Il mio cortile è più bello del tuo

bellerio

Foto M.B. Fashion

Si discute molto di quanto possano essere utili alla tutela dell’ambiente certe battaglie locali contro un’opera pubblica, una trasformazione edilizia, le alterazioni del territorio per la posa di una rete tecnica. E certamente suscitano molta simpatia, le battaglie degli abitanti e delle associazioni di quei luoghi per proteggerne le condizioni, messe a rischio da progetti elaborati lontano da lì, quasi sempre all’insaputa degli abitanti. Abbastanza recente e commovente, per esempio, il caso dei crinali ventosi da cui le sorelle Brönte avevano tratto spunto per tanti loro brani letterari, crinali su cui un grosso investitore aveva ottenuto dal governo britannico il via libera preliminare a installare una wind farm per “energia sostenibile da fonti rinnovabili”. Mentre invece, da punto di vista degli abitanti, ma anche di tanta parte del resto del mondo lettore di quegli immortali brani letterari, rinnovabile non era affatto l’atmosfera delle cime tempestose distrutta per sempre dai piloni, dalle turbine, dalle strade di servizio coi veicoli della manutenzione eccetera.

L’implicito idiotismo dell’isolamento, urbano o rurale non conta

Ma questo dei crinali in West Yorkshire dove passeggiavano un tempo le sorelle Brönte, immaginando cime tempestose per sfuggire dall’oppressione della vita quotidiana, è un caso eclatante e difficilmente ripetibile. Nel senso che qui appare, se non altro, piuttosto chiaro ed evidente il legame fra particolare e generale: c’è un conflitto fra trasformazioni e conservazione dell’esistente (o altri modelli di trasformazione) in cui alcuni aspetti si generalizzano in positivo, altri molto meno. Per dirla assai terra terra, la produzione energetica da fonti rinnovabili si può anche fare altrove e in un altro modo, mentre l’impasto di paesaggio diventato patrimonio comune è irriproducibile, inalienabile, non trasferibile. Vince quest’ultimo, e di parecchie lunghezze, ma soprattutto leva definitivamente qualunque etichetta nimby penalizzante all’idea della tutela. Perché purtroppo è vero e innegabile: il localismo in quanto tale, se da puro sintomo o strumento pretende di diventare un fine, un obiettivo, perde automaticamente legittimazione. Succede molto evidentemente con la gated community, che a ben vedere riproduce in tutto e per tutto il modello del quartiere autosufficiente novecentesco, ma gli appioppa alla fine il timbro dell’egoismo nimby ed esclusivo sigillandosi contro le contaminazioni impure. Succede meno evidentemente in una montagna di altri casi, forse più sfumati ma a bene vedere altrettanto spudorati.

L’ecologia nimby del federalismo svizzero al contrario

Eco Pop è una iniziativa svizzera che imita, con un progetto politico di referendum, certe orribili teorie abbastanza diffuse negli Usa, in cui causa di tutti i mali ambientali è l’immigrazione. La tesi in sé, non fosse appunto assai localistica e sigillante, parrebbe degna e logica: quando aumenta la popolazione, aumentano automaticamente anche gli impatti di questa popolazione sul territorio, l’urbanizzazione, lo sfruttamento delle risorse eccetera. Però l’istinto ciecamente proprietario e vagamente tribale che caratterizza tutti i localismi, casca come una pera quando individua nella causa di tutti i mali ciò che viene da “fuori”, ovvero da oltre sacri confini arbitrariamente tracciati, dalla storia dalla geografia dalla politica eccetera. Per intenderci, sia per i Tea Party localisti che per gli svizzeri ambientalisti nimby, quando la famiglia locale ha dodici figli ecco un segno di positiva prolificità, ma quando i medesimi dodici figli sono sei locali e sei venuti da oltre un confine arbitrario, spunta l’insopportabile sprawl, l’acqua che si inquina, l’aria avvelenata dagli scarichi per portarli a scuola eccetera. Altro sarebbe, ad esempio, dire qui siamo un laboratorio, seguiamo tutti volontariamente questo modello, che vorremmo esportare anche fuori, guardate che non c’è sprawl, e quello che c’è l’abbiamo proprio importato da fuori, mica lo produciamo noi. Imperfetto di sicuro (la perfezione non è di questo mondo) ma ha parecchio senso. Mentre invece chiudersi sotto vuoto al massimo ha senso al supermercato, e se si è una fetta di formaggio, con o senza buchi non importa.

Riferimenti:

Iniziativa svizzera EcoPop

Carolyn Bandel, Urban Sprawl Fueling Swiss Ballot to Limit Immigration, Bloomberg, 14 novembre 2014

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