Guida finché non cadi a terra

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Foto M. B. Fashion

C’è un antico slogan degli agenti immobiliari che a modo suo, forse involontariamente, riassume tutto un mondo: Drive till you qualify. Discende direttamente dal mito della nuova frontiera suburbana dell’immediato dopoguerra, quando andarsene dalla città sbattendo la porta era segno di indubbio progresso sociale, e tendenzialmente alla portata di tutti. Certo quel «tutti» come sempre restava da interpretare: non genericamente tutti dappertutto, ma ciascuno secondo criteri specifici. Ad esempio se ne andava chi aveva un lavoro fisso con uno stipendio in grado di sostenere il mutuo, e/o le sovvenzioni pubbliche per il mutuo super agevolato, infine la possibilità di comprare e mantenere l’indispensabile auto di famiglia, senza la quale il quartiere suburbano novecentesco era una trappola micidiale. In un primo momento quindi quel «tutti» significava ceto medio non operaio (anche perché il decentramento produttivo industriale era ancora nella fase precedente), e con le convenzioni di contratto poi formalmente abolite dalle battaglie per i diritti civili si escludevano di fatto i ceti medi colored, che secondo il mitico mercato influiscono negativamente sui valori immobiliari. Ma il metodo della macchina suburbana come motore dello sviluppo consumistico, ad alimentare produzione edilizia, infrastrutture, beni durevoli e molto altro, si era innescato, e via via avrebbe interessato potenzialmente tutti.

Una nuova entusiasmante segregazione

Anche lo zoning, istituzionalizzato nella forma moderna a New York nel lontano 1916, trovava inedite forme di applicazione dentro la nuova mobile Frontiera suburbana. In origine quella divisione fra zone di edifici alti, bassi, funzioni ospitate (e un po’ indirettamente anche divisione fra quartieri ricchi e poveri) serviva a garantire gli investimenti immobiliari, per esempio almeno in teoria evitando che qualcuno provocando troppo traffico, o fumi, o proiettando lunghe ombre, rendesse la vita grama ai vicini. Ma tutto restava comunque dentro la complessità e la mixité urbane. Fuori dal tessuto denso della metropoli, l’applicazione estesa, meccanica, rudimentale di norme urbanistiche analoghe, finiva per creare un vero e proprio apartheid, con immense aree di gente e edifici identici, separate (molto separate) da altre immense diversissime aree che al loro interno erano egualmente identiche. Unico canale di comunicazione, la rete stradale sempre più mastodontica ed estesa, percorsa secondo lo slogan immobiliare drive till you qualify. Che iniziava ad assumere valore multiplo e a volte anche sinistro. Guida fin che trovi il posto adatto a te, e comunque guida, guida sempre, guida per sempre, più guidi più aumenti la probabilità di trovarlo quel posto, e comunque di arrivarci. Quel guidare eterno diventava anche una componente essenziale dello zoning.

Il Clan del Cerchio

Perché oltre una certa distanza e tempo di percorrenza, pare abbastanza ovvio che anche la ricercata suburbanizzazione, la casetta in proprietà, il verde privato, finiscano per trasformarsi in una condanna, e le spese di viaggio in quello che molti chiamano «mutuo differito». Finisce addirittura che, a volte, si vengono a creare, proprio con questa logica del drive till you qualify, dei cerchi concentrici relativamente omogenei attorno al nucleo centrale dei posti di lavoro e dei servizi urbani, dove si abbassano i prezzi degli immobili man mano crescono le spese di viaggio, e ovviamente decresce anche la qualità generale dei luoghi, abitati da fasce di reddito inferiori. Ma non è ancora tutto, perché negli ultimi lustri, mentre per questioni vuoi ambientali, vuoi socioeconomiche, si assisteva a una ripresa del fascino (e delle quotazioni) della città centrale, ci si sono messi di mezzo anche i processi di gentrification. Andarsene dal quartiere urbano ha così smesso di rappresentare anche una scelta, per quanto contraddittoria, e diventare qualcosa di socialmente analogo alle deportazioni dello slum clearance anni ’50, con l’unica differenza che le popolazioni specie di minoranze etniche e razziali oggi vanno a popolare lo sprawl, sommando questione ambientale e sociale. Un caso lampante di palese contraddizione, fra la pubblicizzata libertà di movimento consentita dall’auto, e quella condanna eterna all’emarginazione in territori remoti, privi di occasioni economiche, raggiungibili sono spendendo elevate quote di reddito in carburante e altri cosi legati al veicolo privato.

Riferimenti:
Eric Tang, Bisola Falola, Those who left – Austin’s Declining African American Population, University of Texas, Institute for urban and policy research, maggio 2016 (scarica direttamente il pdf dal sito universitario)

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