«Infrastrutture Blu» per la metropoli post-industriale

In premessa, auspichiamo in generale:

  • Che la pubblica amministrazione ai vari livelli responsabili promuova un ripristino per quanto possibile dei corsi d’acqua
  • Che vengano individuati i casi in cui a livello urbano sia possibile ripristinarne, non importa di quali dimensioni, con l’obiettivo di avvantaggiare le comunità locali e l’ambiente
  • Che si realizzi una migliore integrazione e valorizzazione dei corsi d’acqua naturali nei progetti di trasformazioni urbane, nel quadro di una migliore programmazione e tutela della qualità delle acque e degli spazi per il tempo libero

Il contesto

Il fiume Seveso nel punto in cui abbandona il corso naturale per entrare nelle viscere di Milano, e sparire mescolandosi ad altre acque sotterranee (foto F. Bottini)

Chiamiamo condotti tutti i tipi di canalizzazioni artificiali. Coprono un ampio spettro, che va da semplici tubature sino a grandi canali di forma squadrata sotterranei che convogliano sottoterra del corsi d’acqua. Questo documento esamina il tema della scoperchiatura di questi corpi acquei canalizzati, a vari livelli di artificializzazione. In genere un condotto si realizza per consentire altre trasformazioni in superficie (abitazioni, edifici industriali, infrastrutture) o gestire l’equilibrio idrico laddove non si ritiene adeguata la soluzione con corsi d’acqua più naturali. Ma capita anche che poi siano quei condotti, a rivelarsi un problema nella gestione dei flussi, per esempio causando accumuli di acqua all’imbocco. Anche le schermature realizzate per impedire l’ostruzione dei condotti da parte di corpi estranei e detriti, quando progettazione e manutenzione si rivelano inadeguato, possono costituire dei rischi.

Questi rischi della canalizzazione sotterranea potrebbero anche acuirsi se col cambiamento climatico eventi come le precipitazioni diventassero più estremi: anche per questo, scoprirli potrebbe rivelarsi una misura molto efficace. È almeno dalla metà degli anni ’90 che vengono riconosciuti ampiamente, questi rischi di allagamenti, ambientali e impatto sugli spazi urbani per il tempo libero della tombatura dei condotti. Oggi molte autorità ne sconsigliano la pratica, specie sei riguarda l’interezza di un corso d’acqua. In moti casi sono stati ripristinati tratti naturali, anche sfruttando le possibilità connesse ad alcune leggi fondamentali sanitarie.

Molti corsi d’acqua sono stati canalizzati sotto terra a lungo (in alcuni casi persino secoli) e tante popolazioni sono del tutto inconsapevoli dell’esistenza di un fiume o di un torrente che scorre sotto strade, edifici, piazze. Spesso il tipo di organizzazione urbana che si trova al di sopra di questi corsi d’acqua tombati rende assai problematico il loro ripristino, ma per esempio si sono recuperati del tratti di condotto alla navigazione semplicemente scoprendoli. Questi tipi di corpi d’acqua vengono correntemente classificati come «fortemente artificializzati» visto che sono stati pesantemente modificati dalle attività umane, e certamente un loro eventuale ripristino potrà avere come obiettivi ecologici livelli piuttosto bassi. […]

Il problema

Sarebbe necessaria una vera e propria strategia a scala nazionale e regionale per lo scoperchiamento dei condotti interrati, con la redazione di linee guida, e piani alle varie scale redatti dalle amministrazioni. Oggi mancano addirittura idee univoche sul perché e come mantenere o meno quei condotti. Si dovrebbe perlomeno riconoscere ufficialmente che mettere sotto terra un corso d’acqua raramente costituisce la migliore soluzione. Nei progetti di scoperchiamento in genere è necessaria la partecipazione di diversi soggetti. Dalle professionalità iniziali che valutano le potenzialità ambientali, programmano, progettano gli aspetti spaziali, idrologici, di conservazione biologica, sino a quelli sociali e ricreativi. Hanno un ruolo importante anche le amministrazioni locali e le proprietà private, insieme a tutta una serie di altri soggetti e interessi, individuali e collettivi.

Occorrerebbe spingere le autorità competenti al recupero dei condotti interrati, ogni qual volta si verificano le premesse che seguono, specie quando se ne sovrappongono diverse.

  • Risulta possibile scoprire un condotto nel quadro della situazione urbana corrente e senza alcun danno di tipo ecologico o storico-monumentale;
  • Ripristinando un corso d’acqua in superficie si più ridurre il rischio di allagamenti, ristabilendo un flusso naturale, anche calcolando effetti a valle;
  • Ripristinando in tutto o in parte la condizione naturale originaria si avrebbero grandi vantaggi di tipo ecologico;
  • Scoprendo un condotto si incrementa la biodiversità, consentendo la ricolonizzazione di specie locali, ed eventualmente promuovendo con particolari programmi e azioni quella di specie protette. Nel caso di corsi d’acqua di una certa dimensione l’obiettivo dovrebbe essere di recuperarli allo stato più naturale possibile. Per quelli più canalizzati in zone a fortissima urbanizzazione, si può scoprire e ripristinare il fondo a condizione naturale.

Aiuterebbe molto, creare banche dati nazionali di condotti interrati e potenzialmente da ripristinare. Le informazioni a riguardo sono oggi possedute da diversi enti che dovrebbero condividerle. Tra gli interessi coinvolti, quelli ambientali, per la tutela paesaggistica e monumentale, infrastrutturali e altri. Sarebbero anche molto utili iniziativi di sensibilizzazione del pubblico specie dei residenti nella aree urbane dove si trovano questi condotti interrati, informando sui motivi per cui sono stati sepolti, sui vantaggi del ripristino in superficie ove possibile, nel quadro di una politica dei bacini idrografici e relativi piani e programmi. Si dovrebbe anche mirare ad una migliore integrazione e valorizzazione dei corsi d’acqua naturali nelel trasformazioni urbane, nel quadro di un tipo di progettazione adeguato che tuteli le qualità ambientali e miri a un loro migliore utilizzo anche a scopi ricreativi. Ad esempio attraverso fasce verdi di separazione tra abitato e corsi d’acqua da attrezzare a parchi e giardini: importante il ruolo di progettisti e costruttori.

Da: Policy Position Statement, De-culverting of watercourses, UK dicembre 2007 – Estratti e traduzione a cura di Fabrizio Bottini
Per chi fosse interessato alla descrizione internazionale di casi di ripristino affrontata con piglio sistematico, metto qui a disposizione scaricabile da Drive-Città Conquistatrice, AA.VV.
 Deculverting: reviewing the evidence on the ‘daylighting’ and restoration of culverted riversWater and Environment Journal, n. 25, 2011

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