Il ruolo delle Nazioni Unite per la Casa (1949)

Il primo organismo di indagine delle Nazioni Unite – la Sottocommissione Temporanea per la Ricostruzione Economica delle Aree Devastate – si riunì a Londra nel 1946. Dopo aver inviato ispettori in tutta Europa, riferiva sui bisogni abitativi nel quadro generale delle distruzioni belliche, comprendente sia l’agricoltura che le attività industriali. Appariva tanto importante la questione della casa, fra quelle della ricostruzione, che si propose di costituire una apposita Organizzazione Internazionale per la Casa, sul modello di quelle analoghe istituite per gli aspetti economici, l’agricoltura, l’istruzione, la salute. Ma per questioni organizzative, nonché a causa della scala regionale a cui in genere si affrontavano i problemi del dopoguerra, l’idea fu almeno per il momento accantonata.

Oggi gli obiettivi più urgenti per quanto riguarda l’abitazione sono inseriti tra quelli della Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’Europa, l’Asia, l’Estremo Oriente e l’America Latina. Organizzare convegni di esperti del settore, la raccolta, scambio, diffusione di informazioni sull’argomento, fa capo al Segretariato di Lake Success [sede provvisoria ONU a Long Island, New York, mentre si preparava quella definitiva di Manhattan inaugurata nel 1952, n.d.t.] dove decisioni di politiche generali vengono assunte anche dal Consiglio Economico-Sociale e dalle sue varie Commissioni. Alcuni aspetti del tema abitazioni e urbanistica ricadono nelle competenze di organizzazioni inter-governative operanti pure sotto gli auspici delle Nazioni Unite. La FAO è interessata agli interventi per l’abitazione rurale e all’uso del legno nelle costruzioni. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro al settore edilizio, e al ruolo nel mercato del lavoro, in rapporto ad alcuni comparti come quello estrattivo o delle piantagioni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità opera nel campo della salute urbana e rurale. Infine l’Organizzazione per le attività Scientifiche, Culturali e l’Istruzione si interessa della formazione di architetti e urbanisti.

Il principale tangibile risultato di tutto questo «interesse», nonché della quantità di incontri e convegni in tutto o in parte dedicati alla questione delle abitazioni, sono le tante pagine di sottile carta velina, su cui sono stati ciclostilati quegli studi economici e sociali. Vale anche la pena di accennare ai metodi della cooperazione internazionale. C’è parecchia perplessità da parte del pubblico, quando pare che l’unico risultato di tutto questo anche costoso riunirsi a discutere sia quello di pubblicare l’ennesimo rapporto, «e poi nessuno li legge». Accade di solito, che quando si solleva un problema dentro una ampia assise di politici, si avverte il bisogno di un parere esperto, per non prendere una decisione senza fondamento nei fatti. Di conseguenza, si chiede la redazione di un rapporto, da parte di un organismo qualificato, esistente o da crearsi ad hoc. Poi quando si riuniscono a loro volta gli esperti, si deve decidere che tipo di informazioni essenziali occorrono per esprimere questo parere; vengono richiesti altri studi, a governi e segreterie. Si ritiene che almeno gli esperti, quando chiedono uno studio, poi se lo leggano; e che le loro conclusioni, in un altro successivo rapporto, vengano lette dai politici ai quali esso è indirizzato. E dunque che qualsiasi decisione venga presa poi, si basi su solide basi conoscitive. È l’unico metodo della cooperazione internazionale, anche se si tratta di un percorso lungo e forse noioso: le Nazioni Unite in ciò stanno ancora nella fase in cui si accumulano studi e rapporti.

Ma alcuni di essi se non altro sono parecchio interessanti. Nel nostro paese è disponibile nelle librerie dello Stato il primo numero del Bollettino delle Nazioni Unite, Housing and Town and Country Planning. Vuole essere un luogo di discussione per gli scambi internazionali, e questo numero propone un articolo di Ernest Weissman sul fabbisogno abitativo europeo, calcolato con un deficit di 14 milioni di alloggi. Per quanto riguarda l’Asia e l’Estremo Oriente, C.M. Lorenzo indica bisogni ancor più urgenti. G.D.H. Cole discute «Il rapporto fra programmazione generale, casa e urbanistica». Altri articoli trattano la pianificazione urbanistica in Svezia e India, le tecnologie per le costruzioni di emergenza in Polonia, e nuovi materiali per l’edilizia, i cosiddetti Pannelli di Cartone a Sandwich. Sullo stesso numero, anche una lunga bibliografia dedicata alla casa, alla pianificazione urbana e territoriale, a i metodi e materiali da costruzione.

In un futuro prossimo la Commissione delle Nazioni Unite per l’Europa dovrebbe pubblicare un altro studio dedicato ai Problemi Europei della Casa. C’è un gruppo di esperti al lavoro per raccogliere informazioni sul fabbisogno e le politiche in corso sia nei paesi del continente che negli Stati Uniti, sui materiali per l’edilizia e le economie sulle materie prime scarse. Le ultime informazioni messe a disposizione nel gennaio di quest’anno riguardano l’organizzazione delle ricerche sull’edilizia. L’idea generale è che le varie esperienze nei vari paesi possano essere utili ad altri governi nel risolvere il problema della casa. E al tempo stesso che comparare bisogni e risorse possa stimolare scambi reciproci virtuosi, sfruttamento di materiali alternativi più disponibili, fronti diversi di attacco a un problema comune.

Il tema sinora più sviluppato in questo senso pare essere quello sul materiale legno. Sulla base dei verificati bisogni (compresi quelli di legname per usi diversi dalle costruzioni), e sulla struttura produttiva, si sono elaborate proposte di prestiti della Banca Internazionale per Austria, Cecoslovacchia, Finlandia, Polonia, Yugoslavia. Si studiano anche metodi per superare le attuali difficoltà degli scambi interni europei. Il Belgio ad esempio avrebbe un sovrappiù esportabile di mattoni, cemento e vetro. Ma più in generale si tratta di incrementare gli scambi in Europa, tema affrontato molto seriamente dalla Commissione Economica delle Nazioni Unite. Perché dopo la guerra alla ripresa industriale non ha ancora corrisposto con ritmo adeguato la produzione di case, siamo ancora sotto le percentuali pre-belliche. Mentre la Commissione stima che per rispondere ai bisogni il settore edilizio dovrebbe produrre due o tre volte di più. È ritenuto indispensabile introdurre nuove tecniche costruttive, rapide e che usino materiali locali.

Le Nazioni Unite sperano di contribuire diffondendo informazioni. Ad esempio con un catalogo di filmati dove si spiegano varie forme di welfare, compresi gli aspetti urbanistici ed edilizi. In modo analogo si accumulano dati su materiali da costruzione, standard residenziali, leggi e norme, nonché tutti gli obiettivi, attività e pubblicazioni dei vari enti interessati alla casa e alla città. In forma sperimentale si sono anche affrontate questioni di ambito molto generale, come la casa alle latitudini tropicali o nei paesi sottosviluppati. Si è tenuto un piccolo incontro di esperti nel dicembre 1947 a Caracas, Venezuela. Come sempre in questi casi di incontri interlocutori, il principale risultato è stato la redazione di un elenco di temi da sviluppare in incontri successivi. Si prevede un secondo evento analogo sull’abitazione tropicale quest’anno, presumibilmente nell’Africa Equatoriale. E ancora, più tardi, un altro incontro di esperti sul problema della casa nelle zone rurali sottosviluppate, forse in India, Indonesia o Filippine. Si auspica che, insieme alla Conferenza I.L.O. del 1949 in Estremo Oriente e a quella del 1950 in Medio Oriente, venga stimolato in generale l’interesse per la casa nei paesi meno sviluppati del mondo.

In America Latina, nell’elenco dei problemi da affrontare urgentemente comuni a tutti i paesi, si è inserita l’analisi del fabbisogno abitativo, delegata alla nuova Commissione Economica per l’America Latina. Oltre al lavoro sul tema della casa in Europa, gestito da Ginevra, ci sono le attività sviluppate a Lake Success da una Divisione del settore Attività Sociali, diretta dall’esperto australiano di welfare, Raphael Cilento. Questo gruppo opera direttamente per la Commissione Sociale, responsabile per le raccomandazioni da inoltrare al Consiglio Economico e Sociale. Opera anche un organismo più piccolo interdipartimentale, detto Gruppo Tecnico Operativo per la Casa e la Pianificazione Urbanistica e Territoriale, che si occupa dei collegamenti fra le varie Commissioni e altre strutture, come quella per la Popolazione, i Diritti delle Donne, lo Sviluppo Economico Regionale, il Lavoro, e poi F.A.O., UNESCO eccetera. Si è verificato comunque che non esistono sovrapposizioni, nel lavoro e studi di questi organismi.

Concludendo, ricordiamo come nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani proclamata all’Assemblea Generale di Parigi il 10 dicembre 1948, si riconosca come ogni individuo abbia diritto a un’abitazione adeguata. All’Articolo 25 si afferma: «Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari …»

da: Town and Country Planning, n. 66, 1949 – Titolo originale: The United Nations in Housing and Planning – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

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