Equilibri di genere tra la città reale e quella elettronica di mercato

ritaglio dal sito App Woloo

Quando Manish Kelshikar viaggiava insieme a colleghe donne in India, notava sempre come faticassero parecchio e quasi sempre senza successo a cercare un bagno pulito in giro. Per gli uomini era solo un grosso fastidio. Fu soltanto quando sua figlia adolescente gli raccontò che non riusciva a trovare una tovaglietta igienica decente in tutta la città, e che voleva andarsene dall’India per sempre e vivere all’estero, che si sentì obbligato ad affrontare quel problema. Nel 2019, Kelshikar lancia Woloo, contenitore guida virtuale di bagni per donne. Si tratta di una app da telefono per costruire «dignità igienica» che aiuta le donne a individuare e utilizzare bagni puliti e sicuri in ristoranti e caffè di Mumbai. L’app raccoglie circa 1.200 servizi certificati e ha 30.000 utenti in città, che la sfruttano in media tre o quattro volte al mese.

Latika Sakhuja, lavoratrice della scuola e utente di Woloo, spiega quanto l’app abbia modificato il suo uso di spazi pubblici urbani. «Posso trovare un bagno pulito ovunque mi trovi. I miei giri per la spesa possono essere lunghi finché mi pare quando non sono obbligata a correre fino a casa per usare il gabinetto». Qualunque donna indiana ha avuto l’esperienza di trattenere una vescica piena o non potersi sciacquare se in giro per lavoro o commissioni, dato che non c’era a disposizione un bagno decente. I maschi indiani possono accedere più facilmente, o al massimo arrangiarsi sul marciapiede o dietro un muro. Ma fuori casa per le donne trovare un bagno pulito igienico è cosa rarissima. A Mumbai, dove le utenti di trasporto pubblico sono quattro milioni, non esistono bagni pubblici gratuiti. Nel 2019, uno studio pubblicato da Praja Foundation rilevava una «scioccante» disparità del 66% tra i bagni a pagamento per uomini e quelli per donne. Con solo 3.237 servizi dedicati alle donne le utenti potenziali sono solo un terzo degli uomini.

Da dieci anni il movimento Right To Pee chiede accessibilità maggiore a bagni igienici e puliti per donne. Alcune ONG hanno anche portato la questione in tribunale inducendo l’Alta Corte di Bombay a dichiarare nel 2016 ufficialmente il diritto ad averli, i bagni puliti. Ma in assenza di una azione pubblica municipale per metterlo in pratica, il diritto, le donne si rivolgono alle apps come Woohoo per la promessa di luoghi sicuri e igienici, navigando da Mumbai, Delhi e altre città dell’India. Dall’app che guida le donne su percorsi sicuri in viaggi notturni attraverso dati in crowdsourcing, a quella che indica spazi di rifugio contro molestie e violenza, per le donne indiane il telefono è una parte sostanziale delle proprie decisioni di mobilità e partecipazione alla vita urbana. «Sono tantissime ansiose per i servizi … e ci esprimono la propria soddisfazione e sollievo» racconta Kelshikar per le utenti di Woloo, lavoratrici e studentesse. «Abbiamo anche un interessante ritorno nella scoperta di nuovi esercizi da frequentare eventualmente, che prima di installare l’app non conoscevano. Sono anche parecchie quelle che verificano l’effettiva igiene dei servizi di un ristorante prima di andarci a mangiare».

In contatto con 10.000 tra caffè e ristoranti sparsi in 50 città, l’app traccia una mappa di bagni puliti entro un raggio di due chilometri dall’utente. E consente tra l’altro alle donne di accedere al servizio che altrimenti si rivolgerebbe solo alla clientela del locale. Woloo individua i servizi igienici tracciando e giudicando posizione, pulizia, odori e altri parametri grazie alle discrete verifiche di «ufficiali d’igiene». I servizi vengono certificati in collaborazione con la Toilet Board Coalition, associazione senza scopo di lucro legata alla Banca Mondiale per migliorare gli standard dei gabinetti presente in oltre 40 paesi. A Ghatkopar, Mumbai, si sperimenta anche un inovativo concetto comprendente piccoli bagni, un locale caffè, un negozio di articoli per igiene femminile. «Uno spazio di sosta, relax, da cui ripartire per attraversare la città» dice Kelshikar.

A dire la verità però, queste soluzioni basate su una app hanno parecchi limiti. Quando Debarati Bhattacharya, sociologa di Ahmedabad che ha fatto alcuni studi sull’uso delle donne per la sicurezza di questi dispositivi, per capire la consapevolezza tra le più giovani in Rajasthan, ha rilevato che al massimo si conosceva Google Maps. «In India, gli spazi pubblici in genere non sono affato accessibili alle donne di qualunque ceto economico, siamo in un potere patriarcale. Tutte queste app e tecnologie sono uno strumento e non l’oggetto in sé, e si rivolgono a quote minime di utenti». Meglio sarebbe probabilmente se si potessero varare decisioni ispirate a una «comprensione urbanistica di genere, politiche sociali, sensibilizzazione mirata» riassume Bhattacharya. «Non si tratta soltanto di spazi e strutture fisiche, ci sono in gioco fattori socioeconomici a limitare l’accesso delle donne indiane allo spazio pubblico. Che deve essere ri-concepito attraverso una lente di genere».

L’India è considerata uno dei paesi più insicuri del mondo per le donne: nel 2018, si calcolava un caso di violenza sessuale ogni quarto d’ora. Nonostante le tecnologie abbiano tanti limiti, sono le donne stesse a costruirsi delle app contro le aggressioni sessuali. Il terribile assalto mortale di gruppo del 2012 su una giovane in un autobus a New Delhi ha spinto Supreet Singh della Red Dot Foundation a varare l’app SafeCity. L’applicazione in crowdsourcing consente in tutte le città indiane alle donne di comunicare molestie e abusi negli spazi pubblici, ricostruendo una mappa di strade non illuminate, mancanza di privacy e altri caratteri. «Ero a un chiosco a bere del tè e due ragazzi hanno cominciato a cantarmi una canzoncina volgare facendo commenti pesanti» scrive una utente da Bhopal. Nel 2013, Kalpana Viswanath lancia Safetipin, sempre col sistema del finanziamento collettivo, una app che classifica la sicurezza delle zone sulla base di nove parametri, dall’illuminazione, densità abitativa, visibilità, vigilanza. Safetipin ha avuto 180.000 download, e una media di cento nuove registrazioni la settimana.

A differenza di altre applicazioni attive nel paese va oltre il semplice allertare forze dell’ordine e familiari del pericolo. «Non crediamo nei sistemi antipanico, ma nella centralità dell’utente e delle sue scelte di sicurezza mentre si muove attraverso la città» spiega Viswanath. Notando come molte donne l’hanno giudicata particolarmente utile per trovare una casa in affitto usando i parametri di sicurezza, o trasferendosi in un nuovo quartiere. Antara Das, 24 anni operatrice di marketing, utente dell’app a Delhi, racconta come spesso la aiuti a trovare percorsi sicuri e meglio illuminati di sera, dato che si muove coi mezzi e sta lontano dal centro. «Spesso mi ha fatto capire che la strada più breve non è anche la più sicura».

Una app aggiuntiva, Safetipin Nite, viene usata per raccogliere fotografie notturne da veicoli in movimento e valutare la sicurezza di un quartiere dopo il tramonto. Poi Safetipin Site convoglia informazioni sugli spazi e i servizi pubblici, dai bagni ai collegamenti ultimo miglio, grazie alla spazializzazione di dati da questionario. Sulla base delle informazioni raccolte si collabora con le municipalità e le amministrazioni per migliorare le politiche urbane e rendere le città più sicure alle donne. Si sono migliorati i progetti di spazio pubblico a New Delhi e in contatto con altri uffici da Delhi, Kolkata e nella zona di Haryana. I dati di Safetipin hanno portato a una migliore illuminazione stradale a Delhi, più pattuglie di controllo in certi quartieri poveri o vicino alle stazioni della metropolitana. «Le tecnologie ci consentono di raccogliere dati così che le donne possano muoversi attraverso la città».

da: Next American City, 1 luglio 2022 – Titolo originale: Moving Through the City Can Be Dangerous for Indian Women. Can These Apps Help? Traduzione di Fabrizio Bottini

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