Organizzazione di un quartiere per unità di vicinato (1932)

La correlazione tra un abitante di un alloggio e la città o la regione metropolitana, è certamente diversa da quella col quartiere in cui vive. Una dimensione, quella del quartiere-vicinato, che può corrispondere a pochi isolati, a un complesso unitario più ampio, a volte a una intera piccola cittadina, comunque a un’area che tendenzialmente costituisce una unità sociale ed economica definita. L’urbanistica per quanto concerne i suoi rapporti con la realizzazione e fruizione della casa, opera qui adeguando la forma del quartiere all’individuo, i rapporti dei vari quartieri tra di loro, e con la città. Il vicinato ha una importanza vitale. Può esistere l’alloggio ottimale, di buona progettazione e realizzazione, in una posizione adeguata e ben soleggiata, ma si tratta di un pessimo investimento se si trova in un quartiere inadeguato. L’importanza del quartiere è essenziale in urbanistica, e consolidarlo significa consolidare ogni singolo alloggio.

Permanenza, stabilità, sono essenziali per la casa, e per il quartiere, è dunque necessario in una prospettiva urbanistica sostenere in ogni modo una buona progettazione e costruzione di ciascun vicinato, così che rappresenti la componente base autosufficiente della città. Per questo si è iniziato a parlare di neighborhood unit. In molte città si trovano oggi esempi di zona articolate su unità di vicinato. La vera grande difficoltà per ottenere questo tipo di organizzazione è spesso la frammentazione delle proprietà fondiarie, e i tentativi di uno o più proprietari di di sfruttarle indebitamente fissando criteri a loro vantaggiosi, o costruendo strutture del tutto incoerenti ai migliori criteri. Oggi l’urbanistica è sufficientemente matura da poter imporre norme di zona tali da ridurre al minimo o evitare del tutto questo genere di squilibri. Ma non si sono ancora superate tutte le difficoltà, dato che restano ancora da determinare in tanti casi le esatte dimensioni ideali massime o minime delle zone, e anche conoscendole spesso non risulta possibile applicarle in aree già conformate.

Aspetti sociali dell’Unità di Vicinato

Lo sviluppo di una città per unità di vicinato ha molti innegabili vantaggi. Nella predisposizione dei piani urbani e regionali viene già correntemente accettata, questa organizzazione sociale. Proprietà dell’alloggio, consapevolezza collettiva, spirito civile, tutti sono fattori convergenti. Essere leali a una comunità di una certa avvertibile dimensione, intermedia tra la famiglia e la metropoli, è un aspetto fondamentale della formazione alla cittadinanza. Le attività comuni culturali, per il tempo libero, politiche, entrano nell’idea di città, e le associazioni spontanee dei cittadini a scala di quartiere, per promuovere gli interessi locali, devono essere sostenute. Le unità di vicinato, se organizzate coerentemente alla griglia stradale di grande comunicazione e al piano urbano generale, possono offrire a chi ci abita aria pura, sole, spazi aperti, riparo relativo dalla polvere e dal rumore delle strade principali di traffico. Salute, sicurezza, morale di chi abita questi quartieri, si possono tutelare, al contrario di quanto avviene invece nelle zone sovraffollate e prive di adeguati servizi, così come in quelle mal progettate, troppo estese o troppo piccole per offrire una adeguata organizzazione e risposte ai bisogni.

Organizzazione dell’unità di vicinato

Riconosciuta ufficialmente nel piano una adeguata rete di grandi arterie di comunicazione, gli spazi tra queste divengono in genere quelli logici in cui collocare le aree a vicinati. Si possono aggregare due o più modelli analoghi di aggregazioni di vicinato, così come previste dal piano delle zone omogenee riguardo ai tipi di edifici, nel modo più funzionale possibile. Nella media dei piani urbani le arterie principali vengono previste generalmente radianti dal centro, a una distanza tra l’ulna e l’altra variabile da uno o due isolati a oltre un chilometro, a seconda della posizione rispetto a un polo commerciale o produttivo. Si tratta dello schema a crescita «centralizzata» e con l’eccezione delle città maggiori, appare anche il più logico e auspicabile. Lo sviluppo per vicinati che proponiamo qui non si basa certo su qualche vaga teoria di crescita urbana alternativa, ma si tratta di un semplice miglioramento di processi spontanei sedimentati, di sfruttamento degli spazi tra le arterie principali.

Dimensioni dell’unità di vicinato

Esistono vicinati di ogni tipo, come risposta a diversi bisogni e con diversa offerta di alloggi. Edifici analoghi e omogenei si possono molto praticamente concentrare e separare in una unità di vicinato di dimensione sufficiente a conservarne i caratteri a lungo, mantenendone il valore. In senso relativo si può affermare che tanto più piccolo il quartiere, tanta meno sarà la sua capacità di mantenere nel tempo i criteri di miglioramento. Una zona organizzata perché i bambini non siano obbligati ad attraversare la strada principale andando da casa a scuola o al campo giochi, offre vantaggi maggiori rispetto a una più piccola circondata da spazi commerciali o industriali. Ovviamente le dimensioni devono essere tali da poter resistere agli effetti di deterioramento dell’influenza negativa da oltre i propri confini. Secondo gli studi effettuati per il Piano Regionale di New York, una unità di vicinato può essere organizzata attorno ad alcuni servizi per una data popolazione. Ad esempio si rileva come le migliori tendenze moderne per le scuole, sia progettuali che amministrative, prescrivano una elementare per 1.000-1.200 alunni. . Il numero di iscrizioni medie nelle annate 1929-1930 alle elementari era di 426 alunni nei centri da 30.000 a 100.000 abitanti, e di 666 aluni in quelle oltre i 100.000 abitanti. Calcolando in circa un sesto della popolazione i bambini i età da scuola elementare, e un numero ideale di 1.200 iscritti per scuola confrontato con quei 426 iscritti rilevati, ricaviamo che con un numero di 700-1.000 bambini per scuola corrisponde un vicinato di 3.000-6.000 abitanti. Ovvero 750-1.500 nuclei familiari che occupano, divisi per case singole, una superficie complessiva di 120 ettari circa, che potrebbe avere un raggio tra 400 e 800 metri. Una dimensione di zona a case unifamiliari in grado di mantenere una certa unitarietà, salvo forse verso le arterie perimetrali.

La forma urbana dell’unità di vicinato

Ciascun complesso di edifici deve essere progettato secondo le specificità locali riguardo ad abitazioni, topografia e altri caratteri. Uno dei motivi per l’instabilità e permanenza dei quartieri residenziali è l’assenza di margini definiti, o l’impossibilità di concludere organicamente un progetto a causa del sistema a griglia stradale ortogonale standard, che spinge verso una espansione urbana infinita. È importante sfruttare confini naturali esistenti, parchi, corsi d’acqua, alture, pendenze, per garantire uno sviluppo controllato del quartiere. In assenza di confini naturali del genere se ne possono creare di artificiali. Lo stesso sistema delle grandi arterie di comunicazione consente di progettare gli spazi tra l’una e l’altra come aree protette. Il cui confine artificiale sarà una striscia alberata di larghezza sufficiente, anche se spesso su entrambi i lati si tende ad occuparla.

Si può ottenere una ottima qualità dello spazio attraverso una progettazione competente e accurata della zona a vicinato. In qualunque schema viario si può affrontare il tema della varietà e dell’economia, nelle sezioni stradali, nelle forme dei lotti e in quelle degli edifici. Organizzazione stradale e delle reti tecniche devono seguire la topografia del luogo e adeguarsi alle zone contigue. Una abbondante presenza di campi da gioco e altri spazi aperti per un sano tempo libero contribuisce ad accrescere il valore aggiungendo funzionalità, bellezza, interesse al quartiere.

Altri aspetti da curare so quelli relativi agli spazi per i servizi. Una unità di vicinato deve avere come punto focale la scuola elementare con suoi campi da gioco. Si possono concentrare nel medesimo luogo anche spazi per riunioni, biblioteca, chiesa e altri edifici comunitari per attività sociali e ricreative. Quello sarà il centro di tutta l’attività collettiva, e soprattutto per i più piccoli essendo al centro del quartiere risulta lontano dalle grandi arterie di traffico che costituiscono i margini del vicinato, libero dai pericoli e disturbi delle strade. Un nodo focale di quartiere che si può concepire nello spirito originario di quello che in New England si chiama Common e nel Sud Court House. Si possono trovare anche negozi e altri servizi, nel luogo che pare più ovvio, ovvero agli incroci delle arterie principali, insieme a edifici più grandi che quando lo spazio lo consente possono essere adibiti ad appartamenti.

Specie nei quartieri del tutto nuovi, c’è ampia possibilità di realizzare vicinati molto caratterizzati dal tipo di edifici, case singole isolate, o unifamiliari a schiera, o multifamiliari, o dei vari tipi insieme, a seconda delle caratteristiche del luogo e delle capacità del progettista e dei costruttori. Le forme più usate sono quelle del sobborgo giardino o del super-isolato, che rappresentano la migliore interpretazione del modello, anche se certo ne sono possibili altre, purché coerenti al piano urbano generale e al tipo di densità demografica, evitando i difetti di certi schemi di lottizzazione. In genere regolamentati dalle norme di zona, ma è meglio ricercare criteri qualitativi più elevati introducendone di più rigide.

Un modello adeguato per città di qualunque dimensione

Il tipo dell’unità di vicinato è applicabile in qualunque città o cittadina o villaggio, indipendentemente dalle sue dimensioni. Calcoliamo un quartiere su una scuola elementare con una popolazione di alunni da 700 a 1.000 bambini. Lo spazio per organizzare una scuola del genere, edificio e spazi accessori come i campi gioco, è almeno di due tre ettari. Si può destinare una superficie adeguata a parco e altre funzioni scolastiche, ma per le esigenze immediate e del futuro prossimo ci vuole l’edificio della scuola. Se e quando la popolazione crescerà, si possono allargare le strutture comuni a seconda delle esigenze, collocandole là dove è più adeguato e progettato. Il nucleo centrale deve comunque essere pianificato nella sua completezza. Anche se si tratta di un centro pensato per una popolazione da 3.000 a 6.000 abitanti, lo si deve avere disponibile anche quando questi sono di meno. Se cresce di più, si provvederanno altre unità di vicinato pianificandole per tempo in spazi adatti, e all’interno di un coordinamento a scala urbana coi quartieri commerciali e zone industriali.

da: AA.VV. Planning for Residential Districtis, The President’s Conference for Home Building reports, 1932 – Titolo originale del capitolo: City Planning and Zoning – Estratti e traduzione a cura di Fabrizio Bottini

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