Taci che il Petrolio ti Guarda!

foto F. Bottini

Quando le forze petrolifere attaccano le associazioni per la difesa del clima, gli attivisti guardano all’ovvio aspetto negativo: una delle più potenti entità del mondo sta cercando di annientare i loro sforzi, per esempio contro l’uso del gas naturale negli edifici. Ma in California settentrionale, dove le stesse associazioni di base sono riuscite a far sì che vengano proibite nuove pompe di benzina nelle città dei territori di Napa e Sonoma, qualcuno arriva addirittura a compiacersi per le reazioni ad una campagna riuscita. L’opposizione di Big Oil si è manifestata a Jim Wilson verso fine gennaio. Lo storico militante per il clima della Napa County si è trovato nella buca delle lettere un volantino con l’immagine di un tubo della benzina accanto a un portafoglio vuoto, col messaggio DISTRIBUTORI PROIBITI = BENZINA PIÙ CARA. Firmato Western States Petroleum Association, ovvero il comparto petrolifero della West Coast, a convincerci che contenere la crescita dei distributori significa meno concorrenza tra operatori e di conseguenza maggiori costi per il consumatore proprietario di auto a benzina.

«La Napa County probabilmente è il primo territorio degli Stati Uniti in cui tutte le municipalità proibiscono nuovi distributori – spiega Wilson – e probabilmente stavolta abbiamo davvero dato una spinta decisiva». Cresce l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico in tutti gli USA, vediamo ondate di calore senza precedenti, le città cercano ogni mezzo per contenere i consumi di carburanti fossili nell’immediato futuro. Ma quando queste azioni hanno tangibili risultati, che si tratti dell’ordinanza di elettrificazione a Seattle [il Building Emissions Performance Standard n.d.t. ] oppure di questa proibizione dei distributori in California, ecco che scattano le antenne difensive del settore petrolifero colpito. Wilson, che appartiene a Napa Climate Now, affiliato 350 Bay Area, fa propaganda climatica ai ragazzi delle scuole, attivissimi poi nel promuovere il divieto di nuove pompe di benzina nell’area. Liliana Karesh, studentessa alla Napa High School e co-presidente di Napa Schools for Climate Action, spiega come si sono convinti i membri del parlamento statale coinvolte assemblee locali, presentate proposte ai consigli municipali: «Siamo in una situazione di emergenza climatica ed è assurdo che si continuino ad approvare nuove strutture dedicate a distribuire combustibili fossili».

Il movimento per il divieto inizia nel 2021 quando Petaluma, California, nel territorio di Sonoma County, diventa la prima amministrazione cittadina degli Stati Uniti a proibire i distributori. Da lì l’idea si diffonde nel territorio delle contee prima di Sonoma e poi della confinante Napa; l’idea è stata proposta anche a Los Angeles; Sacramento; Eugene, Oregon; e su fino a Kelowna, Canada. Per un certo periodo gli attivisti sono stati un po’ perplessi perché non vedevano reazioni degli avversari, racconta Woody Hastings, ambientalista della Sonoma County e dell’iniziativa Coalition Opposing New Gas Stations. Considera quel volantino, insieme a un nuovo disegno di legge del Senato della California per evitare ulteriori limiti ai distributori, come segnali di successo del movimento. «Abbiamo ottenuto qualcosa. La Western States Petroleum Association, una grossa cosa di per sé, si accorge di noi».

Negli ultimi anni la California ha visto incendi catastrofici, inquinamento dei fumi, siccità e piogge decisamente anomale, tutto esasperato dal cambiamento climatico. Le città delle contee di Sonoma e Napa dichiarano «emergenza climatica» e gli ambientalisti vedono nella proibizione dei distributori di benzina un’azione coerente con quella consapevolezza. Proibire i distributori non ha ovviamente come obiettivo qualche riduzione delle emissioni di gas serra – impossibili da valutare e calcolare così – ma piuttosto di smettere di investire nella distribuzione di combustibili fossili. «Ci dicono che è una cosa sciocca, che non cambia nulla, che la gente continuerà comunque a fare il pieno nei vecchi distributori» continua Hastings. Ma aggiunge che nessuno chiede davvero di aprire nuovi distributori, e quindi le amministrazioni locali non devono sostenere in alcun modo cose che si possono presto rivelare obsolete. In California le auto ad alimentazione carburanti fossili saranno fuori mercato nel 2035 e dieci anni dopo nel 2045 si deve arrivare ad emissioni zero. Mentre chi vuole nuovi impianti pensa di continuare a vendere benzina come abbiamo fatto per cento anni».

Ci si oppone alla costruzione di nuove pompe per lo stesso motivo per cui ci si oppone ad altre fonti di inquinamento. Nel sottosuolo di qualunque distributore c’è un serbatoio con migliaia e migliaia di litri di benzina e gasolio. Da cui escono vapori velenosi attraverso le tubature. Anche le perdite sono famigerate, assorbite dal suolo e dall’acqua come rilevano tutte le analisi. Praticamente qualunque serbatoio sotterraneo perde, e i costi di bonifica dei terreni possono arrivare a oltre un milione di dollari per volta. Sono i distributori di benzina a costituire circa la metà dei 450.000 brownfield contaminati del paese, un ostacolo a qualunque progetto di riqualificazione e riuso.

Per il settore petrolifero i distributori sono un nodo essenziale: terminale di una lunga filiera che parte dai pozzi petroliferi e finisce con l’acquirente che fa il pieno dell’auto. «Teniamo d’occhio in tutto lo Stato l’estendersi di questi divieti» spiega Kevin Slagle, portavoce della Western States Petroleum Association. Convinta che proibire nuovi distributori in California sia «un insieme di azioni simboliche e veri ostacoli a rifornire di carburanti la comunità». Secondo Slagle meno offerta di stazioni di servizio significa più costi per il consumatore. E l’associazione fa riferimento a uno studio della University of California, Berkeley, non ancora sottoposto a peer-review, in cui degli economisti hanno controllato 1.000 distributori in Messico, rilevando come aggiungerne nei pressi voleva dire abbassare lievemente i prezzi della benzina. Il volantino si inserisce nella campagna promozionale Facts Per Gallon lanciata l’anno scorso contro alcune politiche della California, dal cap-and-trade per il tipo di carburanti, che contribuirebbero a determinare prezzi tra i più alti del paese.

La medesima ricerca dell’università di Berkeley viene citata in un testo promosso poche settimane fa da Aisha Wahab, senatrice Democratica eletta nel distretto orientale della Bay Area. Il progetto nella versione attuale chiede alla California Energy Commission di condurre uno studio sia sulle stazioni di benzina che su altre forme di alimentazione come le ricariche elettriche. E si vorrebbero bloccare le amministrazioni locali che impongono divieti dal gennaio 2025 fino al completamento della rilevazione nel 2027. Un portavoce di Wahab ci precisa che il testo originale contiene un double negative e non si impediscono moratorie. Non si possono introdurre emendamenti secondo le regole della California prima di 30 giorni secondo l’Ufficio del Senato statale. Continuano però gli effetti delle proibizioni: «Progetti bloccati nella Napa County, e fortemente sconsigliate nuove domande grazie al lavoro di Schools for Climate Action – conclude Wilson – i petrolieri saranno furiosi per i progressi indotti dagli studenti delineando un futuro senza combustibili fossili».

da: Grist, 28 febbraio 2024; Titolo originale: California towns are banning new gas stations. Big Oil is paying attention – Traduzione di Fabrizio Bottini

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