Politiche urbane e ambientali di destra: la Green Gentrification

Cresce la consapevolezza di quanti edifici e spazi pubblici non siano adeguati al tipo di eventi climatici estremi di un pianeta sempre più caldo. E contemporaneamente diventa sempre più importante l’efficienza energetica di abitazioni e insediamenti. Consapevolezza in parte stimolata anche dall’attività di gruppi associazioni e parte delle istituzioni riprese dai mezzi di comunicazione, per i necessari adeguamenti e interventi.

Ondate di calore

La questione specificamente energetica solleva anche il problema del costo della vita, con le bollette che si gonfiano come mai prima, insieme ai profitti record di chi guadagna sui carburanti di origine fossile. Il che ha condotto a forti spinte verso una generale riqualificazione in grado di ridurre consumi energetici e dipendenza dalle fonti fossili, proprio per confrontarsi con questa impennata dei costi. In Gran Bretagna quest’anno hanno colpito due eventi climatici estremi. Il primo quello delle tre tempeste Dudley, Eunice, e Franklin, che in febbraio con un fortissimo vento hanno chiuso tante persone in casa in tutto il paese. Oltre un milione di case senza energia per diversi giorni, altre col testo scoperchiato o sfondato da alberi caduti. Poi è arrivata l’onda di calore di luglio con temperature che per la prima volta assoluta in Gran Bretagna hanno superato i 40 gradi.

Sostenibilità

Grande allarme con migliaia di chiamate di emergenza e una quantità di vittime del caldo che deve ancora essere calcolata con precisione. Interventi dei pompieri per incendi come quello di Wennington, East London, che ha distrutto molte case. Trasporti ferroviari, stradali e aerei sconvolti dai disastri. Infrastrutture inadeguate al clima estremo. Non era parsa mai così urgente la necessità di intervenire in modo deciso e diffuso. Nonostante il bisogno sempre più riconosciuto di intervento e adattamento edilizio e urbano, troppa parte della discussione pare limitata ad aspetti troppo tecnici e specialistici. Mentre sempre più persone apprendono e dibattono di ambiente e sostenibilità o standard edilizi come Passivhaus, e tanti progetti provano a metterne in pratica i principi.

Spazi

In modo simile emergono molti nuovi criteri di adattamento urbano, dove interi comparti edilizi adottano e sperimentano tecnologie come le porte stagne. Le costruzioni sono un enorme questione ambientale, l’area dove sono più necessari interventi di adattamento, e quella che interessa la maggiore quantità di risorse: dall’energia consumata dagli edifici ai materiali per realizzarli. Ma nonostante tutto non si fa abbastanza. Come ci conferma l’ultimo rapporto periodico britannico del Committee on Climate Change: Gli edifici nel Regno Unito sono la seconda fonte di emissioni (dopo i trasporti). … Non è avvenuta alcuna drastica riduzione per quanto riguarda le emissioni dagli edifici negli ultimi dieci anni, a causa degli scarsi interventi per l’efficienza energetica». E appare scioccante che la seconda fonte di emissioni abbia ricevuto così scarsa attenzione. Gli edifici non sono solo un problema di emissioni, ma sono gli spazi, gli ambienti in cui vive la stragrande maggioranza della popolazione.

Proprietari

La società britannica entra sonnambula in un mondo di alluvioni, ondate di calore, picchi di gelo, avvolta da una edilizia complessivamente inadeguata e incapace di garantire accettabili livelli di salute e sicurezza. È una crisi di abitabilità dentro una crisi ambientale che contribuisce a trascinare alla crisi finale. Quindi una maggiore attenzione agli aspetti tecnici dell’adattamento edilizio è la benvenuta. Un sapere, un know-how che consente alle persone di reagire alla crisi del cambiamento climatico. Sapere per esempio quanti posti di lavoro si potrebbero creare nei vari territori in un grande programma di adeguamento, consapevolezza dei rischi di alluvione degli insediamenti. Ma se ci fermiamo al livello del know-how tecnico, diventa poi impossibile porsi le questioni sulla sostenibilità generale ambientale: come è avvenuto che i nostri edifici si siano ridotti in quello stato? Chi ne guadagna? Chi o cosa impedisce di agire preventivamente? Qualunque progresso nelle conoscenze tecniche sugli interventi e adeguamenti edilizi e urbani deve accompagnarsi alla comprensione delle forze economiche che stanno alla base delle trasformazioni edilizie e immobiliari.

Ricchezza

Si tratta di un quadro complesso, ma è possibile riassumere lo stato attuale dell’edilizia e degli spazi urbani in Gran Bretagna. Dopo un periodo di notevoli interventi nell’abitazione sociale, l’introduzione delle politiche di «diritto al riscatto» unite alla riduzione degli interventi pubblici nella casa, hanno sostenuto a partire dal 1980 il passaggio all’abitazione in proprietà. Processo ulteriormente rafforzato dalla liberalizzazione del sistema dei finanziamenti ai mutui, che ha portato a successive bolle speculative, ulteriore incremento della quota di case in proprietà, distruzione del sistema di case sociali. Le bolle speculative hanno condotto anche a un impennarsi delle quotazioni immobiliari, in tutto il paese e in particolare nelle grandi città. Con sempre meno case popolari e prezzi elevati, le nuove abitazioni costruite venivano acquistate da famiglie benestanti già proprietarie di casa per essere affittate, e non come prima casa.

Casse pubbliche

Di conseguenza nel 2003 la casa in proprietà raggiungeva un massimo nel Regno Unito, insieme al mercato privato di quella in affitto. Accade dunque che tante persone che oggi si trovano ad affrontare il rischio climatico e la necessità di adattamenti abitino in quel mercato dell’affitto e appartengano in particolare alla classe lavoratrice urbana. Altra tendenza dell’intervento pubblico nelle trasformazioni sono stati i megaprogetti infrastrutturali, sviluppati in collaborazione coi privati, per realizzare spazio pubblico. Deriva dalla necessità di aggirare la scarsa disponibilità di fondi pubblici, e spesso non si considerano gli impatti di lungo periodo su città e finanza locale. E ciò avviene mentre si riduce la possibilità delle amministrazioni cittadine di realizzare abitazioni sociali.

Tendenze

Un esempio caratteristico di questo tipo è l’Olympic Park di Londra, con forzoso trasferimento di interi quartieri popolari, complessi di case demoliti, mentre crescevano i profitti immobiliari. Una città sempre più mercificata, non certo concepita perché tutti i cittadini possano abitarci. Le conseguenze sono un degrado di lungo termine della qualità edilizia, con la proprietà privata che trova conveniente limitarsi a interventi di manutenzione minimi e a ricavare il massimo rendimento dai fabbricati. Anche le amministrazioni locali sono incentivate agli interventi demolizione-ricostruzione anti degrado, favorevoli a mega-progetti privati che espellono gli abitanti e i loro problemi. Nessun progetto di ripristino di case sociali con modernizzazioni e adattamenti. Mentre sparisce il commercio tradizionale di via, calano gli investimenti pubblici, e gli spazi che erano comuni vengono via via privatizzati: è un processo di gentrification.

Proprietà

Se pensiamo a un grande programma di interventi edilizi climatico-energetici, possiamo già prevederne l’inutilità sociale se consideriamo che chi abita in affitto paga elevati costi (le bollette) senza poter decidere nulla sui lavori di adeguamento. Di conseguenza ci sono esattamente gli edifici con più urgenza di manutenzione che non ricevono incentivi, dato che la proprietà ha scarso interesse. Peggio ancora, se la proprietà dei fabbricati in affitto viene coinvolta in qualche programma di isolamento termico, ciò significa di fatto sostenerli nella loro speculazione che ha portato all’attuale degrado. Pare urgente per gli ambientalisti seri provare ad affrontare il tema della giustizia ambientale negli investimenti, come già esaminato su questa rivista. Come nei casi classici di «sfratto climatico-energetico» in cui la proprietà approfitta di sussidi pubblici per il rinnovo edilizio ma poi sulla base del nuovo valore di mercato dell’immobile vorrebbe diversi rendimenti.

Finanziarizzazione

Con la frequente espulsione di chi ci abitava, prima o dopo il cantiere. I costi del rinnovamento qui non sono sostenuti da chi ha lucrato sinora, ma dai cittadini più vulnerabili del sistema abitativo. In realtà anche organismi pubblici oggi costruiscono usando principi ambientali come Passivhaus o comunque alzando i livelli di efficienza energetica. Ma se per farlo radono al suolo quartieri popolari esistenti, di fatto contribuiscono al circolo vizioso della gentrification che interessa tante città britanniche. Senza tenere in conto chi trae profitti dalla situazione attuale dell’edilizia e dei quartieri, quella della Green Gentrification resta una questione aperta e devastante. Quindi accettiamo certo la sfida climatica dei recenti eventi estremi delle tempeste di febbraio e delel ondate di calore di luglio, ribadendo come sia però necessario affrontare la questione delle case in affitto private, la finanziarizzazione immobiliare, il modo di agire del mercato sulla città.

da: The Ecologist, 8 agosto 2022 – Titolo originale: Green gentrification and the coming storm – Traduzione di Fabrizio Bottini

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