Sicurezza stradale reale e percepita

Foto F. Bottini

Ci siamo quasi arrivati: al centenario della prima strada americana coast-to-coast, la Lincoln Highway, pensata dall’imprenditore Carl G. Fisher nel 1912. Significa anche che siamo pronti a celebrare un altro importante anniversario: 100 anni di terrore per la guida sulla strada.
Rich Presta, terapeuta del Wisconsin specializzato nella paura di guidare, spiega che quando chiede a un paziente quale momento e luogo lo terrorizza di più, la risposta è molto spesso l’autostrada (seguono abbastanza da vicino i ponti). In un certo senso, questo timore dell’autostrada non è del tutto irrazionale. Ogni anno ci muoiono 5.000 persone in incidenti sulle interstate. Ma Presta sottolinea che quanto alimenta la paura non è una valutazione ponderata dei rischi. «Certo, c’è gente che muore ogni giorno per le strade» commenta. «Ma le probabilità di essere coinvolti in un in incidente in un momento particolare, e che questo accada nel modo che ci immaginiamo nella nostra testa, sono maledettamente remote».

Cosa curiosa, gli aspetti della guida che la gente trova più paurosi si rivelano essere i più sicuri. I dati federali sui trasporti dimostrano come le autostrade siano notevolmente più sicure di tutti gli altri tipi di strada. Ad esempio, nel 2007 sono morte 0,54 persone ogni 150 milioni di chilometri/veicolo percorsi sui percorsi urbani delle interstate, contro le 0,92 su altri tipi di vie e arterie urbane, e le 1,32 sulle strade secondarie.
E qui emerge un’altra incredibile curiosità: una delle cose che rende tanto paurosa l’autostrada è esattamente fra quelle che la rendono più sicura.
E qual è, questo ingrediente magico? Beh, pensate a cosa rende gli incidenti tanto rari. Tanto per cominciare, tutti vanno nella medesima direzione, a una velocità omogenea. Nessun camion che sbuca improvvisamente da una via laterale, nessun SUV che inchioda di colpo per svoltare a sinistra. Sull’autostrada, le possibilità di scelta del guidatore sono molto limitate. Ciò vuol dire che è molto più difficile per ciascuno improvvisare sgradevoli sorprese agli altri.

E adesso vediamo cosa rende invece l’autostrada tanto spaventosa. Non è tanto la prospettiva di essere fatti a pezzi da un incontro a oltre cento all’ora con una barriera di cemento New Jersey, o affettati da un’acuminata carrozzeria . No. É semplicemente il fatto di non poter deviare. Presta rileva una dinamica molto simile nei suoi pazienti per quanto riguarda la paura dei ponti. «Non è che si abbia paura dell’acqua. O dell’altezza. Il fatto è che si deve seguire quel percorso». Si è in trappola. E il semplice fatto di rendersi conto che si deve attraversare tutto quel ponte può innescare un attacco di panico, e la medesima cosa vale per un cartello che dice Prossima uscita 12 km».
«Quando si sta su una strada locale, si sa sempre di potersi fermare al primo chiosco della pizza se si vuole» continua Presta. «C’è sempre una via di fuga, un modo per uscire». Sul ponte, sull’autostrada, quella libertà non c’è più. Si è bloccati. Non si ha più il controllo della situazione.

E come spiego nel mio libro, perdere il controllo provoca un profondo stress, è un aspetto sostanziale dell’esperienza del panico. Personalmente ho avuto degli attacchi d’ansia in due periodi della mia vita, e in entrambi i casi i problemi iniziavano quando mi trovavo in un ambiente affollato, con la sensazione di non potersene andare se necessario. Appena mi spostavo ai lato della stanza, là dove l’uscita appariva, il ritmo cardiaco iniziava gradualmente a normalizzarsi.
E sarebbe piuttosto semplice rendere l’autostrada più facile da percorrere ai fobici: ovvero aggiungere molte altre possibilità di ingresso e uscita. Ma purtroppo così si otterrebbe anche l’effetto di eliminare uno dei vantaggi alla sicurezza dell’autostrada. L’unico modo di dipanare il paradosso, è quello di sottoporre a terapia chi soffre di queste paure. Cosa fortunatamente semplice ed efficace. La terapia cognitivo-comportamentale si è rivelata al 90% dei casi sufficiente ad eliminare le fobia in modo definitivo. Così, è possibile al tempo stesso sentirsi al sicuro, ed essere al sicuro.

da: The New York Times, 29 gennaio 2010 – Titolo originale: The Irony of Road Fear – Traduzione di Fabrizio Bottini

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