Vox Populi e qualità urbana

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Foto M. B. Style

Capita a volte di inciampare in qualche cartellone, opuscolo, inserzione o post «consigliato», che reclamizzano un nuovo complesso o quartiere residenziale fuori città, e di notare gli aspetti su cui brevemente si sofferma la comunicazione commerciale. Il primo banalissimo e scontato slogan è quello che a modo suo risolve la storica contraddizione fra città e campagna, magnificando da un lato la localizzazione rurale «immersa nel verde» della casa dei sogni, e dall’altro aggiungendo con una strizzatina d’occhio che siamo comunque d’altra parte a un tiro di schioppo (calcolato in vaghi minuti in genere) dal centro, o dal nucleo urbano più vicino. Il resto delle informazioni da cartellone o opuscolo, riguarda poi la qualità edilizia, energetica, delle finiture interne, rinviando ovviamente per approfondimenti a una visita in loco o telefonata in ufficio vendite. Siamo tanto abituati a questo genere di comunicazioni e informazioni, da ragionare ormai anche noi secondo quei binari prefissati. Se ci chiedessero perché hai deciso di andare a capirne di più di quella proposta, probabilmente risponderemmo citando in un modo o nell’altro proprio quegli aspetti, quant’è carino, quant’è lontano essendo però vicino. E il resto?

Location Location Location

Perché in realtà quando decidiamo di andarci a stabilire da qualche parte (sia che stabilirsi significhi abitare, sia che voglia dire svolgere un’attività, o entrambe le cose), a ben vedere quei pochi aspetti citati dalle pubblicità stanno in fondo in fondo alla lista. Naturalmente il fatto che l’edificio dentro e fuori sia fatto in un certo modo conta, ma conta molto di più dove e come si colloca in un contesto: quello sarebbe assai più complesso da sistemare, se ci fosse molto o poco che non va. Ci sono i vicini reali o probabili, attuali e futuri, i tempi e le distanze da coprire per arrivare a qualcosa, rumori, relazioni (o assenza di relazioni), perché notoriamente il verbo «abitare» va un po’ oltre lo stare a letto, o sul divano a guardare la Tv, o cantare sotto la doccia calda. Gli agenti immobiliari bravi, riassumono tutto questo nelle «tre regole fondamentali della professione»: Location, Location, Location. Ovvero quel che conta in un investimento è sempre e solo la sua posizione rispetto al resto, la possibilità di entrare in sinergia, non la cosa in sé e per sé. Per converso, quando qualcuno vi magnifica esageratamente l’isolamento termico-acustico, o la possibilità di schizzar via da lì e in men che non si dica trovarsi in centro, vi sta implicitamente comunicando che quel posto è cacciato chissà dove, ed esiste qualcosa di fastidioso da cui isolarsi. Meditate.

Lo dicono il mercato e l’infotainment, baby!

Risulta così piuttosto illuminante, pur senza assolutamente volerlo essere, la semiseria quanto serissima classifica dei posti peggiori dove abitare dalle parti di Chicago compilata da un sito di intrattenimento. Uno di quei contenitori pubblicitari dove tra un pettegolezzo e l’altro, o la «scena che ha commosso il web», si fa di tutto per mescolare informazione e curiosità, e naturalmente l’idea di fare una classifica al contrario sta tutta in quella logica: dove non vorreste mai abitare. Ma come i ratings più seriosi internazionali o locali che siano, anche questo finisce per risultare interessantissimo e perfettamente scientifico se andiamo a guardare il metodo e i criteri, tutti a implicita conferma del famoso location location location. Perché prendono in considerazione proprio tutti quei fattori di contesto prettamente «urbani» che l’enfasi edilizio-automobilistica pubblicitaria ci aveva nascosto, o messo in secondo e terzo piano. Un posto fa schifo se le scuole sono brutte, degradate, con insegnanti capitati lì per caso e di malavoglia. Un posto non lo sceglieresti per abitare se ci sono solo case case e solo case, neanche un’attività economica e pochi servizi a movimentare un po’ il mortorio. Un posto è tanto più bello quanta più gente ci sta, perché così «ci sono tante cose da fare» (diverse da far pisciare il cane, naturalmente). Oltre a cose ovvie, come il poter uscire di casa sicuri, o essere circondati da gente tranquilla e magari serena perché non ha grossi problemi economici. Eccetera. Perché l’immersione nel verde e nell’idromassaggio ha un sacco di controindicazioni: chiedetelo al vostro deejay di fiducia, se non vi fidate dell’urbanista o del sociologo.

Riferimenti:
Nick James, These Are The 10 Worst Chicago Suburbs, Road Snacks Infotainment

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