Sviluppo locale e dispersione urbana

Tra una ventina d’anni, se i costruttori ci riusciranno, i passeggeri di Caltrain uscendo dalla stazione di Bayshore vedranno un nuovo quartiere carbon-neutral di edifici ad appartamenti, viali alberati e piazze. Ma per quanto riguarda l’ex Sindaco di Brisbane, Ray Miller, curvo sul suo bastone da passeggio ad una poco frequentata fermata, lui sarebbe assai…

Data center: urbanizzazione sostenibile?

Si potrebbero realizzare data center senza inutili conflitti locali sul territorio. Ma l’eccessiva urgenza di costruire queste strutture funzionali alla AI si è tradotta in enormi complessi impattanti energivori e inquinanti che ricordano più gli albori della rivoluzione industriale che l’epoca dell’intelligenza artificiale. Potemmo anche costruirci un’epoca d’oro dei data center, in cui le comunità…

Automazione burocratica anti-nimby per la casa

Aaron Sprik le case le costruisce da 25 anni. Ma qualcosa così non gli era mai successo. Ha presentato in comune un progetto per un complesso a schiera. E se l’è visto approvare nel giro di 24 ore. «Neanche lontanamente tempo così, e in nessuna città». Adesso i lavori delle otto case, un affaccio azzurro…

Soluzioni locali joint-venture per una società divisa

Le elezioni del 2024 hanno confermato diverse cose: come società siamo profondamente divisi, diffidiamo gli uni degli altri, e non crediamo nella possibilità della politica per cambiare le cose. Deprimente, ma nulla di nuovo. Già il sociologo Robert D. Putnam ci avvertiva su quanto fosse allarmante il crescente isolamento e l’erosione del capitale sociale, da…

Chiedere «meno cemento» è urbanistica progressista?

Buona parte delle battaglie locali di comitati e associazioni di abitanti ha l’obiettivo di impedire o ridurre le trasformazioni edilizie, intese come quantità di metri quadrati e metri cubi destinati a funzioni urbane. Anche buona parte delle motivazioni specifiche addotte da questi gruppi si può riassumere nella «conservazione della qualità» del quartiere, o zona, o…

Il NIMBY è solo un perdente del mercato immobiliare?

Quel detto che ammonisce «see the trees, see the forest» si adatta sempre magnificamente all’intreccio di minute particolarità e grandi complessità che è la metropoli contemporanea. Osservando le cui manifestazioni, nell’immediato così come nel medio periodo (per quello lungo ci affidiamo fiduciosamente ai posteri), è sempre salutare alternare uno sguardo al piccolo albero a una…

Il nimby travestito da ambientalista identitario o chissà cos’altro

Esiste un motivo abbastanza ovvio per l’essere in qualche modo spontaneamente conservatori: l’abitudine costruisce equilibri complessi, che l’innovazione puntualmente sconvolge, e adeguare ritmi rappresenta comunque un impegno e un investimento, personale e collettivo, di non indifferente onere. Chi vede balenare davanti alle proprie capacità intuitive una innovazione di qualunque genere (che riguardi apparentemente solo sé…

Il buio oltre la siepe della densificazione suburbana

C’è un’idea di libertà piuttosto schematica e apparentemente indiscutibile, che si riassume con: sono libero, salvo riconoscere che la cosa si ferma davanti alla libertà altrui. In termini curiosamente immobiliari, il medesimo concetto viene riassunto nell’adagio popolare «Good fences make good neighbors», che pur riferendosi a un’idea più ampia usa proprio quella metafora fisica del…

Londra: partecipazione urbana joint venture

La critica che più spesso si attirano i progetti pubblico-privati, ha a che vedere col particolare mix che (così accusa in genere la critica) vedono la parte pubblica sobbarcarsi gran parte degli oneri, mentre i privati non rischiano nulla e incassano tutti i vantaggi dell’operazione. Anche quando coglie nel segno al 100%, questo tipo di…

Ci vuole il Settimo Cavalleggeri, contro i nimby?

Non si pretende certo che chi ha una prospettiva limitata di osservazione su un certo fenomeno o problema, debba improvvisamente e forzosamente cambiarla. E per un motivo facilmente intuibile, ovvero che tutti, nessuno escluso, hanno in un modo o nell’altro questa «prospettiva limitata»: vuoi dall’esperienza personale, vuoi dalla formazione culturale, vuoi dal ruolo occupato oggi…