La tecnica della difesa aerea nei riflessi urbanistici (1935)

Premessa

guera1

La città tradizionale

Il problema non è affatto nuovo nel campo dell’urbanistica, nazionale e internazionale. Nuovo è questo campo di studio, come sono nuove le teorie di guerra e nuove le armi di combattimento. Ogni era, ogni età storica, ebbe i suoi tipi di guerra, di battaglia, che diedero sempre un volto caratteristico alle planimetrie delle città e delle nazioni. È una conseguenza positiva e controllabile, dalla muraglia dell’impero cinese, alle mura babilonesi, dall’Egitto a Roma e più in giù sino al Medio Evo, dove tutte le tortuosità delle vie denunciano un atto di offesa e di difesa, ai classici schemi cinquecenteschi: siamo quivi di fronte a studi planimetrici organici; la pianta rivela come prima osservazione la cinta di difesa e quindi, di conseguenza, su questa la disposizione delle vie di comunicazione congiungentesi generalmente al centro dove è posta la roccaforte, ultimo baluardo di protezione. Poi l’era nuova; la polvere da sparo, distrugge questi schemi. Niente può resistere a queste nuove catapulte, ogni cosa è sconvolta.

Si giunge così ai giorni nostri. L’urbanistica è rimasta sul piedistallo di prima grandezza. Si abbatte, si risana «si fondano città». Si studia la posizione degli isolati rispetto al percorso del sole, si elimina ogni teoria dell’Ottocento; chi vuole la città estesa e bassa, chi l’accentra in grattacieli (non si parla qui di quell’ammasso informe che è la supermetropoli, New York). Le comunicazioni preoccupano; si studia il traffico e si risolve bene. Uomini d’oggi, in questo campo, studiano, vagliano, ed ora si è giunti a delle leggi (se così si possono chiamare) quasi definitive, per ciò che riguarda la disposizione lineare dei fabbricati, le linee di traffico, l’accentramento del nucleo commerciale, il decentramento della popolazione, l’agglomeramento del centro industriale e (per ciò che riguarda centri politici d’ogni paese) l’inquadramento dei ministeri. Nessuno più si è preoccupato della sicurezza della città. La logica ne aveva insegnato l’inutilità: la difesa è il confine. È il governo d’ogni singolo paese che provvede a ciò. Se questa barriera fosse superata ed altre ancora, nessuno potrebbe evitare la caduta dell’agglomerato urbano. Sino a qui ieri. Ed eccoci all’oggi. L’urbanistica come descrissi sommariamente prima, che ha risolto la città moderna con tutte le sue esigenze dovute alla nostra vita, ha trascurato l’invasione in terra o per mare, non ha pensato all’incursione aerea o per scetticismo o per ignoranza.

Schemi di offesa aerea

Premettiamo innanzitutto ciò: lo studio urbanistico per la protezione aerea riguarda maggiormente la popolazione; non il centro commerciale, industriale, politico, giacché questi devono pur sempre esistere e, fatalmente individuati dall’aereo saranno senz’altro colpiti. Questa è una premessa. La seconda è questa: l’offesa aerea serve (nel caso di conflitto fra due nazioni) a giungere tempestivamente su di un dato luogo dove si raggruppano industrie (quindi odiernamente popolazione) per abbattere il centro di produzione e da ciò, indebolire la nazione. Conosciamo i sistemi di distruzione dei quali un aereo può servirsi. Torpedini che senza difficoltà lanciate da altezze superiori ai tremila metri perforano diversi strati di solai di costruzione comune, bombe a scoppio ritardato, incendiarie, a gas ed a fialette epidemiche. Abbiamo quindi tre sistemi classici per un’aggressione aerea:

  • dinamico
  • chimico
  • batteriologico

Sistemi contro i quali bisogna rivolgere i nostri studi per attenuare il panico della popolazione e diminuire nel limite del possibile la perdita delle vite umane. È il concetto della relatività che dobbiamo fermare nella nostra mente.

Vecchi centri

Rivolgiamo la nostra attenzione verso un centro attuale qualsiasi, Milano, Roma, Parigi od altre città odierne rinnovatesi rapidamente, ma nello schema pur sempre vecchie, e poniamoci il seguente quadro. Inizio delle ostilità dopo un massimo di 48 o 24 ore la città è individuata dal nemico per mezzo di forze aeree: l’industria, il centro commerciale, la zona politica e residenziale sono sparse; il bombardamento generale, la popolazione presa dal panico; esistono rifugi (e pochi) maschere antigas (i mezzi di locomozione non servibili che in minima parte; centrali elettriche saltate, stazioni bombardate). La città è isolata, il sopravvivere è quasi impossibile. Questo è il quadro poco consolante che ci offre lo schema attuale ed il sistema delle sue costruzioni. Transit.

Centri odierni. Deduzioni

La concezione puramente odierna delle planimetrie urbane prevede una uscita (in un certo senso) per salvaguardare la popolazione da questo disastro. Si conoscono i problemi della città come espansione per elementi radiali; come espansione per sobborghi autonomi ed enti satelliti, la città lineare, la città in altezza, la città sovietica. Se i primi esempi accentrano in un punto (centro) il movimento intenso del traffico commerciale; nella zona susseguente il movimento industriale e nella ultima l’abitazione, ecco che abbiamo di già un isolamento per la salvezza delle vite umane.

Di maggior sicurezza è la città studiata come espansione per sobborghi autonomi ed enti satelliti, ed ancora per la dimostrazione della sicurezza personale è la pianta di una nuova città sovietica costruita e costruenda sulle rive del Volga. La zona residenziale è posta completamente al di fuori della zona industriale (divisa dal verde) e che, posta sotto vento impedisce che essa venga invasa dalle emanazioni mefitiche dei gas di fabbrica e dai gas mortali d’un eventuale attacco aereo. L’invasione colpirebbe pur sempre il centro di produzione, ma non si curerebbe, né forse avrebbe il tempo (preoccupazione della controffensiva) di colpire la città residenziale. La ferrovia è isolata e questo pure è un bene. Dunque si vede che pur non studiando l’agglomerato cittadino per una difesa aerea si hanno di per sé schemi che aiutano a ciò.

Stato transitorio

Con ciò, saremmo arrivati ad una soluzione transitoria, se anche le sistemazioni fisse (rifugi) e mobili (maschere antigas, mezzi di trasporto autonomi) fossero organizzati alla perfezione, e la popolazione addestrata. Affermo senz’altro che lo schema perfettamente rispondente allo stato di cose attuali in caso di invasione aerea, è il decentramento. Lottare contro l’urbanesimo, non è soltanto una lotta per la sanità morale-materiale dell’uomo, ma è una lotta che si deve condurre contro il disastro del domani. L’assoluto come dissi dianzi è da comprendersi come relatività, cioè un assoluto relativo.

Risoluzioni per la città nuova

Vediamo quindi come ai tre sistemi di offesa – dinamico, chimico, batteriologico – possiamo rispondere con altrettanti sistemi di difesa nel limite delle possibilità dell’urbanista e del costruttore.

1 – Contro l’offesa dinamica e chimica

Decentramento compreso come zonizzazione residenziale. Costruzioni sensibilmente superiori, in altezza, alle attuali e quindi la determinazione delle distanze fra le linee delle case (determinata dalla luce solare che definendo le ombre proietta l’oscurità) è maggiore che non quelle odierne (questi rapporti sono già risoluti dal lato igienico ed economico). Case aventi protezioni a prova di bomba (rifugi) dove installazioni d’ossigeno, d’acqua, di viveri, di servizi igienici, potranno prolungare la permanenza dell’abitante. Da ciò, sommariamente possiamo dare uno schema di sistema contro un’offesa chimica e dinamica in pari tempo.

La lontananza (relativa) delle residenze dalla vita pulsante della città è la prima difesa; la seconda è l’incremento del rapporto fra l’area scoperta e coperta; la terza è l’elevazione del fabbricato che ci garantisce contro i gas venefici (giacché questi tendono a disporsi nei bassi strati dell’aria). Non bisogna escludere i collegamenti sotterranei tra i rifugi sotterranei e l’eventuale rete metropolitana che correrà attraverso la metropoli. Gallerie delle metropolitane, studiate anch’esse a prova di bomba, con stazioni di facile isolamento esterno, per vietare l’infiltramento del gas; metropolitane nelle quali i mezzi di locomozione potranno circolare anche indipendentemente dalle centrali elettriche, a tenuta stagna ed inalati da ossigenatori, in maniera tale che la popolazione possa avere una uscita dal nucleo urbano e raggiungere campi di concentramento: difese di maggiori garanzie e comodità.

2 – Contro l’offesa batteriologica

Non meno importante (perché strettamente legato con la salute pubblica) è la protezione delle condutture e delle centrali dell’acqua (serbatoi); la guerra è anche batteriologica. Si provvederà quindi a porre dette condutture (dove pure potranno essere inclusi cavi dell’energia e del gas luce) a profondità maggiori che non le attuali (facili a determinarsi, sapendo la penetrazione di bombe perforanti o dirompenti). In quanto ai serbatoi essi pure dovranno essere oggetti di prevenzioni o ponendoli a distanza dai centri abitati o costruendoli con tecnica adeguata. Questi sopracitati provvedimenti è logico che debbano essere adottati anche nelle attuali fabbriche cittadine; in quanto il concetto di pace permanente è un’idea poco felice e troppo semplice. Infatti:

Problemi per le vecchie città

guera2

La città moderna

L’urbanistica come dissi si è sviluppata presso di noi in proporzioni grandiose; ma se analizzassimo più profondamente il problema, constateremmo che a questo ramo di studi, nessuno o pochi vi ha dato sufficiente importanza. Confrontando le piante di due città, Milano e Roma, dopo il risultato del bando di concorso per il piano regolatore, con le precedenti piante, non distinguiamo poco o nulla come prima impressione: il rapporto tra area scoperta e coperta è quasi il medesimo; si è abbattuto, si è isolato, si è dato valore a zone artistiche, si è sventrato per far giungere il sole dove questi non poteva, ma il complesso urbano è identico. Le stazioni ferroviarie ricostruite sui medesimi spazi o poco discosti (sempre accentrate) le industrie sviluppatesi qui o là; insomma, in ultima analisi l’ambiente si è fatto più grandioso, ma gli studi si sono fermati a considerazioni di carattere puramente pacifico (igiene, traffico, estetica).

Di piani regionali, di città satelliti, di abitazioni in linea, di stazioni ferroviarie smistate, le linee di comunicazioni percorrenti il sottosuolo, di industrie piazzate con criteri logici, nulla, assolutamente nulla di tutto questo. Si avanza si allarga la città come la fatidica macchia d’olio; e maggiormente si ingrandisce maggiormente è difficile ripulirla degli errori compiuti da uomini che non sanno cosa sia il compito assegnato all’arma del cielo. Il problema non è facile a risolversi, ma è questa una ragione perché si rivolga tutte le nostre forze verso di esso.

Piani regionali

Il disastro del domani non può avere scusanti, si cammina oggi con ritmo ultraveloce. Oltre confine, sin dall’immediato dopo guerra, si è valutato maggiormente l’importanza del piano regionale (per il complesso di fatti ormai notissimi), basta portare gli esempi dei piani regionali di Manchester, e dei pinai di ampliamento di Ankara e Francoforte sul Meno (per citarne alcuni), e dimostrare l’importanza che bisogna dare a questo complesso di studi. Studiato il piano regionale, si verrà quindi a studiare il piano di ampliamento, dopo di cui si avrà la concezione perfetta di come si svilupperà l’aggregato urbano, la metropoli.

La tecnica delle costruzioni

Ma torniamo sui nostri passi; e veniamo a definire un altro compito, quello collegato in maniera indissolubile per la vitalità della nazione, alle costruzioni riguardanti edifici a carattere industriale, commerciale e pubblico. Anche qui dobbiamo parlare di decentramento; l’americano Ford per prevenire l’eventualità, ha compiuto l’esperimento di ripartire in varie zone del Michigan la fabbricazione di un complesso meccanico. Sistema che oltre a vietare la scomparsa dello stabilimento in caso di bombardamento, aiuta il decentramento delle masse dalle città. Pure nella Russia dei soviet abbiamo altri esempi del genere.

guera3

La città industriale pianificata

Se questo schema non fosse possibile per ragioni speciali, il fabbricato dovrà essere spinto in altezza. Esempi su questo sistema sono il Lingotto a Torino, la Siemens a Berlino, che hanno tracciato il loro piano di costruzione in altezza e non in estensione. Questo pure sia per edifici a carattere commerciale e pubblico. Fabbricati sviluppati in altezza, rifugi di grande capacità, in maniera tale che il lavoro possa essere continuativo. Si prevedono sempre collegamenti sotterranei. Per gli edifici monumentali e storici, dei quali l’Italia è onore e vanto, bisogna adottare mezzi idonei a diminuire ed attenuare lo scoppio delle torpedini; mezzi già adottati nella grande guerra.

Eccoci giunti quindi a delle condizioni reali e positive. La fantasia di alcuni giornalisti e disegnatori nella figurazione delle città del futuro, costruendole sotterranee o con pinnacoli di acciaio alti come montagne, sono sogni. Dopo di che, entriamo nel campo protettivo; oscuramenti delle città, protezioni antiaeree. Quivi l’urbanistica chiude il suo ragionare. Prevedere, provvedere, è ciò che la nazione, gli enti, e i singoli cittadini debbono comprendere ed attuare tempestivamente. Il domani prossimo, potrebbe essere già tardi ed irrimediabile.

Da: Urbanistica, IV, 1935
Sul medesimo tema si veda qui in La Città Conquistatrice Antologia, William J. Cameron,
Il decentramento dell’industria (1937)

Commenti

commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *