Composizione e organizzazione dei quartieri (1956)

Segnaliamo alcuni elementi che possono essere di concreto ausilio nell’esame dei progetti. Come è noto, alcuni architetti e urbanisti sostengono la necessità di suddividere un quartiere in unità abitative, ciascuna delle quali è definibile come un insieme di alloggi ospitante, a seconda delle densità del quartiere, dai 600 ai 2.500 abitanti e dotato di un certo numero di attrezzature collettive, da determinare, volta a volta, in base alle condizioni esistenti nei quartieri di cui l’unità fa parte e nelle zone urbane circostanti. Dall’esperienza deriva però la necessità di apportare alcune modifiche a questo concetto.

A – Assistenza sociale

Secondo l’esperienza fatta dall’INA-Casa, il criterio di dotare una unità abitativa di una sede propria per l’assistenza sociale è valida solo nel caso in cui l’unità stessa risulta isolata, quando cioè un complesso realizzato coi fondi dell’INA-Casa e costituito da 600-2.500 vani (150-500 famiglie) è isolato e non vi sono altre costruzioni INA-Casa nelle immediate vicinanze. In molti casi può essere costruita, con più vantaggio per la efficienza del servizio, un’unica sede sociale, anche per complessi di maggiore entità. Un solo gruppo assistenziale può servire, in condizioni particolari, fino a 1.500-1.600 famiglie. Le condizioni particolari cui si è fatto cenno sono legate alla forma e alla struttura del complesso edilizio, oltre che al modo in cui è stato previsto l’inserimento del complesso nel tessuto urbano circostante, poiché il massimo di 1.500-1.600 famiglie per un solo gruppo assistenziale può essere raggiunto solo quando le strade che servono gli appartamenti confluiscono tutte in un punto e quando l’edificio più lontano dal gruppo non dista più di 400-450 m.

(Questo si verifica, ad esempio, in un complesso di 1.600 appartamenti con densità di 500 ab. per ettaro, sorgente su un’area pianeggiante di forma pressoché quadrata o circolare e con il corpo assistenziale costruito sul margine del complesso, in prossimità del complesso stesso). Dal minimo di 150 al massimo di 1.500-1.600 famiglie, servite da un solo gruppo assistenziale, esistono tutte le possibilità intermedie: i progettisti dovranno studiare, volta a volta, una struttura stradale che consenta il minimo di dispersione dei percorsi (e quindi il minimo numero possibile di punti di confluenza), in relazione alla forma planimetrica e altimetrica dell’area, ai possibili punti di accesso e al raggio massimo di azione di un gruppo assistenziale, come sopra definito (450 m.), per ubicare in prossimità dei punti di confluenza più importanti la sede dei Centri Sociali. In prossimità degli stessi punti potranno ovviamente anche sorgere anche gli altri servizi di quartiere (negozi, asili, scuole, piccoli parchi ecc.) per i quali si danno di seguito suggerimenti sulla ubicazione e il dimensionamento. In ogni caso, per complessi superiori ai 1.600 appartamenti, è indispensabile più di un centro sociale.

Alle considerazioni precedenti è necessario aggiungerne altre che possono ulteriormente modificare la distribuzione dei gruppi assistenziali (e, in parte, la struttura dei quartieri). In ogni gruppo assistenziale vengono esplicati due ordini di attività sociali: alcune attività sono rivolte essenzialmente agli abitanti del quartiere in cui il gruppo sorge, altre possono anche interessare i quartieri vicini non realizzati dall’INA-Casa (esistenti o che sorgeranno in futuro). Le attività del primo ordine sono svolte essenzialmente nelle sale di riunione per capi famiglia, negli uffici delle assistenti sociali, in alcune salette per riunioni di gruppo di vario tipo (attività di gruppo) e si tratta di attività che debbono trovare delle possibilità di sviluppo unicamente in sé stesse, si svilupperanno cioè tanto più quanto maggiore sarà l’intenzione e l’interesse delle assistenti e degli abitanti a svilupparle. Le altre sono quelle relative alle biblioteche, ai corsi di lingue, ai corsi di addestramento professionale (attività culturali). Per queste è necessario l’uso di strumenti quali libri, attrezzi di lavoro, macchine ecc., che, per divenire economicamente produttivi, debbono essere a disposizione di un numero sufficiente di persone dotate di attitudini particolari, numero che non si trova quasi mai nell’ambito di un’unità abitativa né di un quartiere.

Diviene perciò necessario che di quegli strumenti possano servirsi anche persone che abitano nei quartieri vicini. Ora, molto del risultato dipende dalla ubicazione del gruppo di locali in cui si svolgono le attività del secondo ordine ed è un risultato tanto più sicuro quanto più questo gruppo di locali è vicino a in vista di luoghi attraversati e frequentati anche da abitanti dei quartieri vicini. Pertanto quando viene riconosciuta l’opportunità di costruire in un complesso più di un centro sociale, almeno uno di essi dovrà essere collocato in un punto che sia di confluenza per la maggior parte degli abitanti del quartiere INA-Casa, e, contemporaneamente, di passaggio obbligato per gli abitanti di altri quartieri: questo centro potrà allora contare (oltre ai servizi per l’attività di gruppo che gli sono propri) anche tutti i servizi per attività culturali necessari a tutto il complesso; potrà in altre parole assorbire da tutti gli altri centri sociali del complesso i servizi di attività culturali. Gli altri centri sociali, perciò, dovranno essere dimensionati per le sole attività di gruppo necessarie all’area da loro prevista. (I servizi per attività culturali possono avere un raggio di influenza di 600 m. e, se esistono mezzi di collegamento abbastanza frequenti, possono estendere la loro influenza a distanze molto maggiori)

[…]

B – Negozi

Controllare che sia previsto un negozio ogni 100-200 abitanti. Il modulo di superficie dell’unità negozio può essere di mq. 40 netti. In detta superficie si intendono compresi un gabinetto e un piccolo magazzino – possibilmente con ingresso indipendente – che possono trovare posto, se necessario, sotto il negozio stesso. I negozi possono essere collocati in edifici a sé stanti o nei piani terreni di edifici a uso abitazioni. Anche per i negozi da prevedere ma da non realizzare immediatamente può essere studiata sia la disposizione in edifici a sé stanti, sia nei piani terreni degli edifici di abitazioni più vicini. In questo secondo caso (uso di pianterreni), si può suggerire che i piani terreni di alcuni edifici, vicini al gruppo di negozi da realizzare, siano progettati con soffitto più alto e con il primo solaio di piano terra smontabile, affinché sia sempre possibile trasformare gli appartamenti in negozi. I progettisti potranno anche trarre vantaggio da quei locali a piano terra che non possono essere usati per abitazione. Raggi di influenza variabili: per i negozi di 1° necessità, 200-300 m.

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Foto M. Dematteis

I negozi è bene siano sempre collocati in prossimità dei punti di accesso alle unità abitative o ai quartieri, meglio se in vicinanza o a contatto delle strade di traffico veloce (possibilmente visibili dalle strade di scorrimento esterno del quartiere). Si controlli cioè che siano stati scelti punti di confluenza o di passaggio per abitanti di altri quartieri. Si rischia altrimenti di non consentire ai privati che dovranno installare i loro esercizi un giusto margine di guadagno (peggio, di lasciare per lunghi anni invenduti i negozi stessi). Teoricamente sembrerebbe opportuno dare ad ogni unità abitativa di 1.000-2.000 abitanti un gruppo di 8-10 negozi, ma quando più unità abitative formano un quartiere residenziale, “alle ragioni dell’avere i negozi sotto casa si contrappone quella per cui il centro principale del quartiere non rimanga svuotato di vita e diminuiscano le possibilità degli incontri spontanei, dei contatti sociali” (Adalberto Libera, “La scala del quartiere residenziale”, in Esperienze urbanistiche in Italia, INU 1952). Si tenga presente, oltre che il numero di abitanti serviti, la distanza degli edifici più lontani, che non è bene superi i 300 m.

C – Mercati

Ubicazione: tra la zona dei negozi e il centro del quartiere, avendo un raggio di influenza di 800-1.000 m. Superficie: in via di larga approssimazione mq 0,05 per numero abitanti.

D – Cinema

Rapporto con la popolazione servita: secondo le statistiche, in media ogni giorno il 10% degli abitanti si reca al cinema. Un cinema con 500 posti è economicamente attivo fra i 5.000 e i 10.000 abitanti. La presenza di altri cinematografi nella zona circostante rende più alto il numero degli abitanti necessario a coprire gli stessi posti. Ubicazione: in prossimità di punti di confluenza anche per abitanti di altri quartieri, con spazio libero antistante ed uscite non a diretto contatto con zone di traffico. Elementi edilizi costitutivi: sale, servizi, eventuale palcoscenico ed annessi.

E – Ufficio postale e telegrafico

Superficie: centri da 2.000 a 3.000 abitanti, mq 150; centri da 3.000 a 5.000 abitanti, mq 250-300; centri da 5.000 a 10.000 abitanti, mq 500.

F – Scuola materna

Ubicazione e raggio di influenza: possibilmente non superiore ai 200 m.; medio 160 m. Si controlli che le vie di accesso alle scuole si svolgano su strade pedonali, evitando incroci pericolosi e grande traffico. Capacità: viene considerata massima una capacità di 200 alunni. Rapporto alla popolazione servita: i bambini che frequentano l’Asilo sono considerati il 6-8% della popolazione totale, il 2,5-4% se la frequenza della scuola è limitata ai bambini dai 4 ai 6 anni (il dato varia con il tipo di popolazione e con le abitudini di questa circa la scuola materna. Nel primo caso una scuola per 200 bambini può servire una popolazione di 3.000 abitanti; nel secondo, una popolazione di 6.000 abitanti). Elementi edilizi costitutivi: l’edificio di una scuola materna dovrà essere ad un piano con intorno un’area scoperta, in parte ombreggiata, di superficie complessiva mai inferiore a 500-600 mq. Dimensioni di superficie: S. coperta mq 3 per il numero degli alunni; S. scoperta mq. 5 per il numero degli alunni.

Tenendo presenti i dati su indicati, risulta che una scuola materna per 200 alunni, che serve il 2,5-4% della popolazione totale può essere utilizzata da 1.000/1.600 famiglie, mentre la stessa scuola, a servizio dell’8% della popolazione totale, può servire solo 500 famiglie. Poiché, come si è detto, le diverse percentuali dipendono dalle abitudini delle popolazioni (oltre che dall’indirizzo che gli Enti che amministreranno le Scuole Materne vorranno dare alle scuole stesse) può accadere solo per caso che le Scuole Materne possano essere collocate sempre e solo in prossimità dei gruppi assistenziali di cui si è parlato in A). A volte dovrà essere previsto un numero di Scuole Materne superiore ai gruppi assistenziali, a volte un numero minore, anche in relazione al fatto che non è sempre possibile costruire scuole per il numero massimo di 200 allievi. È quindi necessario che i progettisti abbiano assunto informazioni presso l’Ente Gestione Servizi Sociali prima della progettazione. Tuttavia si controlli che le Scuole Materne siano ubicate, quando ciò è possibile, in prossimità dei Centri sociali, sfruttando gli stessi “punti di confluenza” dei percorsi.

G – Asili nido

Ubicazione: e raggio di influenza: massimo 150 m. dalle abitazioni più lontane. Capacità: da 50 a 150 bambini. Rapporto alla popolazione servita: dal 3 all’8% della popolazione totale. Elementi edilizi costitutivi: edificio a un piano e area libera circostante; superficie complessiva non inferiore ai 300 mq. Dimensioni di superficie: S. scoperta mq. 3,5 per il numero di bambini serviti; S. coperta mq. 2 per ogni bambino. Gli asili nido sono quindi quasi sempre in numero superiore ale scuole materne. Si controlli, però, che siano collocati, quanto ciò è possibile, in prossimità delle scuole materne e dei centri sociali.

H – Scuole elementari

Ubicazione e raggio d’influenza: al centro della zona servita; si calcola che il raggio d’influenza utile e comodo sia al massimo di 700-800 m. le vie d’accesso alla scuola dovrebbero potere evitare incroci pericolosi. Rapporto alla popolazione servita: la popolazione scolastica dai 6 agli 11 anni si calcola da alcuni al 10% di quella totale, da altri al 13-5%. Fino a 10.000 abitanti si può avere un impianto solo; ciò che corrisponderebbe a 1.000 e 1.300-1.500 alunni. Pare non convenga però superare i 1.000 alunni per impianto, avendo il numero di 600-700 alunni quale dimensione ottima. Elementi edilizi: l’edificio della Scuola dovrebbe essere ad uno o due piani, non superiore a tre piani. È costituito dalle aule, dal reparto di direzione, dalla palestra, dai servizi e dalla zona di gioco.

[…]

I – Parrocchia e suo raggio di azione

Data la dimensione normale di 5.000 anime (limite massimo 10.000-12.000) ed una densità media cittadina di 250 abitanti ad ettaro si avrebbe una Chiesa ogni 20 h., con un raggio di 250 m. Rapporto alla popolazione servita: dimensione ottima, ogni 5.000 anime. Quando una Parrocchia supera i 12.000 abitanti, conviene sia divisa. Nuclei di 2.000-3.000 abitanti, distanti dalla Parrocchia, possono essere serviti da Chiese succursali, con attrezzature più semplici. […]

Estratto (a cura di Fabrizio Bottini) da: Piano Incremento Occupazione Operaia – Case per Lavoratori. Guida per l’esame dei progetti delle costruzioni INA-Casa da realizzare nel secondo settennio, Roma 1956

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