Note sull’ubicazione delle industrie (1944)

Per le industrie i problemi ubicazionali sono sempre esistiti

Il gioco dei fattori agenti sulle scelte va stimato con criteri molto diversi per il passato e per il presente: in questo tempo nostro, a seconda se si sa o non si sa guardare verso l’avvenire si dà o non si dà il passo alle considerazioni svolte in questo trattato. Esse non potevano certo, per la forza medesima delle cose, esercitare in anni lontani le influenze di cui sono ora suscettibili, a maggior ragione in quanto la loro portata, anzi la loro stessa esistenza era ignota ai più, ed appena intravista da alcuni pochi meglio dotati. Questi non sono mancati mai. Statisti che furono provetti amministratori, seppero suscitare nuove attività nel loro paese, oppure grandi uomini d’affari, fondatori di vere dinastie industriali, poterono, col vigore del loro ingegno particolarmente dotato, vincere le nebbie della comune ignoranza ed intuire di caso in caso la vie giusta da battere.

mauro_44_02Osservazioni e ricerche scientifiche, meditazioni filosofiche condotte sistematicamente hanno per scopo di sostituire a simile meccanismo, che deve fare appello a qualità trascendenti, che per ciò stesso costituiscono non una norma, ma una eccezione, e però risulta di esito oltremodo precario, un meccanismo tutto diverso, basato su principi tratti in via deduttiva dalle esperienze, buone o cattive, del passato ed aprente, secondo i metodi del ragionamento induttivo, vie più sicure per l’avvenire. Fino a che punto il mortale ha «negata le preveggenza del futuro» od invece può vincere tale inibizione? Per lo meno liberarsi da quel che Eschilo chiama dono di Prometeo? «Egli al confidare [nell’avvenire] diede cieche speranze».

È basilare un rapporto bidirezionale industria-ambiente

Poiché è scopo generico, in via subordinata al tornaconto (od anche indipendentemente da questo) di raggiungere l’efficienza massima così nell’opificio come, su una linea di maggior estensione, dell’azienda, tanto l’uno quanto l’altra debbono risultare i meglio idonei non solo grazie alle proprie qualità intrinseche, ma in rapporto all’ambiente. Non si può anzi ritenere soddisfatta la prima condizione se non lo è la seconda. Ciò si verifica del resto per qualsiasi organismo vegetale ed animale: il più perfetto, una volta che gli sia diventato improprio l’ambiente causa una modificazione sopravvenuta, non ha che ad adattarsi, od a morire o, se gli riesce, ad emigrare in cerca di un habitat propizio. È nobile privilegio dell’uomo il saper indurre cambiamenti nell’ambiente: «soltanto» dell’uomo, ché l’esempio del castoro è di sagace sfruttamento, non di alterazione delle condizioni ambientali.

L’opificio ha esigenze ubicazionali più rigorose che non l’azienda

Intesa questa seconda quale organo dell’impresa ai fini della amministrazione generale e delle incombenze finanziarie e commerciali sia per gli acquisti sia per le vendite, le condizioni ambientali mantengono un grande valore, ma è più agevole potere ad esse subordinare struttura e funzionalità. Esse sono anzi quasi sempre tali, per la modalità della loro formazione storica-psicologica, da risultare appropriate ad un paese determinato, a meno che non si tratti di quelli non molti, che sono ancora del tutto immaturi o refrattari. Viceversa per l’impianto si è in grado bensì di modificarne fino ad una certa misura le caratteristiche (edifizi, strumenti e modi per la produzione, afflussi e deflussi delle materie), ma le alterazioni non possono andare, normalmente, al di là di limiti alquanto ristretti.

In generale, piuttosto che adattare l’opificio all’ambiente, conviene scegliere l’ambiente adatto [all’opificio]

Occorre dunque di “voler non superare” quei confini, dentro i quali le modificazioni possono venire programmate senza troppo gravi lesioni dell’optimum raggiungibile in condizioni meglio idonee: altrimenti, bisogna andare alla ricerca di queste. A meno che non si sia in grado di influire con ampiezza e profondità sufficienti su una o più di tali condizioni, determinatrici dell’ambiente, sapendo all’uomo guardare “abbastanza lontano”. Se la ubicazione delle industrie è per l’economista e per il geografo una parte del problema più vasto della distribuzione locale di attività economiche, ed è stata trattata per ciò, di volta in volta, come una “disciplina marginale”, per il dirigente d’azienda e per il tecnico programmatore e consulente essa è andata e va ogni giorno più acquistando una importanza decisiva, una fisionomia sua propria e sempre meglio definita. La location engineering degli anglosassoni.

I problemi relativi alla ubicazione delle industrie esigono larghezza di cognizioni e di idee

Si tratta di una branca dell’ingegneria industriale, che non può interessare in via diretta e principale ai molti elementi meramente esecutivi, utili, anzi indispensabili nella sempre più accentuata specializzazione; per essi è desiderabile ( e desiderata) una nitida polarizzazione della coltura professionale e delle vedute che ne scaturiscono. All’incontro la materia concerne gli elementi direttivi delle imprese; quanti sono incaricati di progettare, erigere, gestire uno o più impianti industriali. È nell’interesse dei singoli e della collettività che la mente di costoro abbracci, con la voluta “larghezza di cognizioni e di idee”, un insieme di per sé complicato per le interferenze di discipline scientifiche e tecniche diverse, per la incertezza o lacunosità dei dati di partenza, per il puro e semplice fatto di proiettarsi nel futuro; insieme reso più arduo dall’influsso di pregiudizi e passioni ed interessi umani.

Non si può (né si vuole) prescindere dal peso decisivo dell’intervento della volontà individuale

mauro_44_01Si hanno estrinsecazioni eminenti nella formazione dei gruppi, dei cartelli e d’ogni altra combinazione industriale; nel “frazionamento ubicazionale” dell’azienda: a) se monomila, per l’amministrazione centrale, lo stabilimento, gli eventuali organi specializzati di acquisto o di vendita; b) se polimila, per il fatto stesso di avere adottato tale struttura. In ciò che concerne direttamente l’opificio, si può “voler” sopportare un minor grado di bontà ubicazionale in quanto si presume di equilibrare lo svantaggio con altri benefici (o con la speranza di essi), oppure perché intervengono ragioni psicologiche e sentimentali, che possono anche far luogo ad apporti economici indiretti. Od a casi teratologici ed anche francamente patologici , quando l’intelligenza sia mediocre o lacunosa, il raziocinio obnubilato. Si intende che di norma mi riferisco pur sempre ad una volontà intelligente e raziocinante.

Sul terreno positivo è preferibile parlare di condizioni ubicazionali che non di fattori

Per quel che si è detto, il “fattore” decisivo rimane pur sempre insito nella volontà operante dell’uomo. Nessun determinismo materialistico adunque, ma un chiaro concetto spiritualistico. Gli elementi positivi non possono sovrapporsi alla volontà, tanto meno obliterarla, ma ne “condizionano” l’intervento, se questo ha da essere razionale. Conviene dividere le condizioni ubicazionali in tre gruppi: fondamentali, accessorie, speciali.

La graduatoria d’importanza ha soltanto valore indicativo

Un impianto per ferroleghe assorbe 45.000 kW ed impiega 300 uomini: 150 kW per ogni addetto. Un calzificio e maglificio adopera 0,3 kW per lavoratore: ad una forza di 1.500 persone corrispondono dunque 450 kW di energia. Se il rapporto fra quest’ultima ed i prestatori d’opera fosse costante per le due industrie, avremmo nel primo caso, sulla base dell’energia impiegata, un calzificio con 150.000 addetti (il che è pazzesco); nel secondo, sulla base dei lavoratori, un impianto elettrometallurgico con 225.000 kW (il che è dinosaurico, ma ancora dentro i limiti del possibile). Il diverso grado dei due paradossi esprime bene la differenza nell’influsso ubicazionale, che energia e mano d’opera sono capaci di esercitare sull’una piuttosto che sull’altra industria.

Rispetto ad una produzione specifica, in funzione delle dimensioni, del grado di dinamizzazione e più di meccanizzazione, del diagramma di fabbricazione che ne risulta, è lapalissiano che un primo opificio abbia bisogno di maestranza relativamente numerosa e specializzata. Per contro un secondo (purché disponga di una squadra di provetti meccanici per la messa a punto e la manutenzione di un macchinario complesso e delicato) è perfettamente in grado di contentarsi di “manovali semi-qualificati” ed anche di giovani donne con addestramento poco più che rudimentale, per giunta in un numero proporzionalmente minore che non il primo.

Trasformazioni radicali possono essere apportate nel settore ubicazionale, quanto se non più che in ogni altro, dalla attuazione di piani economici

È noto che questi sono parziali o totali; regionali o nazionali o soprastatali; estesi ad un numero più o meno grande di anni. La loro diffusione, già notevole negli ultimi tempi, promette di diventare ancor maggiore per il futuro. Siamo in grado di costituire uno strumento larvato di formidabile dominazione politica, a maggior ragione quando si affaccino criteri, cari a molti teorizzatori e disposati ai loro fini da potenti uomini di Stato, per la cosiddetta «specializzazione zonale delle produzioni». Quantunque presentino caratteri di indiscutibile attrattività sotto la luce della razionalizzazione, essi possono facilmente venir piegati, più esattamente distorti a fini egemonici, onde vietare, per un verso o per l’altro, intere branche di attività a tutto un paese o consentirne l’uso in una misura die strema limitatezza.

A meno di un’economia integralmente socializzata o statizzata, per il singolo imprenditore ciò corrisponde, sia pure sotto un angolo visuale affatto particolare, a quello “ambiente” di cui ho detto, con le difficoltà che in generale si oppongono al privato per ogni modificazione d’importanza. Il problema è diverso per la città o la regione o lo Stato, i cui dirigenti nella preparazione ed attuazione del piano, a seconda degli scopi perseguiti, debbono tener conto di dati, di notizie, di riflessioni, non oso scrivere quali sono contenute in questa mia opera, ma del medesimo tipo, onde evitare, magari involontariamente, provvedimenti che risulterebbero di nocumento assai grave alla vita economica, che si è inteso per contro, attraverso il piano, di promuovere e sviluppare. A più forte ragione ciò ha sommo valore allorché si tratti di discutere un trattato di pace o di relazioni internazionali, destinato ad avere vigore per molti anni e ad esercitare una influenza marcata su tutto quanto l’indirizzo e sulle possibilità di esistenza di un intero popolo.

Concludendo

Spetta a ciascuno il quesito proprio, con le difficoltà da vincere, i rischi da affrontare, ed insieme la soddisfazione, il prestigio, il compenso pecuniario insiti nel successo. Fatte salve le premesse e le riserve indicate, chiamo condizioni fondamentali:

  1. gli approvvigionamenti di materie prime
  2. i centri di vendita dei prodotti
  3. la disponibilità di prestatori d’opera
  4. i mezzi di trasporto
  5. le sorgenti d’energia (ed i rifornimenti di combustibili)
  6. gli interventi di poteri esterni (all’impresa)
  7. le caratteristiche del sito (per l’industria)

Nel secondo gruppo, che ho denominato delle condizioni accessorie, riunisco elementi che possono intervenire, oppure no, ad ogni modo nei casi normali, con un peso di gran lunga minore che non i precedenti sette. Vale la pena richiamare la precisazione filosofica del vocabolo: «accessorio» che nella logica si oppone a «essenziale, fondamentale, necessario», e designa ciò che, pur avendo una qualsiasi relazione col soggetto di cui si tratta, , non è essenziale alla maniera attuale di considerare il soggetto stesso, né necessario all’intelligenza di ciò che se ne dice, sicché si può anche lasciar da parte senza che per questo ne rimanga alterata l’idea o diminuita la chiarezza del discorso che deve spiegarlo (C. Ranzoli, Dizionario di scienze filosofiche, IV ed., Milano 1943). Non escludo che si diano evenienze, nelle quali una o più condizioni accessorie possano di tanto avanzare nella graduatoria da prender posto, per validi motivi, tra le fondamentali. Si tratta pur sempre di eccezioni che, ancora una volta, confermano la validità della regola. Le condizioni accessorie comprendono:

  1. le influenze climatiche
  2. i rifornimenti di acqua (dove questa non sia materia prima)
  3. l’eliminazione dei rifiuti
  4. la protezione contro gli incendi (ed altri pericoli)
  5. le possibilità pubblicitarie

mauro_44_03Ascrivo infine al gruppo delle condizioni speciali tutte quelle particolarità, talvolta di portata così grande da diventare decisiva, talvolta invece di semplice complemento o correzione, che sfuggono per la loro grandissima e quasi accidentale varietà ad una classificazione sistematica, o meglio ne originerebbero una troppo macchinosa ed ingombrante, e, alla fine, molto di scarsa utilità concreta. E però conviene trattarne per via di esemplificazione, lasciando all’acume ed al buon senso del lettore di provvedere, in base alle nozioni che gli sono fornite, con il processo analogico meglio appropriato di caso in caso. Riunisco in un gruppo separato gli elementi relativi alla autarchia e alla difesa nazionale per il convincimento che essi non siano un “quid” di accessorio o di speciale, ma costituiscano per contro una condizione che va al di là delle stesse fondamentali, prese nel loro insieme.

Si tratta di un coefficiente da apporre a ciascun termine (nessuno escluso) del complesso polinomio ubicazionale, con un valore da scegliersi ogni volta a seconda delle contingenze non solo industriali (cioè economico-tecniche) ma politiche e militari. Esso è in grado, col suo diverso valore, di esercitare una influenza, la quale può risultare poco più che nulla e per contro arrivare a sconvolgere la graduatoria iniziale e costituirne una nuova. Questa sarà decisiva. I fanatici degli “affari per gli affari”, proni ad una vita economica avulsa e talvolta, con aberrazione masochistica, persino lesiva delle ragioni e delle finalità essenziali della vita (senza aggettivi) del loro proprio popolo, non trovano luogo né presso il mio spirito né in queste pagine Sarebbe, come non mai, «propter vitam, vitae perdere causa». L’amore al paese non esclude, anzi, pone a fondamento quello per la famiglia; l’aspirazione ad una libera e feconda vita internazionale trova in una operosa “carità patria” il suo lievito più efficace.

da: Industrie e Ubicazioni, Hoepli, Milano 1944 (Vol. I, cap. III, pp. 368)

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