Il bosco urbano e l’urbanistica (1926)

Quello che chiamo bosco della città non è affatto una pura teoria, né qualcosa semplicemente adottato con successo solo in Europa, in situazioni economiche e stili di vita diversi. Si tratta invece di qualcosa di radicato anche in America, che vale la pena prendere in seria considerazione per introdurlo nella pianificazione urbana corrente. Se consideriamo che l’obiettivo di massima di qualunque piano regolatore è di orientare la crescita verso i maggiori vantaggi per la collettività in termini sociali, economici, ricreativi e di bellezza, si comprende anche senza particolari difficoltà il ruolo del bosco. Si diceva dell’idea di bosco della città in Europa, ed è lì che è nata, principalmente per ragioni economiche, spinta dalla povertà. La necessità di una fonte affidabile di legna, materiali, che dà lavoro e alimenta alcune attività locali era così avvertita da abolire praticamente il carico delle imposte locali.

Negli Stati Uniti la concezione della foresta di città deriva da una analoga povertà, o meglio scarsità economica, quella del legname da costruzione nelle zone nord-orientali, a seguito di decenni di spensierato sfruttamento. Ma poi l’idea cresce ben oltre, in una direzione che incontra l’urbanistica. Chi si interessa di sviluppo locale forse non ha in cima ai propri pensieri il fatto che a livello nazionale si consumino risorse forestali a una velocità quattro volte superiore alla loro riproduzione. Perché il bosco locale, sostiene giustamente, non può gran che pesare in quel senso. Ma allo stesso tempo se il nostro pianificatore è dotato di visione, coglierà quanto messe tutte insieme queste zone possano assumere un valore. Allora partiamo dal fatto incontrovertibile del valore economico di un bosco cittadino, e quindi comunque della sua auspicabilità. Ma ammettiamo anche che debba avere altre qualità aggiuntive, perché l’urbanista lo consideri parte vitale, essenziale del proprio progetto.

Ci sono le zone per la ricreazione, che adeguatamente distribuite e quantificate rappresentano un fattore fondamentale della vita cittadina oggi. Possono prendere la forma di campi da gioco, strutture per l’atletica a gestione pubblica, normali parchi o giardini sulle rive di un fiume o le sponde di un lago. Tutte cose al tempo stesso essenziali, ma comunque artificiali. Il bosco no. Salvo là dove viene in qualche modo diradato per le adeguate pratiche forestali, il bosco è qualcosa di totalmente naturale, e non c’è nulla in cui l’uomo possa far meglio della natura. Il bosco quindi è una risorsa ricreativa di immenso valore. Rappresenta per l’abitante delle città l’occasione per tenersi una fettina di Natura allo stato selvaggio, dove sedersi su uno strato di aghi di pino invece che su una panchina, passeggiare su sentieri di soffice terriccio invece che su vialetti di ghiaia, un luogo dove poter davvero allentare la tensione, rallentare il ritmo della vita di oggi. Sono relativamente poche le persone che possono visitare i nostri Parchi Nazionali, e per giunta in molti di essi ci sono dei limiti all’uso ricreativo. Il bosco della città è accessibile a tutti.

Uno dei filoni di studio recentemente introdotti nelle nostre scuole è proprio quello delle materie concernenti la natura. Ma ovunque possibile pare assai meglio cercarla direttamente negli alberi, nei fiori, muschi, insetti, uccelli, mammiferi e altri esseri viventi, anziché negli aridi libri. Non possiamo sottostimare l’enorme valore di un tale laboratorio naturale, introdotto nel nostro sistema scolastico. Né di minor valore stavolta extra-scolastico, è l’opera sviluppata da associazioni come i Boy Scout e simili. Man mano cresce la vita urbana, si allontana la natura. Uccelli e mammiferi del tutto familiari a chi sta in campagna, per i bambini di città esistono solo in qualche libro illustrato, o imbalsamati, o in gabbia. Il bosco di città diventa una riserva di questa vita, e c’è tanta più soddisfazione nello scoprire un cardinale su un ramo nel bosco, che vederlo in una gabbia; o guardare un coniglio che sgattaiola tra i cespugli, anziché vederlo tristemente aggirarsi dentro un recinto. Impossibile fissare precisamente un valore, per il contributo di questa fettina di natura alla vita della comunità, ma è indubbio che esista.

E poi il bosco è importante per la tutela del ciclo delle acque, per prevenire l’erosione, per far da scudo agli elementi. Il saggio pianificatore urbano prende in considerazione tutti questi fattori per i suoi obiettivi. E ci sono poi zone già a bosco per legname o salvaguardia idrica i cui scopi possono essere ampliati ad altri usi. A Fitchburg, Massachusetts, si è istituito il primo bosco urbano ufficiale degli Stati Uniti. È avvenuto dodici anni fa col triplice scopo di dare un esempio di forestazione, guadagnare dallo sfruttamento dei prodotto, mettere a disposizione del pubblico uno spazio ricreativo; e l’amministrazione ne ha tratto profitto, il progetto è già in attivo. Sessantacinque altre in Massachusetts ne hanno seguito l’esempio. E poi negli stati di New York, New Jersey, Pennsylvania, Vermont, Ohio e Colorado, l’idea ha preso piede.

Massachusetts, Minnesota, New Hampshire, New Jersey, New York, Ohio, Pennsylvania e Vermont hanno approvato specifiche leggi statali per facilitare l’istituzione di boschi cittadini, e in molti casi è l’amministrazione statale a dare un contributo diretto coi propri settori forestali per le prime fasi. Ci sono i grandi vivai a cui attingere, gratuitamente o a costo simbolico, per contribuire al rimboschimento delle aree prescelte. In alcuni stati si consente alle amministrazioni cittadine di sostenere i costi di acquisizione delle superfici, mentre non sono emersi sinora problemi giuridici che ostacolino la formazione dei boschi. L’esperienza dimostra come sia possibile in tanti modi diversi arrivare all’acquisizione di un bosco senza alcuna spesa o quasi per la comunità. Il progresso in tanti casi rende diseconomiche alcune aziende agricole, e si tratta di superfici che si rendono disponibili, e poi ci sono enti proprietari di vaste aree, tenute pignorate, donazioni. Ma anche il semplice acquisto sul mercato, rappresenta comunque un ottimo investimento per la città.

da: City Planning, ottobre 1926 – Titolo originale: The community forest and the community plan – Traduzione di Fabrizio Bottini
Immagini dell’articolo da vari opuscoli tematici anni ’20 della Tree Association, di cui C.L. Pack fu sempre un esponente di primissimo piano 

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