Il mercato contadino è una boiata pazzesca?

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Foto F. Bottini

Immaginiamoci un dialogo fra voialtri variamente adulti, e un variamente giovane parente o conoscente: “Pierino (o Pierina), vai così bene a scuola, hai anche vinto il premio artistico, e quello di atletica, cosa vorresti fare da grande?”. Attimo di riflessione, e poi da dietro un sorriso variamente sognante o più determinato: “Il mezzadro” (Pierino) oppure “La massaia” (Pierina). Ovvio che ci sarebbe da rimanere esterrefatti, perché i ragazzini vogliono quasi sempre fare altre cose, innovative, a volte strane a volte meno, ma sempre guardare avanti, l’acrobata da circo, l’astronauta, la star del cinema. Che ci azzecca la vita grama dei contadini e delle casalinghe giustamente disperate, coi sogni di gloria della beata gioventù? Non ci azzecca nulla, ovvio, ma esiste oggi tutta una serie di sottili e meno sottili messaggi, del tipo torniamo ai sani valori della vita rurale di un tempo, che in fondo questi sogni un po’ li alimentano, se si segue il filo logico del ragionamento.

Lifestyle bancarella

Il comune di Milano, anche nell’ambito di Expo 2015 e della promozione del tema agricolo-alimentare, sta lanciando l’iniziativa di una cinquantina di farmers’ market sparsi per la città. Uno, tanto per fare un esempio, sarà un gruppo di bancarelle di vendita diretta dei prodotti del territorio sul piazzale davanti alla Stazione Centrale. Simpatico, che il viaggiatore appena sceso da un treno ad alta velocità, si trovi immerso nel clima paesano dei contadini che propongono i formaggi fatti col latte delle grasse campagne che circondano la metropoli, a un tiro di sasso dai palazzoni. Simpatico un tubo, verrebbe però da dire, perché il messaggio subliminale che comunica, questo presepe vivente del mercato contadino che fa da porta alla grande città, suona: ecco cosa siamo e cosa vorremmo essere! Il sogno della massaia che deve svegliarsi alle quattro del mattino per andare col borsone al mercato a scegliere le cose migliori, e poi a casa in tempo a preparare il pranzo per tutta la famiglia che ritorna dal duro lavoro dei campi, eccetera eccetera. Nessuno si sogna queste cose? Vero, ma se si segue logicamente il filo dei pensieri, una cosa tira l’altra, e all’epoca in cui i mercati erano così, anche la vita si organizzava diversamente, lo sappiamo bene, lo si vede solo con un’occhiata a un libro di storia delle medie, di quelli che studiano anche Pierino e Pierina.

Viva il cemento mudèrn dei supermercati!

E allora, pensiamo anche che giusto lì di fianco all’arredo urbano vivente del farmers’ market davanti alla Stazione Centrale, c’è il celebratissimo Porta Nuova District, col Bosco Verticale e la Biblioteca degli Alberi: e se si provasse anche a dare a quelli una verniciatina più in tema con Expo, più food-oriented? Con dei bei filari di fagioli a ornare i balconi affacciati sul quartiere Isola, delle aiuole didattiche di zucchine e peperoni, o una serra climatizzata, sul cavalcavia Bussa, e una parallela Biblioteca degli Alberi Da Frutto Tradizionali? Il tutto culminante in un avanzatissimo Accordo di Programma Distributivo con quell’Esselunga che sta al centro del district, a proporre alla metropolitana clientela prodotti di filiera corta e cortissima, trasformati confezionati e ripuliti nel raggio di qualche centinaio di metri, e commercializzati modernamente, evitando tempi e modi improponibili. Perché ovviamente Pierino non ha nessuna voglia di fare il mezzadro, né Pierina di recitare il ruolo della massaia partorirai con dolore eccetera. Diamo un’interpretazione progressista autentica ai temi dell’agricoltura, dell’alimentazione, e anche dell’arredo urbano terzo millennio.

Riferimenti:

50 aree in città per farmers’ market a filiera corta, la Repubblica Milano online, 21 ottobre 2014

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