaglianza, si tratta di differenze fondamentali: proteggere l’ambiente con una prospettiva ristretta in genere è puro egoismo territoriale se non tiene conto degli effetti di largo raggio; proteggere gli equilibri sociali esistenti è espressione di conservatorismo reazionario se non si accompagna a uno sguardo aperto su ciò che cambia; tutelare diritti specifici può ripercuotersi assai negativamente su diritti più generali, a cui è meglio fare pur sempre riferimento. Quindi anche nel cambiamento di abitudini per cambiare la società e il mondo, certe cautele «consapevoli» sarebbero d’obbligo: specie prefigurando passi in avanti, oppure all’indietro. Interessante in questo senso l’approccio macroscopico degli Scenari di Stile di Vita Sostenibile allegati, che ne delinea di 2 + 2 famiglie intrecciate, entrambe con risvolti in positivo e in negativo. Quando si dice consapevolezza.

Riferimenti:
AA.VV., Scenarios for sustainable lifestyles 2050, rapporto europeo SPREAD

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