Ora e sempre Resilienza (urbana)

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Foto M. B. Style

A quanto pare la globalizzazione e vorticosa circolazione delle voci (a volte scambiate per informazione) nel corrispondente villaggio globale pone gravi problemi di senso. Perché queste voci infilate nel frullino di siti blog e social network si trasformano in un battibaleno nell’esatto contrario dell’informazione, confondono, banalizzano, a volte magari pure informano ma lo fanno parzialmente, insomma un vero guazzabuglio inestricabile. Stiamo dentro i flussi, li avvertiamo confusamente, ma non ne siamo affatto davvero consapevoli, e le parole si diluiscono quasi immediatamente nel marasma, anche e soprattutto quelle che potrebbero fungere da ancora e riferimento. A farne le spese non è solo una magari non auspicabilissima razionalità del tutto astratta, ma anche la possibilità di riflettere, prendere decisioni informate, diciamo provare a limitare i danni. Dopo quel che è successo ad altre parole della città e dell’ambiente, prima fra tutte quella sostenibilità che tante aspettative aveva suscitato al suo affermarsi, oggi anche la resilienza (che le è succeduta nelle aspettative forse per pura disperazione) rischia il medesimo destino.

Brainstorming

E forse, invece di abbandonare anche la resilienza al flusso manipolatore e ribaltatore di chi in buona o cattiva fede ne plasma il senso, vale ancora la pena di provare a ribadirlo con lo strumento della interdisciplinarità. Chissà mai che incrociare punti di vista attorno a un concetto non riesca a rilanciarne, rinnovandolo, il nucleo centrale, e senza neppure ignorare quella logica dei flussi e dei vari rivoli oggi inevitabile. Cosa significa, così in generale, resilienza, nel pianeta delle città conquistatrici? Oggi tra le tante sfide dell’inarrestabile urbanizzazione, fisica e culturale, del mondo, le metropoli comunque intese devono affrontare il cambiamento climatico e quindi costruirsi sistemi in grado di resistere a cose dagli uragani, ai terremoti, a eventuali disastri provocati da mani umane (da un tracollo energetico a una guerra o un sabotaggio), e sapersi riprendere più belle e più forti che prima. In altre parole, resilienza dovrebbe essere ciò che sta proprio alla base della costruzione urbana, non una qualità aggiunta in seguito come una pallina decorativa. Questo vuol dire andare davvero alla radice del senso e della storia della città, fatta di pietre, relazioni, ambiente, aspettative, specie, generi e tanto altro.

Il lavoro che ci aspetta (se vogliamo lavorare)

Il primo aspetto sembrerebbe di tipo tecnologico e organizzativo, ma è invece profondamente umano e preliminare: riguarda proprio il rischio di banalizzazione, e si approccia ragionando sui modi per informare ed essere informati costantemente su cosa significa, sta significando e potrebbe significare, resilienza. Esistono strumenti, sinora lasciati un po’ a sé stessi, come l’ubiquità dell’informazione, e tutti da ripensare. Il secondo aspetto è quello della trasversalità, di settore e di interesse, visto che resilienza non è questione finanziaria ma anche finanziaria, sociale ma anche oggettivamente ambientale, tecnica ma ancora squisitamente umana. La chiave, qui, sta nel considerare sempre contemporaneamente i fattori economico, sociale, ambientale, senza che l’uno (o i soggetti che ne rivendicano competenze e decisioni) prevalga mai sull’altro. Terzo, nella logica dei flussi circolari, la trasversalità di approccio interdisciplinare e inter-interessi si riversa a sua volta nei flussi informativi, alimentando di nuovo un processo di revisione e consapevolezza, piuttosto distante dalla banalizzazione e ribaltamento di senso. Last but not least, e recuperando l’originaria dizione della sostenibilità, e in fondo anche della pianificazione tradizionale, il processo di crescita urbana resiliente deve mettere sul medesimo piano le generazioni attuali e quelle future. Se tutto questo vi pare – ancora – campato per aria, provate a verificare da voi la struttura e il merito del ragionamento proposto dal gruppo di lavoro multidisciplinare riunito poche settimane fa dalla McGraw Hill a trattare il tema.

Riferimenti:

McGraw Hill Financial, Building Resilience: Creating Tomorrow’s Infrastructure Today, rapporto dicembre 2014

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