Viaggi Spaziali e Cambiamento Climatico

foto F. Bottini

Restiamo sempre tutti un po’ attoniti guardando decollare un razzo. Ancora più impressionante per me assistere alla discesa degli stadi usati di SpaceX. Veder atterrare contemporaneamente i due propulsori laterali a Cape Canaveral dopo il lancio di Delta Heavy è stato surreale, come un film di fantascienza. Ma dobbiamo pensare anche a quel che scaricano quei razzi per salire così verso lo spazio. La composizione di ciò che esce dipende dal carburante che entra. Vista la fama di SpaceX e le imprese senza precedenti che può vantare come Superheavy, il razzo più potente mai costruito, proverò a parlare di quella. Starship e Superheavy utilizzano come carburanti propulsori metano e ossigeno. Quando una molecola di metano si ossida produce una molecola di CO2 e due molecole di H2O. Si calcola che il prossimo lancio di Superheavy e Starship possa generare circa 2.683 tonnellate di CO2. Una normale auto per il trasporto di persone emette 4,6 tonnellate di CO2 l’anno, e quindi lanciare Starship e Superheavy produrrà le stesse emissioni di 583 auto guidate per un anno.

Un portavoce di SpaceX alla domanda se ne sono consapevoli risponde che quelle emissioni in fondo non corrispondono che a una piccolissima parte di quelle dell’agricoltura dell’industria o del commercio, e quindi non ci sarebbe alcun problema. Un modo di ragionare da «Va tutto bene perché comunque emetto pochissimo in confronto ad altri» che è esattamente il motivo per cui le emissioni aumentano invece di diminuire. Tutti adoriamo i voli spaziali perché sono una cosa molto esotica e quindi non vorremmo rinunciarci, come del resto non vorremmo rinunciare a nulla. Ma le cose possono cambiare se capiamo di essere di fronte a una questione di vita o di morte, e che l’unica priorità è ridurre, eliminare il consumo di combustibili fossili. Il settore dei carburanti di origine fossile investe miliardi in bugie sui rischi di continuare a bruciarli, come l’industria del tabacco sui danni del fumo. E alla fine si fa pochissimo per arginare le emissioni. Nonostante l’esplosione delle energie rinnovabili, in realtà dopo vent’anni vento e sole pesano solo l’1,4% del totale di consumi mondiali.

E per dirla tutta poi non è nemmeno tutta colpa del settore combustibili fossili. È colpa nostra, di tutti quelli tra noi che credono quel che vogliono fargli credere. Non vogliamo saperne di austerità energetica. Di conseguenza ci riduciamo ad una situazione in cui (quando si reagisce) la reazione diventa assai dolorosa, sempre che se ne possa avere una. E se comporta rinunciare ai viaggi spaziali, rinunciamoci. Unica eccezione che farei sarebbe il lancio di un veicolo spaziale per capire meglio come reagiscono l’atmosfera e gli oceani al riscaldamento globale. Per esempio, dovremmo assolutamente comprendere come nubi e particolati influenzano la temperatura, aspetto che oggi tiriamo a indovinare. Il sogno di Star Trek può attendere, fin quando avremo stabilizzato l’atmosfera. Anche in quel caso il mondo sarà comunque molto più caldo, e quindi dovremo concentrarci su come togliere carbonio dall’aria: cosa certo non facile ma la priorità è fermare le emissioni.

Energia è linfa di vita nel mondo moderno, ecco perché è così difficile non continuare a usarne sempre di più. Parte dell’aumento si deve alla crescita di popolazione, parte dal maggiore consumo. Bisogna invertire entrambe le tendenze, ma come si fa fa a diminuire i figli specie nei paesi sottosviluppati in cui rappresentano forza lavoro manuale ed esiste una ostilità alla pianificazione familiare? E come si fa con una società consumista ad arginare l’appetito a consumare sempre più? Ecco perché ci meritiamo una mazzata in testa per svegliarci un po’: quella del cambiamento climatico potrebbe essere decisiva. Non manca molto al momento in cui ci sarà da «mollare tutto e correre a fare ogni cosa possibile per fermare le emissioni di gas serra da attività umane».

da: E-Environmental Magazine, 4 ottobre 2021 – Titolo originale: Space Travel & Climate Change – Traduzione di Fabrizio Bottini

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