Perché piantare più alberi?

Non c’è bisogno di essere Qui Quo Qua, per avere la passione degli alberi, sognare di farci sopra la classica casetta dove salire per stare un po’ fuori dal mondo, o semplicemente arrampicarsi, appendere l’amaca, guardare tirando un sospirone di sollievo. Viene così, istintivo, così come viene spontaneo apprezzare ogni iniziativa per moltiplicarli, gli alberi, specie dove ce ne sono pochi, segnatamente nelle città, o appoggiare quei movimenti o comitati che si oppongono al loro abbattimento per progetti di strade, metropolitane, nuovi edifici. Ma l’albero in ambiente urbano, pur certo senza dover necessariamente e preventivamente rinunciare ad alcuni degli aspetti visivi e affettivi di cui sopra, ha senso pieno solo se messo a sistema, ovvero considerato in quanto componente di una infrastruttura, così come avviene con mezzi di trasporto o edifici o altri impianti, superfici, persone, animali. Questo dovrebbe essere l’obiettivo di chi comprende l’essenza di una nuova interazione e complementarità fra natura e artificio nel contesto denso e complesso della metropoli, specie nella prospettiva del cambiamento climatico, del risparmio energetico, di una migliore abitabilità ed efficienza.

Non case sopra gli alberi, ma insieme

Gli alberi hanno da sempre interagito con la città e la regolazione del clima locale, sia nel modo più banale (ma importantissimo) del fornire ombra alle persone, agli edifici, alle strade e piazze, sia in quello di far letteralmente respirare il metabolismo urbano riducendo le temperature fino a 8° in meno nei picchi estivi. A questo si deve aggiungere la caratteristica del metabolismo vegetale, di assorbire anidride carbonica, uno dei gas responsabili del riscaldamento planetario, e naturalmente tutte le altre funzioni, tra cui basta citare il contributo al ciclo delle acque, o quello all’assetto del terreno specie nel caso di luoghi collinari. Appare abbastanza evidente, che questa vera e propria miriade di funzioni intrecciate, piuttosto difficili da isolare l’una dall’altra meccanicamente, e al tempo stesso molto articolate sul territorio nello spazio, possa essere svolta al meglio solo con una precondizione, ovvero che le piante arrivino a costituire sistema, ovvero operino sia in relativa continuità di rete, sia secondo una distribuzione fortemente correlata a quella delle altre componenti della città, incluse ovviamente quelle economiche, sociali, umane. Se c’è qualcosa che in fondo la pur infantile e contraddittoria idea della casetta sull’albero di Qui Quo Qua coglie in pieno, è la necessità di costante integrazione tra natura e artificio, che va dal verde high tech più o meno verticale, agli spazi privati alberati, ai filari stradali o di piazza, ai giardini e «tentacoli» di connessione col sistema del verde territoriale extraurbano.

Natura ferma e natura che si muove

Come noto, una pianta è «viva» e interattiva quanto più contribuisce alla vita, e questo in fondo lo sappiamo benissimo associando vegetazione e varie forme animali, dagli uccelli a cose magari meno poetiche come le zanzare che ci porta in casa il fogliame. È stato calcolato che gli esemplari maturi ad alto fusto possono ospitare centinaia e centinaia di specie diverse di invertebrati, i quali a loro volta sono uno dei motivi per cui lì andranno ad abitare o a passare un po’ di tempo, svolgendo la loro funzione ecologica, anche uccelli e piccoli mammiferi. E la cosa non vale soltanto per l’albero nella sua condizione più pura e ideale di pezzo di bosco nel parco, ma anche nei corridoi stradali (che garantiscono anche la continuità delle reti animali e il passaggio dei semi) o nelle piccole chiazze di giardini aiuole e cortili. E tra tutti questi vari animali che si interfacciano con l’albero, non scordiamoci i bipedi a volte vestiti strani che siamo noialtri, praticanti la cosiddetta «biofilia», ovvero interazione con la natura di cui facciamo parte. Naturalmente in tutte le nostre varie azioni urbane, che vanno dallo spostarsi, al lavoro, alla pura contemplazione, allo sport. Maggiori particolari nel documento ufficiale allegato, ricco di dati e casi locali.

Riferimenti:
Urban forestry and woodland advisory committee (UK), Our vision for a resilient urban forest, studio 2016, scarica direttamente il pdf dal sito istituzionale

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