Nimby: di sinistra o di destra? Mah!

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Foto M. B. Fashion

È di sinistra prendere voti di destra, da persone di destra, per un programma che loro condividono in pieno e che quindi è piuttosto difficile definire specificamente di sinistra?
Una bella domanda, eh?
Eppure è la prima cosa che viene da chiedersi davanti ai successi di alcuni amministratori “verdi” in aree territoriali semirurali, tradizionalmente molto conservatrici, quando ottengono consensi a man bassa e riconferme elettorali per i propri programmi dichiaratamente progressisti. Maghi della comunicazione? Diabolici manipolatori pur con ottime intenzioni dell’opinione locale? Fortunati amministratori di paeselli di gonzi facili da abbindolare? Forse siamo noi a non capire niente, retrogradi dogmatici, con scarsa attitudine a una prospettiva metropolitana.

Tocca qui intendersi, però, su quell’aggettivo “metropolitano”. Dove la metropoli è da intendersi nel senso old-fashioned coloniale, di lontano centro direzionale da cui tutto emana e a cui tutto prima o poi dovrà rendere conto. Da lustri quasi ovunque si manifesta una forte tendenza alla suburbanizzazione e si tratta di un processo “balcanizzante”,dove le antiche categorie tradizionali di destra, sinistra, conflitto e dialettica sociale non valgono, e quindi occorrono nuovi strumenti di lettura e analisi, se si vuole ricondurre (come credo tutti vorremmo) la prospettiva almeno a una dialettica fra conservazione, progresso, privilegio, eguaglianza, ambiente, sviluppo, e compagnia bella.

Le ricerche sui suburbi balcanizzati ci  dicono, ad esempio, che la tutela dell’ambiente locale, anche nella versione allargata di una maggiore attenzione al territorio agricolo, oltre che della “solita” sperimentazione tecnologica avanzata, non caratterizza comunità a orientamento politico generale progressista. Basta pensare alla serie di meritori rapporti che la Brookings Institution ha dedicato agli anni della dinastia Clinton-Bush e alla polarizzazione degli stati rossi e blu sulle fasce esurbane: alla concentrazione del voto incarognito e reazionario corrispondevano più spesso che no anche atteggiamenti ad esempio assai orientati al contenimento di consumi energetici, alla produzione-consumo locale di alimenti freschi, alla tutela degli spazi aperti e del verde territoriale … Insomma tutti i parafernali che quasi automaticamente un commentatore nostrano rovescia senza pensarci un attimo nel cestino della Sinistra, che sarà pure orfana delle belle classi e categorie di una volta, ma sull’Ambiente … signora mia …
E invece, all’ombra dei pannelli solari, della cura per la flora e la fauna, finanche della democrazia diretta assembleare autogestita per le questioni amministrative mica poi tanto correnti della comunità, si nascondono razzismo, atteggiamento bigotto ai limiti della comicità, una granitica triade famiglia-soldi-individualismo da far paura, fino alle cose solite, tipo l’arsenale da dopobomba in tavernetta, il SUV rostrato anche se ibrido, il disprezzo per categorie sociali come insegnanti e immigrati.

E se guardiamo bene, nel senso di affacciarci oltre la classica membrana di prosciutto ideologico, con tutte le nostre varianti locali nazionali, regionali, provinciali, comunali, queste cose sono normalissime anche qui da noi. La gated community, da sempre vessillo di certa destra, non ha necessariamente bisogno del muro o del filo spinato nascosto fra i lauri, per essere tale: quasi sempre basta e avanza la barriera mentale alimentata dal solo pregiudizio, o da un informato, intelligente giudizio critico … ma pur sempre di destra. Ovunque chiunque, nel suo piccolo territorio comunale di solito immerso in aree semi-rurali ma suburbanizzate, ne intuisce intelligentemente il potenziale politico-identitario, che traduce in pratica amministrativa e di consenso, per esempio tutelando l’ambiente e/o opponendosi localmente a certe grandi trasformazioni. Ma c’è da chiedersi, molto seriamente, cosa diavolo ci sia di progressista nel difendere il valore dell’investimento immobiliare dei propri elettori.

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