Irene Ranaldi: Gentrification in parallelo

we are the citySpesso chi segue le questioni urbane, con un occhio di riguardo ai processi di trasformazione e mutamento, si imbatte nella definizione di gentrification. Una definizione che nel dibattito italiano è presente da un tempo relativamente ridotto, utilizzata con un’accezione e significato non sempre univoco, spesso considerata una sorta di effetto collaterale degli interventi di rigenerazione o riqualificazione urbana. Pure, osservando ad esempio le trasformazioni di una città come Milano, a partire da fine anni ’70, emerge una geografia del mutamento urbano in cui i processi di gentrificazione hanno avuto un ruolo importante: sia dal punto di vista della dimensione che della pervasività.

Il quartiere Garibaldi, la zona dei Navigli, l’Isola, Porta Genova, la Gay Street di via Sammartini e, più recentemente, Lambrate e il cosiddetto Ventura District evocano storie di quartieri e zone che, su archi temporali relativamente brevi, hanno subito radicali cambiamenti dal punto di vista dei valori del mercato immobiliare, della composizione sociale di abitanti e utilizzatori, degli stili di vita e consumi culturali che ne caratterizzano e condizionano il tessuto economico e l’offerta di servizi. Ma cosa si intende e come si qualifica un processo di gentrification? Come si alimenta e quali sono le forze che lo guidano? Come si differenzia rispetto ad analoghi episodi di trasformazione degli spazi urbani? E infine: quali esiti propone dal punto di vista dei mutamenti nella percezione urbana ?

Il recente libro di Irene Ranaldi, Gentrification in parallelo (Aracne, 2014) propone una raccolta di materiali che consentono di approssimare alcune risposte a questi interrogativi. Il testo si articola in due parti; la prima ricostruisce una cospicua riflessione sullo stato dell’arte e il racconto del fenomeno gentrification, dal punto di vista del rapporto nei confronti della evoluzione delle discipline sociali e urbane. La riflessione spazia nei territori della sociologia urbana, comprendendo i concetti di identità urbana, mutamento, conflitto, proponendo una definizione di gentrification che intende «il progressivo imborghesimento di un quartiere popolare, centrale e degradato, “generato” da una sostituzione, in termini di classi sociali, degli abitanti originari». Rispetto a questa definizione del processo sono successivamente descritti dall’autrice alcuni “ambienti” e tappe significative della sua diffusione, analizzati gli indicatori (primari e secondari), evidenziate le fasi e le dinamiche di attuazione.

Questo primo excursus risulta propedeutico ed introduce il lettore alla seconda parte del libro che restituisce i risultati di una vera e propria sperimentazione sul campo, con una ricerca che ha messo a fuoco le trasformazioni di due quartieri che presentano forti analogie dal punto di vista delle spinte e dei vettori del cambiamento, anche se collocati in contesti geografici e metropolitani molto diversi: il quartiere Astoria a New York e il quartiere Testaccio a Roma. Rispetto a questi due diversi contesti la ricerca è svolta con un approccio dichiaratamente “qualitativo e partecipato” privilegiando la lettura del processo di gentrificazione soprattutto sul versante della “domanda” (gli individui) con uno sguardo invece complementare sugli aspetti dell’offerta (mercato immobiliare).

Ne emerge un quadro che evidenzia il ruolo degli stili di vita, delle preferenze al consumo, delle sottoculture nella natura dei processi di trasformazione urbana e nella modifica delle identità dei quartieri. Si pensi per esempio alle analoghe considerazioni delle cosiddette “classi creative” di Richard Florida o alle concentrazioni di hipster che colonizzano gli spazi ex industriali ridefinendo in modo significativo le zone semicentrali e periferiche di diverse città italiane ed europee. L’esito di queste dinamiche spesso porta addirittura ad una brandizzazione delle nuove identità di questi quartieri, come nel caso evidenziato dall’autrice che accomuna le due realtà di Testaccio e di Astoria.

Senza necessariamente sposare le specifiche tesi e prospettive di osservazione dell’Autrice, la considerazione più rilevante che può essere fatta a valle della lettura è che il racconto di queste esperienze arricchisce di ulteriori dimensioni alcuni concetti che si relazionano al tema dell’identità urbana e costituisce una occasione interessante per ulteriori approfondimenti. In particolare, sulle possibilità offerte da politiche urbane efficaci e socialmente radicate.

Irene Ranaldi, Gentrification in parallelo, Aracne, Roma 2014

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