Verde urbano in che senso?

Foto M. B. Style

Non passa giorno senza che qualche dozzina di giornali, istituti di ricerca di vari orientamenti e specializzazione, profeti di catastrofi o luminosi futuri, ci ricordino la centralità della natura nella nostra esistenza e qualità della vita, riassumendola spesso con la parolina magica «verde». Peccato che poi alla parola, evocatrice automatica di tutto ciò che ci fa ben predisporre rispetto al resto del messaggio, corrisponda una ridda di cose prive di senso comune: da banalissime sovrastrutture poco più che simboliche in sé, come quelle proposte di solito da architetti e arredatori, ad approcci sociologici o clinici che sarebbero scientificamente ineccepibili, nel metodo, se poi non si scoprisse che quel «verde» è tanto generico (si va dalla pura contemplazione e percezione soggettiva a improbabili immersioni totali naturalistiche) da invalidare, di fatto, certe frettolose conclusioni. Perché andando a leggere certi rapporti di ricerca direttamente, ovvero un po’ oltre i comunicati stampa meccanicamente riprodotti sui giornali con l’aggiunta di qualche fronzolo folk, si scopre sempre come, a fronte del solidissimo metodo di studio, affidabilità e rappresentatività del campione statistico, esaustività delle fonti letterarie di riferimento, sia sempre quel «verde» a lasciare il tempo che trova. Peccato che poi su quelle conclusioni sanitarie e di welfare, si basino invece gran parte delle politiche urbane dello spazio aperto, anche al netto dei condizionamenti sul fronte del citato «verde simbolico» tecnologico a vari stadi di pur discutibile artificializzazione.

Quantificare è meglio che immaginare

Ad esempio la presenza di alberi in città, forma specifica e quantificabile di verde (che a sua volta possiamo articolare in organizzazioni e ruoli diversi, dall’elemento isolato, ai filari, gruppi, boschi, all’accessibilità pubblica o privata …) diventa sempre più oggetto di progetti e interventi, anche legati alla risposta al cambiamento climatico, contro le ondate di calore, o nelle infrastrutture verdi parallele a quelle tradizionali grigie artificiali. Questa presenza, calcolabile in termini di copertura arborea, in gergo canopy, diventa parte integrante del metabolismo urbano e della vita cittadina nei suoi vari aspetti sanitari, economici, sociali, amministrativi. La copertura arborea contribuisce a contenere i picchi di temperature locali estive, aiuta a combattere l’inquinamento degli scarichi da traffico o da altre fonti di combustione, è un servizio collettivo che migliora la qualità della vita di tutti i cittadini, che si trovino o meno a contatto diretto e quotidiano con gli alberi. Ma, comuni abitanti e decisori politico-economici, spesso non conoscono affatto senso ed entità di questa fondamentale caratteristica urbana, che meriterebbe invece di essere assai più presente nella consapevolezza per essere sfruttata al meglio. Per farlo in prima istanza, anche comparativamente (spesso le politiche urbane e ambientali poggiano proprio sull’emulazione), oggi si può usare il metodo proposto da una iniziativa congiunta MIT-World Economic Forum.

Enciclopedia interattiva degli alberi urbani

Analizzando sistematicamente i dati Google Street View, per valutare e comparare la copertura arborea delle città del mondo, il laboratorio urbano del Massachusetts Institute of Technology diretto da Carlo Ratti ha sviluppato un sito web interattivo: Treepedia. Via via, consultandolo, e magari approfondendo poi quei dati secondo criteri propri, ma a partire da una base oggettiva e comparabile, cittadini, organizzazioni, amministrazioni, possono verificare la presenza degli alberi nel proprio territorio, calcolarne entità e organizzazione, il ruolo nel metabolismo urbano, e costruire progetti e politiche conseguenti. Nella prima applicazione del metodo disponibile a oggi, ma in corso di continuo aggiornamento, sono comprese una quindicina di importanti città sparse per tutti i continenti e paesi. L’utente può anche solo a colpo d’occhio intuire quali zone urbane sono più ricche, povere, prossime o remote alle coperture arboree, scendere nei dettagli dei quartieri, e naturalmente poi confrontare i vari casi, anche sulla base di altri dati come la densità di popolazione.

Riferimenti:
Massachusetts Institute of Technology Senseable City Lab, World Economic Forum, Treepedia (in fondo alla homepage anche il link all’articolo scientifico «Assessing street-level urban greenery using Google Street View and a modified green view index» sul metodo, estratto in pdf da Urban Forestry & Urban Greening)

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